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(Jamma) Il Tar Veneto ha respinto il ricorso di un esecente contro il Comune di Venezia che aveva negato l’autorizzazione ad installare 8 apparecchi da gioco in virtù delle disposizioni previste dal regolamento sui giochi che impone una distanza minima dai luoghi sensibili.

I giudici hanno precisato che “a prescindere dall’accertamento se, nei locali oggetto di cessione, già vi fossero o meno apparecchi autorizzati per il gioco lecito, in ogni caso in cui vi sia un cambiamento, a qualsiasi titolo, del soggetto che richiede l’autorizzazione all’esercizio del gioco lecito, troverà integrale applicazione la nuova disciplina portata dall’art. 30 in questione”.

Il Collegio- si legge nella pronuncia- non ignora la sentenza n.1078/2016 pronunciata da questa stessa Sezione (citata dal ricorrente a sostegno delle proprie ragioni) relativamente all’interpretazione da dare all’art. 30 del Regolamento edilizio del Comune di Venezia e, in particolare, con riferimento all’esatto significato delle espressioni “apertura di sale pubbliche da gioco” e “nuova collocazione di apparecchi per il gioco”, ove si è estesa l’applicazione dei limiti spaziali di cui al citato articolo 30 anche in caso di trasferimento in nuovi locali da parte del soggetto già autorizzato alla gestione di sale pubbliche da gioco o all’utilizzazione di apparecchi per il gioco.

Tuttavia si ritiene di dover meglio precisare il principio espresso nella menzionata sentenza poiché, fermo restando quanto affermato nella suddetta pronuncia, occorre altresì evidenziare che l’art. 30 in esame si applica anche alle ipotesi in cui, nel medesimo locale, operi a qualunque titolo un soggetto diverso da quello precedentemente autorizzato, come appunto si è verificato nel caso di specie.

L’art. 30 de quo, nel dettare la nuova disciplina sulle distanze minime da particolari “luoghi sensibili”, intende contestualmente tutelare coloro che, prima della entrata in vigore della nuova normativa, avevano già iniziato l’attività ed ottenuto le relative autorizzazioni, ponendo in essere i necessari investimenti finanziari che l’indiscriminata applicazione della nuova disciplina regolamentare avrebbe potuto gravemente pregiudicare.

Di conseguenza l’articolo 30 de quo troverà, al contrario, piena applicazione nei casi in cui la suddetta esigenza di tutela non sussiste: ovvero in tutti i casi in cui vi sia un cambiamento della situazione giuridica o fattuale rispetto a quella esistente al momento dell’entrata in vigore del medesimo articolo 30.

Tale mutamento, che porta con sé l’applicazione della nuova disciplina sulle distanze minime da determinati “luoghi sensibili”, si avrà non solo qualora il medesimo soggetto trasferisca la propria attività in nuovi locali (come avvenuto nel caso esaminato dalla sentenza n.1078/2016), ma anche qualora nei medesimi locali venga ad operare, a qualsiasi titolo, un nuovo soggetto, rispetto al quale, come è evidente, non sussistono le esigenze di tutela dell’affidamento che invece presidiavano e garantivano la posizione del precedente titolare.

Pertanto, a prescindere dall’accertamento se, nei locali oggetto di cessione, già vi fossero o meno apparecchi autorizzati per il gioco lecito, in ogni caso in cui vi sia un cambiamento, a qualsiasi titolo, del soggetto che richiede l’autorizzazione all’esercizio del gioco lecito, troverà integrale applicazione la nuova disciplina portata dall’art. 30 in questione.

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