Si è aperto nei giorni scorsi il maxi processo per trenta imputati accusati a vario titolo di aver fatto parte di questo sistema “truffaldino” di scommesse con le videolottery : fiamme gialle e polizia avevano ipotizzato un sistema complesso in cui si poteva incassare un ticket con cui raggiungere cifre superiori ai 5.000 euro.

I fatti risalgono al 2016 quando attraverso una operazione coordinata dal sostituto procuratore Alfredo Mattei venne smantellato un presunto sistema truffaldino di riscossione delle vincite simulate in una sala videolottery del Cassinate.

Il sistema, stando alle indagini, era stato articolato per riscuotere vincite in realtà mai avvenute, con una presunta manomissione degli apparecchi. Ventinove gli indaganti – a vario titolo per truffa e ricettazione – residenti tra Cassino, Pontecorvo e Piedimonte San Germano, nella provincia frusinate, ai quali la Procura aveva notificato il rituale avviso di conclusione della indagini preliminari. La vicenda si sarevbbe svolta nella  primavera del 2015, quando in un sala slot si sarebbero accalcati di fronte a otto macchinette per perpetrare la presunta truffa.

Tutto era partito da una denuncia sporta dalla concessionaria di rete: una società emiliana, regolarmente autorizzata dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato, preoccupata della non autenticità di alcune richieste di rimborso di ticket che gli erano pervenute dai soggetti cassinati.

Le difese degli indaganti hanno già fatto sapere che sarebbe “impossibile manomettere le cassette di sicurezza delle macchinette”, per cui si concentreranno su questo elemento.

L’udienza è stata aggiornata a giugno per ascoltare i primi testimoni del maxi processo di truffa alle videolottery.