L’esercente di un locale pubblico all’interno del quale viene installato un apparecchio che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sanziona come irregolare e soprattutto tale da consentire il gioco d’azzardo, non può essere esonerato dall’effettuare “verifiche in ordine alla tipologia di giochi immessi a disposizione e chiaramente evincibili dal videoterminale utilizzato”.

Il Tribunale di Milano conferma così la sanzione da 20.000 euro contestata al gestore di un apparecchio del tipo totem collegato in rete e al titolare dell’esercizio pubblico.

I fatti

Nell’ottobre del 2015, il gestore di una ditta di noleggio contattava il titolare di un bar e gli proponeva l’installazione di apparecchi elettronici di divertimento ed intrattenimento, ma che il ricorrente declinava l’offerta; successivamente sottoscriveva solo un contratto di noleggio di un apparecchio elettronico cd. totem , funzionale alle operazioni di compravendita di servizi on line; contestualmente, il ricorrente aveva sottoscritto un contratto di abbonamento per l’erogazione di servizi telematici avente ad oggetto servizi costituiti da ricariche conti gioco, ricariche mediaset premium, ricariche sky, ricariche telefoniche e pagamento bollettini postali. La società ricorrente non aveva mai usufruitodi alcun servizio a ggiuntivo collegato al network e dopo poco tempo, il ricorrente si avvedeva del fatto che l’apparecchio non veniva utilizzato dalla clientela e che, per tale ragione, lo scollegava e ne chiedeva il ritiro. L’esercente non disponeva dellechiavi dell’apparecchio; che gli agenti verbalizzanti avevano trovato l’apparecchio spento, scollegato e privo di denaro al suo interno.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si è costituita deducendo che: come risultava dal verbale di accertamento, l’apparecchio per cui è causa per stato rinvenuto spento, ma collegato alla rete elettrica ed alla rete internet; che anche se le vincite non consistevano in denaro, esse avevano comunque un valore “economicamente apprezzabile”; che ilfatto che il proprietario non avesse le chiavi era irrilevan te, atteso che si solito il gestore di occupava della gestione dell’apparecchio; che non poteva invocarsi la disciplina sulle attività promozionali, atteso che non poteva configurarsi la indispensabilità gratuità.

Per il giudice milanese “gli unici apparecchi consenzienti l’esercizio del gioco d’azzardo e lecitamente installabili inun esercizio pubblico che svolga attività di somministrazione di alimenti e bevande sono quelli previstidall’art. 110, comma 9 del TULPS, ai punti 6 e 7; le macchin e in questione devono essere dotate di un codice identificativo, dei previsti nullaosta e, nel caso in cui consentano l’erogazione di vincite in denaro, debbono anche essere obbligatoriamente collegati alla rete telematica gestita dai Monopoli di Stato ex art. 14 bis d.p.r. 640/1972, trasmettendo nei modi e nei termini normativamente assegnati i dati contabili attinenti alle singole giocate, nonché le contabili riepilogative.
È parimenti noto che l’art. 6 della medesima legge al comma 5 espressamente preve de che “si considerano apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici per il gioco d’azzardo quelli che hanno insita la scommessa o che consentano vincite puramente aleatorie di un qualsiasi premio in denaro o in natura o vincite di valore superiore ai limiti fissati al comma 6, escluse le macchine vidimatrici per i giochi gestiti dallo Stato” .

“Per ciò che qui rileva, deve essere posto l’accento sulla inequivoca i ndicazione posta dal Legislatore, al citato comma 5, sulla natura del premio (conseguente alla vincita aleatoria) percepibile dal giocatore, che può consistere tanto in denaro, quanto in un premio “in natura” .
Nel caso in esame non è contestato che all’esercizio dei giochi di sor te effettuato con le macchine in sequestro conseguisse per il giocatore l’acquisizione o la perdita di ricariche telefoniche, ovvero di altri servizi multimediali. I beni erogati erano caratterizzati da un intrinseco valore economico, immediatamente traducibile in una somma di denaro corrispondente.
Dagli accertamenti compiuti dagli agenti verbalizzanti emerge che, con la sola introduzione di denaro, era possibile accedere a diversi giochi (“Book of Fra”, “Fowl play Gold”, “Sparta” ed altri) privi del simbolo AAMS – Gioco Legale e Responsabile, giochi del tutto simili a quelli normalmente installati negli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS .
Del tutto irrilevante il fatto che, al momento degli accertamenti, l’apparecchio fosse spento perché, contrariamente rispetto a quanto dedotto dalla difesa dell’opponente, lo stesso era regolarmente collegato alla rete elettrica ed alla rete internet.

Del pari non decisivo il fatto che il ricorrente non avesse le chiavi dell’apparecchio, in quanto le stesseben potevano essere detenute dal gestore.
Quanto allegato dal ricorrente in merito al fatto che, all’interno dell’apparecchio non sia stato trovato denaro diverso da quello utilizzato dai verbalizzanti per le prove di verifica, non è idoneo a dimostrareche il predetto apparecchio, allacciato alla rete internet e alla rete elettrica, non potesse essere utilizzato dagli avventori. Non assume valore dirimente, inoltre, a fronte del chiaro dettato normativo, l’osservazione dell’opponente secondo cui nessuna vincita in denaro viene consentita dall’apparecchio oggetto di verifica.
Non può neppure condividersi l’assunto difensivo volto a qualificare gli apparecchi in contestazione come strumenti destinati all’esercizio di giochi promozionali, rientranti nella Direttiva CE/2000/31.

La partecipazione ai giochi dei videoterminali sequ estrati non è del resto gratuita, ma si attiva con l’inserimento di una somma di denaro che attribuisce all’utilizzatore un credito, necessario per giocare, che può aumentare o diminuire in considerazione dell’aleatorietà del gioco.
Va dunque escluso che l’apparecchio oggetto di sequestro avesse le caratteristiche proprie del gioco promozionale.
Per quanto riguarda la legislazione nazionale, non può che richiamarsi il d.p.r. 430/2001, e successive modificazioni: anche per la normativa in esame, affinché u n apparecchio possa considerarsi dedicato all’erogazione di giochi promozionali, certamente possibile anche attraverso i cd. totem, è richiesta, quale requisito indefettibile, la gratuità della partecipazione all’attività promozionale, elemento per certo escluso nel caso in esame”.

Le responsabilità in capo all’esercente

“Deve ritenersi parimenti soddisfatto l’elemento soggettivo richies to dalla disposizione applicata in ragione della caratura professionale del soggetto sanzionato- si legge nella sentenza-. In tale veste egli avrebbe dovuto attivarsi in relazione alla conoscenza dei principi regolanti il settore dell’attività esercitata. È noto che era onere posto a carico dell’autore dell’infrazione, pacificamente non a ssolto, provare di aver agito senza colpa, nonché allegare e provare l’ignoranza inevitabile del precetto violato (cfr. Cass.
nn. 18471/2014; 94171/2009; 22890/2006).
Va da ultimo escluso che, nel caso di specie, ricorrano i presupposti per l’applicazione dell’art. 3 della l. 689/1981 (invocato dalla difesa dell’opponente). L’esimente in questione, come più volte ricordato dalla Suprema Corte (Cass. 94171/2009 e Cass. 9862/2006) pone a carico del trasgressore l’onere di aver agito senza colpa. Nel caso di specie parte opponente non ha offerto alcuna prova apprezzabile in ordine alle condizioni che lo avrebbero posto in una condizione incolpevole, tenuto conto della
particolare attenzione che va prestata nel porre tali apparecchi a disposizione del pubblico. Il contratto di per sé non offriva idonee garanzie esonerando il proprietario del luogo di pubblico accesso dall’effettuare verifiche in ordine alla tipologia di giochi immessi a disposizione e chiaramente evincibili dal videoterminale utilizzato.
L’art. 1, comma 923 della l. 2812.2015 n. 208 prevede, sia nei confronti del titolare dell’esercizio che nei confronti del proprietario dell’apparecchio, l’irrogazione della sanzione amministrativa di euro 20.000,00; la sanzione irrogata, di euro 20.000,0 0, appare dunque correttamente quantificata inragione della contestazione elevata a carico di una apparecchiatura”.