La tassazione e i suoi aumenti sono strumenti efficaci per il contrasto al gioco d’azzardo? Assolutamente no. Secondo una ricerca pubblicata dall’Osservatorio Conti Pubblici Italiani tra tasse aumentate e diminuzione del gioco d’azzardo non vi è alcun tipo di evidenza netta.

Le tasse sul gioco non funzionano davvero, verrebbe da dire. Il confronto è nato tra i numeri fatti dal gioco, le misure adottate dal governo in materia di tassazione ma tra le due cose non c’è una evidenza che conferma il rapporto tasse-gioco. Nella ricerca viene altresì specificato che proprio le misure volute dallo stato in qualche modo finiscono per gravare anzitutto sui giocatori, che spesso non rinunciano al gioco perché affetti da forte forma di dipendenza. La crescita ulteriore della pressione fiscale del settore dei Giochi, legata ai provvedimenti inseriti all’Interno del Decreto Dignità, della Legge di Bilancio, del Decreto sul Reddito di Cittadinanza e di Quota 100, rischia pertanto di rivelarsi un clamoroso boomerang. Tenendo sempre presente come, negli ultimi dodici anni, la tassazione sia sempre aumentata.

Ma, nonostante una pressione fiscale perennemente in aumento, dal 2006 ad oggi, il settore dei giochi ha continuato incontrastato la sua crescita, fatta eccezione per il biennio di “stabilità” 2012-2014. Sembrava che l’effetto della tassazione cominciasse a vedersi ma nel 2015 la crescita è tornata prepotente, così come nel 2016. Le aliquote del Preu, alla luce dei nuovi provvedimenti, sono aumentate fino ad arrivare al 21,25% per le slot machine, e fino al 7,5% per le Vlt. Inoltre, come ha chiarito l’economista Carlo Valdes, uno dei curatori della ricerca, il gettito previsto dai provvedimenti è di un miliardo all’anno per i prossimi trent’anni, il che significa trenta miliardi. E la tassazione così, come fonte di finanziamento per lo Stato, diventa di centrale importanza per il governo.

Negli anni precedenti, gli aumenti di tassazione hanno riguardato principalmente le AWP, cioè le slot machine dei bar e dei tabaccai, le VLT, cioè gli apparecchi avanzati delle AWP presenti nelle sale giochi e nei bingo. Le somme giocatore nelle macchine sono una parte cospicua della raccolta del settore: in esse, secondo le ultime stime, si sono giocati ben 48,6 miliardi di euro, ovverosia il 48% della raccolta totale del settore, il 57% del gettito complessivo. Sulle AWP, l’aliquota del Preu è salita fino al 13%, il rapporto vincite-giocate è sceso al 74%, il che ha fatto registrare una contrazione della raccolta per le AWP in termini di Pil, il che fa dedurre che la diminuzione del gioco nelle AWP sia collegato all’aumentare delle imposte. Ma, cominciata nel 2012, la contrazione può essere stata determinata da altri fattori, tra cui la diffusione dei casinò online. Per quel che riguarda le VLT, la pressione fiscale è aumentata fino al 5% tra il 2011 e il 2015, rimanendo invariata nell’ultimo periodo.

Con la controversa Legge di Bilancio 2016 si è verificato un drastico aumento della tassazione: l’aliquota fiscale del PREU sulle AWP è arrivata al 17,5%, il payout è sceso al 70% e nel 2017 la raccolta delle AWP è calata. Le AWP sul territorio, poi, per legge, sono diminuite del 30% e nel 2018, da 407.000, sono arrivate alle 259.130 unità. La suddetta Legge aveva anche previsto aumento dell’aliquota del PREU sulle VLT dello 0.5%, ma senza registrare particolari effetti dal momento che, nel 2017, la raccolta sulle VLT ha superato i valori registrati nel 2015. Dati che confermano come l’aumento della pressione fiscale non abbia significative ripercussioni sulla raccolta. E dimostrano che i giocatori, nonostante l’aumento della pressione fiscale, continuano a giocare nonostante l’aumento fiscale gravi proprio sugli stessi giocatori.

Oggi la storia è quella nota a tutti: il Preu è arrivato al 21,25% per le AWP, al 7,5% per le VLT, il payout, nel primo caso, è stato ridotto al 68% per le prime, all’84% per le seconde. I provvedimenti in questo caso adottati gravano ancor più sui giocatori più che sui concessionari. Sulle Slot e Videolottery, peraltro, si registra il maggior comportamento problematico, ed ecco rivelarsi l’effetto boomerang degli ultimi provvedimenti. Ma il governo è intervenuto, in misura nettamente minore, su altre tipologie di imposta, aumentando ad esempio le aliquote dell’Imposta Unica sui Giochi, principale forma di tassazione sul margine lordo. Una portata contenuta, quella di quest’intervento ma verosimilmente anche questo a carico dei consumatori, semmai i concessionari rispondessero all’aumento dell’aliquote con ribassi delle vincite. Nel caso delle imposte sulle vincite, l’aliquota viene applicata sui montepremi ed è totalmente a carico dei giocatori, come chiarito dal Decreto sul Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Ed è stata aumentata anche l’aliquota fiscale sulle vincite al 10&Lotto, dall’8 all’11% da luglio 2019. Ed anche in questo caso il maggior carico fiscale sarà a carico dei giocatori.

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