Il Quaderno delle Casistiche di riciclaggio, che raccoglie alcune delle fattispecie più rilevanti riscontrate nella recente esperienza operativa della UIF, è giunto alla sua quarta edizione.

Come per le precedenti, i casi selezionati comprendono sia fenomeni individuati dai soggetti obbligati anche grazie al progressivo affinamento della sensibilità e alla crescente efficienza dei meccanismi adottati per la rilevazione delle anomalie, sia operatività più complesse e articolate, ricostruite dall’Unità attraverso un più efficace utilizzo del patrimonio informativo disponibile e più sofisticati metodi di analisi. Sono inoltre ricomprese alcune fattispecie operative emerse e approfondite attraverso scambi informativi con le Unità di intelligence estere esperiti attraverso il canale della collaborazione internazionale.

Come di consueto, per ogni caso trattato vengono posti in evidenza i collegamenti tra le segnalazioni, le analisi svolte dalla UIF e, ove possibile, la verosimile ipotesi di attività illecita sottesa ai movimenti finanziari analizzati dall’Unità, a supporto delle attività di accertamento investigativo. Quando noti, sono stati riportati gli esiti investigativi e giudiziari.

Ciascuna scheda è inoltre accompagnata dall’elenco degli indicatori di anomalia sintomatici della fattispecie e da una rappresentazione grafica, finalizzata a rendere più chiara la ricostruzione delle dinamiche dei flussi finanziari, dell’operatività complessiva e delle correlazioni tra i soggetti coinvolti.

Le finalità divulgative della pubblicazione hanno reso opportuno, anche per questa edizione, l’utilizzo di un linguaggio semplice, comprensibile anche per chi si accosti a un primo approfondimento della materia, al fine di fornire agli operatori uno strumento informativo immediato, pratico e di agevole consultazione da affiancare ai tradizionali indicatori di anomalia, schemi comportamentali e comunicazioni della UIF.

In particolare viene dedicato un capitolo all’autoriciclaggio da peculato tramite attività di gioco.

Abstract

Alcuni pagamenti di rilevante entità disposti da un’amministrazione pubblica, apparentemente destinati a società terze, vengono accreditati sul conto corrente di un dipendente della stessa, il quale utilizza la provvista prevalentemente per attività di gioco.

Soggetti

Persone fisiche: − Tizio, dipendente di Alfa.

Persone giuridiche: − Alfa, amministrazione pubblica.

Il caso trae origine da una segnalazione di operazioni sospette scaturita dall’attività di monitoraggio, condotta da un intermediario, di un conto corrente di recente apertura intestato a Tizio, dipendente di un’amministrazione pubblica, Alfa. Il rapporto è stato immediatamente caratterizzato da volumi operativi vorticosi, non coerenti con il profilo soggettivo del cliente. La movimentazione è costituita, in particolare, da numerosi bonifici in ingresso disposti dall’amministrazione di appartenenza. La provvista acquisita è utilizzata principalmente per prelevamenti di contante, ricariche di carte di pagamento e giro fondi presso altri intermediari, nonché, in misura minore, per disporre bonifici in favore di propri familiari. L’anomala operatività ha indotto la banca a approfondire la natura dei singoli bonifici in accredito. L’esame ha consentito di appurare che la maggior parte dei pagamenti ricevuti dall’amministrazione di appartenenza non erano riconducibili a erogazioni periodiche della retribuzione, ma recavano causali riferite alla prestazione di servizi da parte di fornitori di Alfa. Tuttavia le disposizioni, anziché essere indirizzate ai rapporti dei fornitori, risultavano destinate al conto di Tizio. Ciò ha fatto sorgere il sospetto di distrazione di fondi pubblici, considerato anche che Tizio, da fonti aperte, risultava ricoprire un ruolo specifico nel procedimento di spesa di Alfa. L’Unità ha pertanto approfondito l’utilizzo dei fondi trasferiti da Tizio presso altri intermediari. In proposito, è emerso che l’operatività rappresentata dal segnalante era stata posta in essere anche su rapporti accesi presso altri intermediari, sui quali affluivano accrediti a titolo di vincite per attività di gioco. Le informazioni raccolte in sede di approfondimento hanno consentito di valorizzare il contenuto di pregresse segnalazioni di operazioni sospette a carico di Tizio inerenti a una rilevante attività di gioco. In particolare, è stato riscontrato che gran parte della provvista trasferita da Tizio presso altri intermediari è stata impiegata prevalentemente tramite ricariche di carte prepagate e pagamenti pos finalizzati a finanziare l’attività di gioco svolta dal soggetto anche presso apparecchi di videolottery. La segnalazione, insieme con gli approfondimenti finanziari svolti, è stata tempestivamente trasmessa agli Organi investigativi anche ai fini di cui all’art. 331 del c.p.p., considerata la presumibile attività illecita in corso. Sul caso è stato aperto un procedimento penale per peculato nei confronti di Tizio che è stato sottoposto a misure restrittive della libertà personale.

Elementi caratterizzanti l’operatività anomala

Tratti dal Provvedimento della Banca d’Italia del 24 agosto 2010 – Indicatori di anomalia per gli intermediari

  • Rapporti intestati a persone fisiche o a imprese con modesta operatività sui quali affluiscono ripetuti o significativi versamenti di contante ovvero accrediti da parte di soggetti diversi, seguiti da disposizioni di pagamento per ammontari complessivi pressoché equivalenti, soprattutto se indirizzati all’estero;
  • Ripetuti pagamenti per importi complessivamente rilevanti a favore di persone fisiche o giuridiche che non appaiono avere relazione di alcun tipo con i titolari del rapporto addebitato;
  • Afflussi finanziari di significativo ammontare, soprattutto se provenienti dall’estero, su rapporti per lungo tempo inattivi o poco movimentati, e successivo prelievo o trasferimento di tali disponibilità con modalità, destinazioni o beneficiari non ricollegabili all’attività del cliente;
  • Utilizzo di conti intestati a imprese o enti da parte di soci, amministratori o dipendenti per effettuare operazioni non riconducibili all’attività aziendale, soprattutto se in contanti o di importo significativo;
  • Utilizzo ripetuto e ingiustificato di denaro contante, specie se per importi rilevanti o qualora implichi il ricorso a banconote di elevato taglio; − Prelevamento di denaro contante per importi particolarmente significativi, salvo che il cliente rappresenti particolari e specifiche esigenze”.