Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno, Questura Palermo, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, dei decreti emessi dal Questore di Palermo con cui si disponeva la sospensione e la revoca della licenza di P.S. per l’installazione di apparecchi di cui all’art.110 c.6 lett. b) del T.U.L.P.S., nel locale sito in Palermo (…).

Si legge: “Ritenuto che, secondo il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, “sebbene il titolare di un’autorizzazione di pubblica sicurezza debba svolgere l’attività autorizzata assicurando una presenza costante e stabile nel luogo in cui la stessa deve essere esercitata, tuttavia è a questi consentito di avvalersi di dipendenti sotto la sua personale direzione in caso di assenza temporanea dovuta a comuni esigenze; da ciò è stato fatto conseguire che la circostanza che un dipendente sia colto ad esercitare mansioni rientranti nell’oggetto dell’attività autorizzata non equivale a configurare automaticamente un’attività illecita, dovendosi, in concreto, accertare se il titolare dell’autorizzazione era, al momento del fatto, presente nel luogo di lavoro esercitando concretamente il potere direttivo e, in caso di assenza, se questa era o meno temporanea” (Corte di cassazione, Sezione III penale, 31 marzo 2016, n. 12814 e12 settembre 2018, n. 52189);

Considerato che, alla stregua del richiamato indirizzo giurisprudenziale, non appare sufficiente a integrare un’ipotesi di rappresentanza abusiva in violazione degli artt. 8, 10, 17, 17 bis e 88 T.U.L.P.S. l’occasionale esercizio di mansioni rientranti nell’oggetto dell’attività autorizzata da parte di un dipendente in caso di temporanea assenza, per ragioni contingenti, del titolare della licenza o del suo rappresentante;

Considerato, inoltre, che nei verbali di accertamento sopra menzionati, si riferisce che, in occasione dei controlli di polizia effettuati in data 2.7.2019 e in data 9.10.2019 presso la sede dell’attività autorizzata, il titolare della licenza, “si faceva sostituire da (…)” senza alcuna ulteriore precisazione sull’attività svolta da costui, di modo che non vi è prova neanche che il dipendente in questione, in assenza del titolare, abbia in effetti atteso alla conduzione dell’impresa svolgendo mansioni riconducibili ad attività per la quale è richiesta la licenza;

Ritenuto, pertanto, che sia fondato il primo motivo di censura e che il ricorso vada accolto, rimanendo assorbiti i restanti motivi, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati;

Ritenuto che le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, avendo riguardo ai minimi tariffari del d.m. n. 55/2014, tenuto conto del valore indeterminabile della controversia e della non particolare complessità delle questioni giuridiche affrontate;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso come in epigrafe proposto e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.

Condanna l’amministrazione intimata al pagamento delle spese del giudizio in favore della parte ricorrente, che si liquidano in € 1.200,00 (euro milleduecento/00), oltre oneri accessori come per legge”.