La Corte di Giustizia europea chiamata, ancora una volta, ad occuparsi di restrizioni alla istallazione di apparecchi da intrattenimento a vincita limitata.

Il Tribunale amministrativo e del Lavoro ha infatti inviato alla Corte Eu una domanda di pronuncia pregiudiziale su questioni che attengono alla controversia tra un operatore di gioco e l‘Ufficio nazionale delle imposte e delle dogane. Nello specifico si parla della norma in base alla quale gli apparecchi da gioco non possono essere installati in esercizi pubblici, ovvero al di fuori dei casinò.

Il Tribunale amministrativo chiede se alcuni degli articoli della sentenza pronunciata in una causa del 2014 ( riguardante la conformità della legge ungherese che impone restrizioni alla installazione di slot, al diritto Eu) “nel senso che il fatto che il legislatore di uno Stato membro quintuplichi, senza stabilire un periodo transitorio, un’imposta forfettaria sui giochi e introduca al contempo un’imposta proporzionale sui giochi deve essere qualificato come restrizione alla libera prestazione dei servizi prevista all’articolo 56”.

Tra le richieste di pronuncia “se si possano interpretare le nozioni di «ostacolare» o «rendere meno attraenti» tenuto conto delle disposizioni del protocollo n. 1 della Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e della libertà fondamentali (CEDU) e dell’articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nel senso che l’aumento dell’imposta nazionale sui giochi che eccede quanto necessario e ragionevole, nel falsare quindi in modo sproporzionato e discriminatorio le condizioni di concorrenza a favore dei casinò, priva dei loro utili gli organizzatori di giochi d’azzardo in sale da gioco, violando il protocollo addizionale di cui trattasi e l’articolo 17 della Carta.

Se si possa interpretare la sentenza pronunciata nel 14 nel senso che il fatto che la gestione di slot machine cessi di essere redditizia e che possa essere esercitata solo con perdite a seguito dell’aumento ingiustificato e discriminatorio dell’imposta sui giochi consente di constatare che si determina l’effetto di «ostacolare» o «rendere meno attraente».

Se, nell’ambito dell’applicazione della sentenza pronunciata , si possa interpretare la nozione di libera prestazione dei servizi in modo tale che, nel caso delle sale da gioco e dei casinò gestiti nello Stato membro, occorre sostanzialmente presupporre l’esistenza di un elemento di collegamento al diritto dell’Unione, ossia che anche i cittadini dell’Unione provenienti da altri Stati membri possano avvalersi delle opportunità di gioco di cui trattasi.