Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza) ha rigettato l’istanza di sospensione cautelare di un operatore che ha ricorso contro la Regione del Veneto per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della deliberazione della Giunta Regionale n. 2006 del 30.12.2019.

La deliberazione prevede l’adozione di limitazioni all’esercizio del gioco e altre norme sulla prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo patologico.

In particolare con il ricorso l’operatore chiede l’annullamento della facoltà consentita ai Comuni di aggiungere, alle fasce orarie di interruzione del gioco previste dalla norma regionale, “ulteriori fasce orarie di chiusura, anche in relazione alla situazione locale”.

Si legge nella sentenza: “Rilevato che, ad un esame sommario tipico della presente fase del giudizio, non sussistono i presupposti per la concessione della chiesta misura cautelare;
considerato, invero, che a differenza di quanto sostenuto in ricorso, non pare che la legge regionale n. 39/2019, abbia obliterato il potere riconosciuto ai Comuni ai sensi dell’art. 50, comma 7, del TUEL; considerato, altresì, che nemmeno pare condivisibile l’interpretazione proposta in ricorso dell’Intesa della Conferenza unificata ex art. 1, comma 936, della legge n. 208/2015 e dell’inciso, in essa contenuto, relativamente alle fasce di interruzione del gioco, interpretazione che condurrebbe, nella prospettiva di parte ricorrente, ad una incomprimibile facoltà della sale giochi di esercitare la propria attività per un totale di 18 ore giornaliere; rilevato che, quanto al periculum, nell’ottica di un bilanciamento dei contrapposti interessi, appare prevalente quello di tutela della salute pubblica perseguito dagli enti resistenti; ritenuto che le spese della presente fase del giudizio possano essere compensate tra le parti

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza), Respinge l’istanza di sospensione cautelare dei provvedimenti impugnati. Compensa le spese della presente fase cautelare”.