Il gestore di apparecchi da intrattenimento a vincita è tenuto a versare il prelievo aggiuntivo, per quanto di suo competenza, relativo alla tassa da 500 milioni di euro introdotta dal legislatore con la legge di Stabilità 2015 indipendentemente dal fatto che il Consiglio di Stato abbia chiesto alla Corte Eu di esprimersi circa la compatibilità della norma al diritto europeo.

E’ quanto ha stabilito il Tribunale di Roma nel merito di un giudizio che vedeva il gestore opporsi al pagamento della quota di sua competenza così come richiesto dal concessionario.

Dopo aver esaminato la natura di detto prelievo, il giudice ha evidenziato le ragioni per cui non ha ritenuto di accogliere la richiesta di sospensione.

Non vale a paralizzare la pretesa dell’ingiungente – si legge nella pronuncia- la circostanza che il Consiglio di Stato, conordinanza n. 5299 del 31/08/2020, ha sollevato d’ufficio la questione pregiudiziale dicompatibilità con il diritto dell U.E. dellart. 1 , comma 649 , L. 190/2014, trasmettendo gli attialla Corte di giustizia dellUnione Europea , trattandosi di norma allo stato efficace ed in vigorenell’ordinamento nazionale .
Non deve, inoltre, disporsi la sospensione del presente giudizio fino alla pronuncia della Corte di giustizia dellUnione Europea . Conformemente alla giurisprudenza prevalente, ricorre l’ipotesidella sospensione necessaria del giudizio ex art. 295 c.p.c. soltanto quando la previa definizionedi altra controversia civile, penale o amministrativa pendente davanti ad altro giudice, sia imposta da espressa disposizione di legge ovvero quando, per il suo carattere pregiudiziale, costituisca l’antecedente logico giuridico dal quale dipenda la decisione della causa pregiudicata ed il cui accertamento sia richiesto con efficacia di giudicato. Al di fuori di tali presupposti, la sospensione cessa di essere necessaria e, quindi, obbligatoria per il giudice”.

Difatti, secondo la Suprema Corte, lart. 295 c.p.c., nel prevedere la sospensione necessaria del giudizio civile quando la decisione dipenda dalla definizione di altra causa, allude ad un vincolo di stretta ed effettiva conseguenzialità tra due emanande statuizioni e quindi, coerentemente con l’obiettivo di evitare un conflitto di giudicati, non ad un mero collegamento
tra diverse statuizioni per l’esistenza di una coincidenza o analogia di riscontri fattuali o diquesiti di diritto da risolvere per la loro adozione, bensì ad un collegamento per cui laltrogiudizio (civile, penale o amministrativo) , oltre a investire una questione di carattere pregiudiziale, cioè un indispensabile ant ecedente logico giuridico, la soluzione della quale pregiudichi in tutto o in parte lesito della causa da sospend ere, deve essere pendente in concreto
e coinvolgere le stesse parti.
Infatti, le pronunce della Corte Suprema ribadiscono il concetto che non vi è più spazio per una discrezionale e non sindacabile facoltà di sospensione del processo esercitata dal giudice al di fuori dei casi tassativi di sospensione legale, derivandone, così, l’impugnabilità, ai sensi dellart.42 c.p.c., di ogni provvedimento di sospensione del processo, quale che ne sia la motivazione , e
la conseguente fondatezza del ricorso ogni qualvolta non si sia in presenza di un caso di sospensione espressamente prevista dalla legge o rientrante nell’ipotesi prevista dall’art. 34c.p.c. Di conseguenza è fondato il ricorso proposto avverso l’ordinanza con la quale il giudice abbia sospeso il giudizio in relazione alla pendenza di questione di costituzionalità sollevata in altro processo, dovendo in tal caso il giudice, qualora ritenga rilevante la questione,
investire a sua volta la Corte Costituzionale e successivamente procedere alla sospensione del giudizio.
Nello stesso senso si è espresso il Supremo Collegio con riferimento alla questione pregiudiziale pendente dinanzi alla Corte di Giustizia, laddove ha affermato che allorquando, in un giudizio civile pendente dinanzi al giudice italiano non di ultima istanza si ponga (e venga ritenuta rilevante per la decisione) una questione di interpretazione di disp osizioni del Trattato istitutivo della Comunità Economi ca Europea o di atti di diritto derivato (regolamenti, direttive, decisioni e ogni altro atto “comunitario” produttivo di effetti giuridici), detto giudice, qualora penda, in quanto sollevata da altro giudice italiano in altro giudizio, la medesima questione di interpretazione avanti alla Corte di Giustizia della Comunità Europea, non può sospendere il
giudizio avanti a lui pendente ai sensi dell’art. 295 cod. proc. civ., in attesa della pronuncia della sentenza da parte di quella Corte, ma è tenuto anch ‘egli, qualora non ritenga di poter procedere direttamente ed immediatamente all’interpretazione ed applicazione del diritto comunitario di cui trattasi, ad investire la Corte di Giustizia nelle forme e con le modalità stabilite negli artt. 177 del trattato, 20 del Protocollo sullo Statuto della Corte e 3, comma primo, della l. n. 204 del 195 8, facendo, quindi, luogo alla sospensione del giudizio ai sensi di tale normativa.

L’adozione, viceversa, di un provvedimento di sospensione ex ar t. 295 cod. proc. civ . si risolve in una sospensione illegittima (cfr. Cass. civ. n. 9813/1999).
Non si ritiene pertanto di aderire al diverso orientamento di legittimità secondo il quale il giudice ordinario può legittimamente sospendere il giudizio pendente avanti a lui, in attesa della pronunzia pregiudiziale, senza che sia necessario, a tal fine, che sollevi a sua volta la medesima questione dinanzi alla giustizia comunitaria .

E pertant o evidente che nella specie non sussistono i presupposti richiesti dalla legge ai fini della dichiarazione di sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c. .
L’eccezione di pagamento sollevata non è supportata da idonea prova , avuto
riguardo ai documenti sottesi al monitorio ed a quelli versati in atti dalle parti nella presente fase di opposizione.
E parimenti in fondato l’ultimo motivo di opposizione, con cui si contesta la
debenza degli interessi ex art. 5 D.Lgs. n. 231/2002 così come richiesti dalla controparte.
Ed invero, ai sensi dell art. 6.3 del contratto, in caso di ritardo nel pagamento delle somme dovute dall’ odierno opponente era stata pattuita la debenza di interessi sulle som me dovute al saggio di interesse legale : ebbene, venendo in rilievo una transazione commerciale tra imprenditori, il saggio legale degli interessi coincide con quello previsto dall art. 5 D.Lgs. n. 231/2002 , come richiesto.

L’udienza in seguito alla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato si tenuta in Corte di Giustizia Europea il 27 gennaio scorso. Si tratta di lause riunite avanzate da alcuni concessionari del gioco – contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Presidente del Consiglio dei Ministri – per capire se la tassa di 500 milioni sia compatibile con il diritto europeo (esercizio della libertà di stabilimento).

Le conclusioni dell’avvocato generale sono attese per il 7 aprile 2022 e quindi, succesivamente la sentenza.