La Questura di Brescia, aveva negato ad un operatore il rilascio della licenza ex art. 88 e 110 comma 6-b del RD 18 giugno 1931 n. 773 (Tulps) per l’attività di raccolta del gioco attraverso apparecchi videoterminali (VLT).

La decisione è stata adottata in conseguenza della condanna del gestore ad ammenda per violazione degli art. 8, 17 e 110 comma 1 del Tulps, comminata poiché ad un controllo presso altra sala del gestore, il preposto all’esercizio non era un soggetto autorizzato dalla Questura e non risultava esposta in modo visibile la tabella con l’elenco dei giochi vietati.

Contro il provvedimento di diniego l’operatore, difeso dall’avvocato Cino Benelli, ha presentato impugnazione, formulando censure che possono essere sintetizzate come segue:

  • erronea applicazione degli art. 10 e 11 del Tulps, in quanto la condanna non implicherebbe la perdita del requisito della buona condotta;
  • travisamento, in quanto, dei due fatti sanzionati, il primo consisterebbe semplicemente in una breve assenza del soggetto autorizzato dalla Questura (che, in effetti, come risulta dal verbale ispettivo, è sopraggiunto dopo circa 10 minuti), mentre il secondo, ossia l’imperfetta esposizione della tabella con l’elenco dei giochi vietati, configurerebbe un’infrazione basata su percezioni soggettive, e quindi non coperta dalla pubblica fede fino a querela di falso.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia, ha accolto la domanda cautelare ai fini del riesame, formulando alcuni parametri di valutazione ripresi nella sentenza.

«In esito al riesame, – si legge nella sentenza – la Questura, con decreto di data 24 settembre 2020, ha rilasciato la licenza richiesta, tuttavia con l’espressa riserva di procedere a un’ulteriore valutazione successivamente alla definizione del presente ricorso.

La suddetta clausola impedisce di ritenere cessato l’interesse a una decisione di merito della controversia.

Sulle questioni rilevanti ai fini della decisione si possono svolgere le seguenti considerazioni, in parte anticipate in sede cautelare:

in base alla regola generale di cui all’art. 10 del Tulps, l’abuso delle autorizzazioni di polizia da parte della persona autorizzata può comportare la revoca o la sospensione;

per accertare l’abuso in capo ai soggetti attualmente titolari di un’autorizzazione di polizia devono essere effettuate valutazioni qualitative sulla gravità della violazione, e valutazioni quantitative sulla reiterazione dei comportamenti. Occorre poi svolgere un’operazione di graduazione, per stabilire se vi sia totale inaffidabilità (che conduce alla revoca) o soltanto negligenza occasionale (per la quale è invece proporzionata la sospensione);

un analogo giudizio deve essere svolto nei confronti di chi aspira a ottenere un’autorizzazione di polizia. Qui gli elementi di valutazione sono ricavati in primo luogo dal comportamento tenuto in passato nella gestione di altre autorizzazioni di polizia. Possono però assumere rilievo anche circostanze esterne a tali rapporti, che rivelino il senso di responsabilità, o la mancanza dello stesso, nella conduzione delle relazioni sociali e familiari;

per esigenze di simmetria e coerenza nel sistema dei controlli, il rilascio dell’autorizzazione di polizia può essere negato solo in presenza di situazioni che, se la licenza fosse già stata rilasciata, avrebbero imposto la revoca. La verifica del requisito della buona condotta di cui all’art. 11 del Tulps non consente infatti alle autorità di pubblica sicurezza di formulare valutazioni troppo ampie o generiche sulla vita privata dei richiedenti, ma deve focalizzarsi su quei comportamenti che possono avere riflessi negativi all’interno dell’attività oggetto dell’autorizzazione di polizia richiesta;

a carico del ricorrente è stata accertata una duplice violazione riferita a una licenza ex art. 88 e 110 comma 6-b del Tulps, come quella oggetto della richiesta in esame. Si tratta quindi di un precedente direttamente utilizzabile nel giudizio di affidabilità;

tuttavia, l’infrazione relativa alla tabella con l’elenco dei giochi vietati non appare sufficiente a sostenere un giudizio di totale inaffidabilità, perché l’agevole visibilità si presta a valutazioni soggettive, e può essere influenzata da circostanze contingenti. Non vi è quindi la certezza che il gestore degli apparecchi VLT abbia voluto nascondere informazioni essenziali ai clienti;

più grave appare l’affidamento della gestione della sala giochi a un soggetto non autorizzato dalla Questura, perché in questo modo è stato costituito un rapporto di rappresentanza sottratto al controllo delle autorità di pubblica sicurezza. Il carattere personale delle autorizzazioni di polizia è un principio generale della materia, codificato nell’art. 8 del Tulps quale presidio contro le infiltrazioni criminali in settori economici sensibili;

neppure questa violazione consente però di dedurre automaticamente la totale inaffidabilità. Un termine di confronto può essere costituito dalle norme del Tulps che sanzionano l’illegittima rappresentanza in altri esercizi pubblici sottoposti ad autorizzazione di polizia, tra cui quelli riguardanti forme di gioco diverse dagli apparecchi VLT (v. art. 86 del Tulps). Relativamente a queste fattispecie l’art. 17-bis comma 2 del Tulps non punisce l’illegittima rappresentanza con una sanzione penale ma con una sanzione amministrativa pecuniaria, e l’art. 17-quater del Tulps aggiunge la sanzione amministrativa accessoria della sospensione dell’attività per un periodo non superiore a tre mesi;

poiché l’interesse pubblico violato è il medesimo in tutte le ipotesi di illegittima rappresentanza, si deve ritenere che quando tale infrazione riguardi la licenza ex art. 88 e 110 comma 6 del Tulps vada normalmente applicata la sospensione dell’attività. La revoca rimane circoscritta ai casi di particolare gravità, o alle recidive;

l’episodio per cui il ricorrente è stato condannato non presenta profili di gravità tali da giustificare la revoca della licenza. Il soggetto autorizzato dalla Questura è infatti sopraggiunto dopo circa 10 minuti, e dunque, verosimilmente, il sostituto non aveva la gestione effettiva e continuativa della sala giochi. Si è trattato, in definitiva, di una momentanea assenza, certamente illegittima, però non assimilabile a una vera e propria interposizione nell’utilizzo della licenza;

una volta esclusa l’applicazione virtuale della revoca, ai fini del rilascio di una nuova autorizzazione di polizia la pregressa infrazione non è ostativa.

In conclusione, il ricorso deve essere accolto, con il conseguente annullamento dell’atto impugnato.

L’effetto conformativo della pronuncia consolida la licenza rilasciata dalla Questura in data 24 settembre 2020».