Il Tribunale civile di Roma, con ordinanza del 29 ottobre 2020, ha accolto la richiesta avanzata dagli avvocati Marco Ripamonti e Carlo Lepore, nell’interesse di un gestore di AWP, finalizzata al rigetto della richiesta di concessione della provvisoria esecutività relativamente a decreto ingiuntivo  ottenuto da un concessionario di rete, per un importo di oltre 50.000,00 euro. Gli avvocati Ripamonti e Lepore, a sostegno della opposizione alla provvisoria esecuzione hanno dedotto la rilevanza della pregiudiziale sollevata dal Consiglio di Stato dinanzi alla Corte di Giustizia, osservando come il relativo esito sia suscettibile di vanificare lo stesso presupposto della norma impositiva riguardo alla stessa tassa.

Advertisement

Il Tribunale, con ordinanza motivata, in accoglimento delle argomentazioni degli avvocati Ripamonti e Lepore, ha affermato tra l’altro come “in ragione della portata dei questi posti (compatibilità della disposizione da cui trae origine il credito qui oggetto di controversia con i principi comunitari ivi richiamati), il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, disposto dal Consiglio di Stato, ai sensi dell’art.267, comma 3 TFUE con ordinanza del 31.8.2020, giustifica il rigetto dell’istanza ex art.648 c.p.c., formulata da parte opposta”.

Il procedimento è stato così rinviato con assegnazione dei termini di legge per le memorie difensive, senza che il Concessionario possa, nelle more, promuovere eventuale azione esecutiva.

L’avv.Marco Ripamonti, si è dichiarato soddisfatto per il risultato ottenuto presso il Tribunale di Roma e con l’occasione ha espresso contrarietà rispetto al nuovo DPCM riguardo, in particolare, alle misure di chiusura delle attività di sale bingo, sale giochi e scommesse, anche relativamente ad esercizi con altra attività prevalente. Questo il commento: “La misura, a mio avviso, è drastica e sproporzionata e non coglie nel segno.  E’ innegabile che sussista un concreto problema  di diffusione del contagio, peraltro neanche omogeneo a livello nazionale. Del resto, a  seguito del lockdown, il Governo ha avuto diversi mesi a disposizione per attuare misure, soprattutto in tema di trasporti pubblici, per attenuare gli effetti di quello che era un pericolo annunciato previsto per l’autunno e non sembra che la situazione sia stata però affrontata con le dovute ed urgenti cautele. Gli operatori del Settore dei giochi e delle scommesse, per converso,  mi risulta si siano adeguati, dal canto loro, con il rispetto dei necessari protocolli finalizzati a garantire ogni precauzione, sia a livello di contingentamento all’accesso alle sale, che di distanziamento e sanificazione. Molti hanno anche investito nella struttura delle sale per adeguarle alla nuova situazione.  In tale contesto lo stop che viene ora imposto, sia nella durata che nelle modalità, è inaccettabile e si presta a non poche censure, anche perché non riesco a ravvisare la coerenza di tale fermo rispetto alla tutela delle fasce di popolazione più a rischio. La sensazione mia personale è che, come in occasione del precedente lockdown, la scelta del governo non sia immune da dietrologie demagogiche e da una avversione di fondo nei confronti degli operatori del gioco. Ciò che si continua a non considerare è che tali misure comporteranno inevitabilmente la rovina di diverse aziende, la perdita di gettito fiscale e posti di lavoro, consentendo il proliferare del gioco illegale e l’avanzata della criminalità organizzata. Il dpcm è un provvedimento impugnabile e stiamo valutando di procedere nella competente sede giurisdizionale, non solo per una tutela urgente ed immediata, ma anche in relazione a successive, nonché legittime domande risarcitorie.”