Il Tribunale di Perugia, con sentenza del 4 ottobre 2019, ha accolto il ricorso presentato da un gestore, difeso dall’avv.Marco Ripamonti, con studio in Viterbo e Firenze, che aveva ricevuto un’ordinanza ingiunzione dei Monopoli di Stato per avere installato apparecchi AWP leciti in esercizio svolgente attività di raccolta scommesse per conto di noto operatore comunitario privo della concessione.

A base della motivazione il mancato assolvimento, da parte di AAMS, dell’onore della prova circa i dettagli della attività di raccolta, non potendo fare fede fino a querela di falso ex art.2700 codice civile, la semplice affermazione degli operanti circa l’attività illecita svolta, ne’ potendo farsi riferimento per relationem ad altro verbale di contestazione penale riguardante l’esercente, non versato in atti del giudizio e non attuato nel contraddittorio con il gestore opponente.

L’avv.Marco Ripamonti ha così commentato: “Sentenza giusta e rispettosa del dettato di legge. Il diritto non è matematica, con la conseguenza che due verbali, ai fini della pubblica fede, non possono sommarsi rafforzando la veridicità dei contenuti a prescindere da ogni altra circostanza sulla formazione degli atti stessi. Nel caso di specie il giudice ha correttamente escluso la possibilità di utilizzare ai fini probatori un verbale non agli atti della causa, ne’ formato nel contraddittorio con il gestore, rilevando così il mancato raggiungimento della prova dell’illecito. Prova il cui onere incombe sui Monopoli di Stato, principio questo, altresì, ribadito. Una sentenza a tutela di gestori e concessionari a fronte di una sanzione che rasenta la mera responsabilità oggettiva, basandosi sull’illecito altrui. Quindi particolarmente sgradevole e difficile da accettare”.