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«Non scrivo questa lettera soltanto per portare alla Sua attenzione la drammatica situazione economica nella quale molte aziende, famiglie, persone che lavorano nel settore degli apparecchi d’intrattenimento AWP, sono destinate a causa dell’ennesima decisione avversa da parte delle istituzioni.

Basterebbe raccogliere le testimonianze di tutte quelle donne e di quegli uomini costretti a chiudere le proprie attività con le conseguenti perdite di posti di lavoro (parliamo di 300 mila occupati nel settore) per offrire un quadro chiaro e, ahimè drammatico, delle conseguenze di certe decisioni.

In realtà scrivo questa lettera per mettere a fuoco la totale inefficacia delle nuove indicazioni comunali rispetto ai problemi che esse pretendono risolvere.

È nostra opinione che se l’ordinanza comunale del 26/6/2018, che assesta il colpo ferale nei nostri confronti come operatori del settore, servisse veramente a contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, il nostro sacrificio avrebbe un senso e potremmo considerarlo come un inevitabile danno collaterale, doloroso ma necessario.

In realtà, invece, constatiamo la gara, che certe forze politiche fanno attraverso media compiacenti, per affermare tesi da “puritani del nuovo millennio” senza un’analisi approfondita delle problematiche trattate ma soltanto per conquistare, agli occhi dell’opinione pubblica, un posto preminente come crociati contro il peccato biblico del vizio del gioco.

In questo modo possono perseguire un doppio obiettivo: quello volontario di farsi belli di fronte agli elettori (di quello poi si tratta) ed un secondo, suppongo involontario, di favorire alcune lobby dalle identità più oscure, che hanno interesse a canalizzare l’offerta del gioco verso altre dimensioni e settori come le nuove frontiere del gioco online.

Così scrive L’Espresso: “Così la ‘Ndrangheta fa affari con il gioco d’azzardo online: Nelle tante Las Vegas nate sul web a tutti è concessa una seconda possibilità. Il passato criminale coperto da un elegante abito firmato viene cancellato. Così personaggi con trascorsi mafiosi riescono a dialogare con colossi del settore, politica e professionisti del gioco. Sono solo alcuni esempi che raccontano di quella giungla senza regole e con pochi controlli chiamata gioco d’azzardo online. Semplicemente gaming, per gli habituèe. Una dimensione fatta di tavoli che fisicamente non esistono, ma attorno a cui migliaia di giocatori si avvicendano e rovinano l’economia familiare…“.

Ancor peggio è constatare come la volontà di alcuni politici sia la totale messa al bando del gioco d’azzardo senza effettuare la valutazione elementare che la storia ci insegna, e cioè che rendere illegale un fenomeno non significa cancellare un fenomeno. Piuttosto significa consegnarlo inevitabilmente nelle mani della malavita. La storia ci ha insegnato, tra le altre cose, che determinati fenomeni come l’abuso di alcolici, il gioco d’azzardo e la prostituzione, sono assimilabili.

Rispetto a questi (e non solo a questi) il proibizionismo, a tutte le latitudini, ha lasciato solo macerie. Ha rimpinguato le casse della malavita, ha rafforzato l’appeal di certe pratiche (basti pensare alla “sete” di alcol che si è generata in America durante la stagione del proibizionismo) e non ha, neanche lontanamente, messo le basi per la soluzione del problema.

Per questo trovo evidente la falsità di certe politiche che decretano come dannoso per la salute pubblica il gioco con vincite in denaro – praticato, va detto, attraverso il libero arbitrio di individui adulti che dispongono liberamente del proprio denaro – mentre, incredibilmente, non rivolgono la loro attenzione a quelle persone che si avvicinano al mercato del sesso, per fare un esempio, il quale può indurre a conseguenze gravi (economiche e mediche) a carico del soggetto, è chiaro, ma anche di terzi e del gruppo familiare, per non parlare di quelle vittime costrette sul marciapiede senza tutele di alcun tipo, trattate dai governanti e dai media come fossero soltanto un problema di decoro urbano.

Immondizia che trasborda dai cassonetti della raccolta differenziata. Diritti umani calpestati, schiavitù moderna, perché laddove si ritrae la legalità, la mafia si inserisce e non fa sconti. Tutta questa area di ipocrisie credo rappresenti bene la differenza che esiste tra ciò che lo Stato controlla e quello che ha deciso di far controllare ad altri.

Sig.ra Sindaca, quello che ancor più mi sorprende e che sfugge ad ogni mio tentativo di comprensione sono le argomentazioni portate a supporto della ordinanza comunale in oggetto. In essa asserisce che le misure adottate sono finalizzate a tutelare i soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili, nonché a prevenire forme di gioco compulsivo, la cui tendenza è in aumento.

Sempre nell’ordinanza fa riferimento al Manuale Diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali (che io stesso consultavo ai tempi dell’Università, nell’edizione DSM IV), dove evidenzia che il gioco d’azzardo è stato inquadrato nella categoria delle “dipendenze comportamentali”. Quindi, nell’ambito delle competenze dell’ente Locale, pone in essere misure idonee a contenere il fenomeno legato al “vizio del gioco” o “gioco compulsivo” limitando a otto ore il funzionamento di apparecchi AWP e VLT, l’orario di attivazione è fissato dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle 18,00 alle 23,00 di tutti i giorni.

Prima di ogni altra cosa vorrei precisare alcuni aspetti che riguardano le dipendenze.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) descrive la dipendenza patologica come quella condizione psichica, e talvolta anche fisica, causata dall’interazione tra una persona e una sostanza tossica. Tale interazione determina un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere causato dalla sua privazione. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali nella nuova edizione DSM V ha introdotto le dipendenze senza sostanza che si riferiscono ad una vasta gamma di comportamenti anomali: tra esse possiamo annoverare il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da TV, da internet, lo shopping compulsivo, le dipendenze dal sesso e dalle relazioni affettive.

Vorrei ancora una volta sottolineare quanto siano labili i confini tra alcol, fumo, droghe, gioco e sesso, quando sfociano nel patologico, poiché i meccanismi di base sono gli stessi. Nell’ottica psichiatrica, la dipendenza compulsiva da non-sostanze non definisce una nuova patologia, bensì solo un insieme di varianti comportamentali che hanno origine da disturbi noti come: disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbi della personalità.

Accanto a questo, va evidenziato che molto più di quanto si immagini, chi manifesta comportamenti compulsivi soffre di più dipendenze associate. La mia opinione, come quella di molti professionisti della psichiatria è che, per un reale ed efficace intervento solutivo contro certi fenomeni psico-sociali, il focus vada spostato verso la comprensione delle cause delle dipendenze compulsive che possono assumere varie forme: si va dal bisogno di autopunizione alla tendenza alla trasgressione.

In ogni modo molti concordano sul fatto che l’errore fondamentale sia quello di credere che tutto sia riconducibile solo a stati psicopatologici. I fenomeni di dipendenza sono in aumento semplicemente perché un numero crescente di persone si confronta con un malessere interiore, con una insoddisfazione radicale, di cui non sa darsi ragione.

Esternarlo attraverso comportamenti che illudono il soggetto di provare piacere ma che in realtà lo danneggiano, è solo uno dei modi in cui questo malessere si esprime. Su questo malessere sociale che ha radici profonde nella disoccupazione, nel degrado urbano e in altre aree problematiche del nostro contesto sociale, la politica dovrebbe interrogarsi e attuare strategie risolutive.

Affrontare il fenomeno delle dipendenze in modo diversificato è pressoché inutile.

Il risultato sarà solo quello di far migrare il soggetto da una dipendenza ad un’altra. Sig.ra Sindaca, per motivi professionali frequento numerosi bar e osservo spesso persone che, come me, fanno colazione al bar con un caffè, ed altre che al caffè aggiungono la sambuca, proseguendo la giornata consumando alcolici, passando spesso da un bar all’altro alla guida delle loro automobili.

Mi sorprenderebbe, al pari di quella in oggetto, se in una successiva ordinanza comunale, Lei stabilisse una distanza di consumazione di bevande alcoliche da luoghi sensibili come scuole, ospedali, chiese, ecc.

Avrei la stessa sorpresa se imponesse fasce orarie per la somministrazione degli alcolici: si tratterebbe di misure restrittive quanto quelle adottate nei confronti delle slot. Tutto questo nonostante l’alcolismo rappresenti una vera e costante emergenza sanitaria oltre che sociale nettamente superiore al gioco patologico, sia per la diffusione che per la severità delle conseguenze fisiche derivanti dall’abuso.

Per non parlare delle conseguenze di cui sono piene le cronache quotidiane con continue vicende di incidenti stradali causati dall’abuso di alcol e che ci fanno assistere impotenti ad una strage quotidiana di vittime innocenti. E ancor di più mi sembra a dir poco iniqua una politica sociale che ponga dei limiti orari all’utilizzo delle slot, quando continua ad esistere, senza limiti e senza restrizioni, un’altra serie di offerte di gioco come i Gratta e Vinci, le Scommesse sportive, il Lotto, il Superenalotto e le Lotterie Istantanee.

Penso anche e soprattutto ai Casinò online dove è possibile giocare attraverso il proprio telefono cellulare comodamente seduti sul divano di casa. Se il Suo interesse è rivolto ai giocatori patologici e se è vero quanto Lei sostiene citando la giurisprudenza amministrativa come segue: “paiono più insidiosi nell’ambito della ludopatia attività da gioco con vincita in denaro che non prevedano l’interazione umana volta a disincentivare, per un normale meccanismo psicologico legato al senso del pudore”, rimango totalmente disorientato nel constatare che si cerchi di limitare un gioco che si svolge all’interno di un pubblico esercizio, frequentato anche, e in prevalenza, da non giocatori come nel caso dei bar, favorendo un gioco che può essere praticato nell’anonimato della propria casa.

Rammentando che il malato compulsivo quanto più praticherà nell’isolamento, tanto più si aggraverà la sua patologia, segnalo come conseguenza più immediata il fatto che sarà molto più facile individuare (e quindi avvicinare ad una terapia) un malato in un luogo pubblico che nell’anonimato delle proprie mura domestiche.

Resto convinto, tuttavia, che per la maggior parte delle persone il “gioco d’azzardo”, se praticato con la moderazione dettata dal buon senso, rappresenta niente più che un piacevole passatempo, esattamente come la degustazione di un buon calice di vino o fumare un buon sigaro toscano.

Mentre, per coloro i quali sono affetti da patologie compulsive, auspico che vengano presi in considerazione seri metodi di cura che non contemplino nessuna forma di repressione. Inefficaci quando non dannosi. Concludo citando Orazio Flacco che scrisse una lettera (17 a.C) ad Augusto Cesare Ottaviano, il quale voleva arrestare un fenomeno dilagante nella Roma di allora: “… chi conosce i tuoi obiettivi comprende che la tua intenzione è quella di forgiare uno spirito e un ideale, il rischio è che le tue leggi finiscano col prestarsi a scopi ancora più corrotti di quelli contro cui furono concepite. Poiché nessuna legge può forgiare lo spirito, o soddisfare la sete di virtù. Questo è il compito del poeta, o del filosofo, che può persuadere proprio perché non ha potere; il potere di cui tu disponi non può legiferare contro le passioni del cuore umano per quanto sovversive possano essere“.

La saluto cordialmente

Luca Marconi».

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