tribunale
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(Jamma) “Posto che l’individuazione di altri siti sensibili deve essere fatta tenendo conto dell’impatto che le eventuali autorizzazioni possono avere sul contesto urbano e sulla sicurezza urbana nonché sui problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica, appare chiaro che una simile attività istruttoria non può prescindere dalla collaborazione dei comuni, i quali sono i primi a dover verificare l’effettiva incidenza delle ludopatie sul territorio e valutare se, in relazione al numero dei luoghi sensibili individuati per legge e tenendo conto della distanza fissata in 300 m stabilita anch’essa per legge, l’individuazione di ulteriori siti sensibili sia proporzionata e sostenibile, tale da non impedire di fatto nuove ubicazioni per gli esercizi commerciali del settore e la disponibilità di sedi alternative in vista di possibili trasferimenti di esercizi in attività”.

Cos’ i giudici del Tar di Bolzano si sono espressi su un ricorso presentanto da un esercente contro la pronuncia di decadenza dell’autorizzazione alla raccolta di giocate tramite gli apparecchi da gioco appartenenti alla tipologia di cui all’art. 110, comma 6, lett. b), R.D. 18.6.1931, n. 773 denominati VLT – Videoterminali nella “Sala dedicata” al gioco con apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, R.D. 18.6.1931, n. 773, a Bolzano Via Roma 50″, con ordine di “restituire la licenza in oggetto e chiudere l’esercizio in oggetto entro 7 giorni dalla notifica del provvedimento” come da applicazione di una delibera della provincia di Bolzano che introduce distanze minime dai luoghi sensibili.

“Come risulta dalla stessa deliberazione n. 1570/2012, le stazioni ferroviarie e di autobus, le fermate ferroviarie e di autobus nonché i luoghi di culto sono stati stralciati dall’elenco dei luoghi sensibili, in quanto in sede di prima applicazione della deliberazione n. 341/2012 era stato rilevato che l’individuazione dei suddetti luoghi come sensibili ha portato a difficoltà di interpretazione”
“Ad avviso del Collegio non solo l’individuazione delle stazioni ferroviarie e di autobus, delle fermate ferroviarie e di autobus nonché dei luoghi di culto come luoghi sensibili appare irragionevole e non proporzionata, ma l’individuazione degli altri luoghi di cui al punto 1) e al punto 2) non risulta fondata su un’istruttoria adeguata ed approfondita nel senso suesposto, oltre a non corrispondere alla delega contenuta nel citato dell’art. 5 bis, comma 2, della L.P. n. 13/1992. Tale articolo, infatti, è chiaro nel disporre che solo altri luoghi sensibili, nel raggio di 300 metri (e non indipendentemente da esso), possono essere individuati, tenendo conto dell’impatto delle autorizzazioni per l’esercizio delle sale giochi e di attrazione sul contesto urbano e sulla sicurezza urbana nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica. Il fatto che la deliberazione n. 341/2012 al punto 2) da un lato prescinda dalla distanza minima fissa di 300 metri stabilita dall’art. 5 bis della L.P. n. 13/1992 e dall’altro lato consideri – in modo del tutto apodittico – i centri storici e le strade molto frequentate da pedoni nei comuni con popolazione superiore a 15.000 come luoghi sensibili, costituisce un evidente eccesso di delega. Ad avviso del Collegio il senso del comma 2 dell’art. 5 bis della L.P. n. 13/1992 è invece quello di imporre all’Amministrazione provinciale una previa accurata istruttoria che coinvolga necessariamente i comuni, volta a verificare l’impatto che le autorizzazioni per l’esercizio delle sale giochi e di attrazione possono avere sul contesto urbano e sulla sicurezza urbana e sui problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica. Non solo, ma tale previa attività istruttoria deve avere anche ad oggetto la verifica dell’effettiva incidenza delle ludopatie sul territorio e la valutazione se, in relazione al numero dei luoghi sensibili individuati per legge e tenendo conto della distanza fissata in 300 m stabilita anch’essa per legge, l’individuazione di ulteriori siti sensibili sia proporzionata e sostenibile in quanto tale da non impedire di fatto nuove ubicazioni per gli esercizi commerciali del settore e anche la disponibilità di sedi alternative in vista dei innumerevoli trasferimenti di esercizi in attività soprattutto a causa di provvedimenti di decadenza. Tuttavia, nel caso in esame, non risulta né dalle deliberazioni stesse né da altra documentazione in atti che verifiche e valutazioni di tal genere siano state compiute dalle Amministrazioni resistenti. Da ciò consegue che gli atti impugnati sono affetti dal denunciato vizio di eccesso di potere sotto il profilo del difetto di istruttoria, irragionevolezza, incongruità e mancanza di propozionalità”.
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