La questione relativa al pagamento della tassa di 500 milioni imposta agli operatori delle slot con la Legge di Stabilità del 2015 va chiusa al più presto. Nei giorni scorsi l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha dato l’ultimatum alle società concessionarie.

Ultimo avviso prima della chiusura estiva: chiudere con il pagamento della tassa dei 500 milioni. Il 30 luglio scorso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha sollecitato, con una comunicazione alle società concessionarie della rete, al completamento della raccolta delle somme dovute secondo quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2015.

La legge di Stabilità 2015 prevedeva infatti l’imposizione di un onere aggiuntivo pari a 500 milioni sia a carico dei concessionari e dei soggetti che operano nella gestione e nella raccolta di gioco attraverso gli apparecchi. Nella disposizione all’obiettivo fissato dal Governo si sarebbe arrivati attraverso una “ripartizione delle somme al netto delle vincite, rinegoziando i relativi aggi e compensi”. La filiera delle slot machine è composta da tre soggetti: concessionari di rete, gestori delle macchine e esercenti (bar, tabaccherie, etc), che si dividono gli incassi degli apparecchi in questione al netto delle imposte e delle vincite. La legge di Stabilità 2015 del governo Renzi introdusse un pesante extragettito di 500 milioni di euro.

Sulla legittimità della disposizione si è espressa anche la Corte Costituzione con sentenza 125 del 2018, quindi il Tar del Lazio e successivamente il Tribunale Civile di Roma. Proprio a seguito di queste pronunce l’amministrazione ha chiesto alle concessionarie di accelerare chiudendo ogni contenzioso con i gestori o esercenti che ancora risultano inadempienti. Nei loro confronti viene sollecitata la segnalazione alla Autorità Giudiziaria e alla Corte dei Conti per danno erariale. Va sottolineato che il versamento di quanto dovuto oggi viene gravato degli interessi.

Sulla questione però restano ancora aperti molti interrogativi. Più volte i gestori, anche attraverso il coinvolgimento del Tribunale Civile, hanno contestato le modalità di ripartizione delle somme dovute che, è stato precisato, vengono quantificate sulla base di accordi rientranti in un ambito di contratto di tipo privatistico.

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