tribunale

Il Tar Veneto ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Venezia in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento avente ad oggetto “conclusione del procedimento di diffida all’esercizio dell’attività di giochi leciti svolta presso l’esercizio dedicato VLT/SLOT sito a Mestre (…), in asserita difformità a quanto previsto dall’art. 6 del Regolamento comunale in materia di giochi e dell’art. 30 del Regolamento Edilizio, con contestuale divieto di prosecuzione dell’attività con numero superiore a 7 apparecchi”.

Con ricorso, integrato da motivi aggiunti, la società ricorrente, che gestisce una sala VLT/SLOT in Venezia-Mestre, ha impugnato i provvedimenti con i quali l’Ente Civico, riscontrato che la ricorrente aveva installato un numero di apparecchi per il gioco lecito ex art. 110, co 6 lett. a) TULPS superiore a quello autorizzato, l’ha diffidata a ripristinare il numero massimo consentito di apparecchi per il gioco lecito (sette apparecchi), pena il sequestro degli apparecchi installati in eccedenza.

A sostegno del ricorso l’odierna istante ha dedotto un unico e articolato motivo, con cui lamenta il difetto di motivazione e d’istruttoria nonché la violazione del principio “tempus regit actum”, sostenendo che il Comune avrebbe errato nell’individuare la normativa applicabile ratione temporis alla fattispecie esaminata.

Per il Tar “L’art. 30 del Regolamento Edilizio del Comune di Venezia, adottato in regime di salvaguardia con delibera commissariale dd. 2.4.2015 e decaduto nel corso del 2018, ha introdotto restrizioni all’attività di gioco lecito e, in particolare, vietato l’apertura di sale da gioco o la “nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito” in locali che si trovino, come quello gestito dalla ricorrente, a una distanza inferiore a cinquecento metri da determinati luoghi sensibili (“A tutela di determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire fenomeni da gioco d’azzardo patologico, è vietata l’apertura di sale pubbliche da gioco e la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino ad una distanza inferiore a cinquecento metri da istituti scolastici di ogni ordine e grado, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile o pertinenze dei luoghi di culto a frequentazione esterna (patronati, oratori, case della solidarietà, case di accoglienza”).

Il divieto è stato, implicitamente, ribadito dall’art. 6 dal Regolamento comunale sui giochi, entrato in vigore il 10 dicembre 2016, cha ha consentito l’apertura di nuove sale giochi e la nuova collocazione di apparecchi per il gioco di cui ai commi 6 e 7 lettere a), c) e c-bis) dell’art. 110 TULPS solo in locali che distano almeno 500 metri dai luoghi definiti sensibili, con ciò implicitamente vietando la collocazione di nuovi apparecchi per il gioco in esercizi situati a meno di 500 metri dai luoghi sensibili.

Ciò premesso in iure, si osserva in facto che, dagli accertamenti svolti dal Comune, tramite la consultazione dell’elenco tenuto dall’Agenzia delle Dogane e de Monopoli e sopralluoghi della Polizia municipale, è emerso che:

– alla data del 22.6.2016, in vigenza dell’art 30 del Regolamento edilizio, presso la sala VLT gestita dalla ricorrente erano presenti 7 apparecchi;

– successivamente alla data del 27.9.2017, in vigenza sia del Regolamento Edilizio che del Regolamento in materia dei giochi, gli apparecchi installati erano divenuti 43;

– alla data del 24.10.2018, in vigenza del Regolamento in materia dei giochi, gli apparecchi per il gioco lecito ex art. 110, co 6 lett. a) TULPS installati presso l’esercizio della ricorrente erano pari a 13.

Correttamente il Comune ha cristallizzato alla data del 22.6.2016 il numero degli apparecchi massimi consentiti (sette apparecchi) presso l’esercizio della ricorrente in quanto a tale data risultavano installati sette apparecchi ed era vigente l’art. 30 del Regolamento Edilizio, che vietava la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito ubicati a una distanza inferiore a cinquecento metri da determinati luoghi sensibili, con la conseguenza che tutti gli apparecchi installati successivamente devono considerarsi non autorizzati.

I provvedimenti impugnati sono sorretti da una congrua motivazione e da un’adeguata istruttoria, richiamando le prove documentali (elenchi trasmessi dalla Agenzia delle Dogane e verbali di sopralluogo della Polizia Municipale) che attestano l’avvenuta installazione di apparecchi per il gioco in numero superiore a quello consentito.

Né l’art. 17, comma 3, né altre norme del Regolamento comunale sui giochi, entrato in vigore il 10.12.2016, risultano aver abrogato, espressamente o implicitamente (per incompatibilità) l’art. 30 del Regolamento Edilizio: il divieto di collocazione di nuovo apparecchi per il gioco è stato, come detto, ribadito, sia pure per implicito, dall’art. 6 del Regolamento comunale sui giochi (tra le due norme non vi è incompatibilità, ma continuità).

Il Regolamento sui giochi ha dettato una disciplina ancor più restrittiva delle attività di gioco lecito, ad esempio limitando gli orari di apertura e chiusura degli esercizi, ma non ha eliminato la norma materiale (rimasta immutata nel tempo) che vieta la collocazione di nuovi apparecchi per il gioco negli esercizi situati a meno di 500 metri dai luoghi sensibili né ha consentito la sanatoria di abusi pregressi.

L’esame della disciplina transitoria dettata dall’art.17, comma 1, del Regolamento comunale sui giochi (“..le prescrizioni relative alla sola localizzazione e distanze, di cui all’art. 6 del presente regolamento non si applicano agli esercizi già autorizzati e ai loro eventuali subingressi, salvo quanto diversamente verrà disposto per tali situazioni pregresse dalla Conferenza Unificata Stato – Regioni, ovvero dalla Regione Veneto”) non consente di pervenire a diverse conclusioni, in quanto il mantenimento dello status quo per gli esercizi già autorizzati va inteso con esclusivo riferimento al numero di apparecchi autorizzati e non consente la sanatoria di installazioni effettuate in difformità dal titolo abilitativo.

Alla luce delle suesposte considerazioni, rilevato che la ricorrente risulta aver installato nel corso degli anni un numero di apparecchi per il gioco (prima 43, poi 13) superiore a quello autorizzato (7), il ricorso e i motivi aggiunti devono essere respinti.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, integrato da motivi aggiunti, lo respinge.

Condanna la parte ricorrente a rifondere al Comune le spese di lite, liquidate in € 2000,00, oltre accessori, se dovuti”.

Commenta su Facebook