Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – tre ricorsi presentati contro Mef e Adm in cui si chiedeva l’annullamento della cancellazione dell’impresa ricorrente dall’elenco Ries.

Si legge in una delle sentenze: “Il ricorso non è fondato e va respinto per le seguenti ragioni. Con il provvedimento gravato l’amministrazione finanziaria ha disposto la cancellazione della ditta società ricorrente dall’elenco Ries, “così come previsto dall’art. 11 comma 2 del decreto direttoriale dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato prot. n. -OMISSIS-, nel caso di soggetti privi dei requisiti obbligatori di cui all’art. 4 comma 1 lettera b) dello stesso decreto”.

6.1. Tale cancellazione si fonda sulla nota prot. n. -OMISSIS-del 7.3.2012 della -OMISSIS-di -OMISSIS-, anch’essa impugnata. Nella predetta nota si dà atto che, a seguito degli accertamenti disposti ai sensi dell’art. 10, comma 7 lett. c), del D.P.R. n. 252/1998, sono emersi elementi che inducono a ritenere sussistente il pericolo di possibili tentativi di infiltrazione mafiosa. In particolare nella nota si riferisce che gli organi di Polizia hanno comunicato che il sig. -OMISSIS- -OMISSIS-, legale rappresentante della società ricorrente, con la sentenza n. 56 del 6.2.2008, depositata il 6.5.2008, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione più interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e interdizione legale durante l’espiazione per i reati ex artt.-OMISSIS-. Si dà infine atto che il -OMISSIS-, facente capo al -OMISSIS-, in quanto punto di -OMISSIS-.

7. E’ infondata e da disattendere la censura con la quale parte ricorrente deduce l’illegittimità del provvedimento impugnato in quanto lo stesso dispone la cancellazione da RIES per fatti, cioè la sentenza n. 56 del 6.2.2008, depositata il 6.5.2008, del Tribunale di Fermo, antecedenti al 2011, anno in cui la società si è iscritta nel neo istituito registro. Ad avviso della ditta ricorrente se tali fatti avessero realmente inciso sul possesso dei requisiti obbligatori di cui all’art. 4 comma 1 lettera b) del citato decreto direttoriale, l’amministrazione resistente non avrebbe dovuto consentirne l’iscrizione ab origine.

7.1. La Sezione osserva al riguardo che l’amministrazione finanziaria è venuta a conoscenza della citata sentenza e delle ulteriori circostanze poste a fondamento della revoca solo con la nota della -OMISSIS-di -OMISSIS-, oggetto di impugnativa, e che per l’iscrizione per l’anno 2011 la stessa si era basata sulle certificazioni antimafia rilasciate dalla Camera di Commercio di Fermo in data 3.6.2011 dalle quali risultava “NULLA OSTA”. A fronte di tali ultime certificazioni l’amministrazione finanziaria non aveva, pertanto, ritenuto di dover disporre ulteriori accertamenti.

Inoltre, nelle more tra l’iscrizione del 2011 e l’istanza di rinnovo per il 2012 è entrato in vigore l’art. art. 15 della legge 12.11.2011, n. 183, che ha modificato il D.P.R. n. 445/2001 in materia di certificati e dichiarazioni sostitutive, e la ditta ricorrente ha dovuto presentare una certificazione antimafia.

Solo a seguito delle verifiche richieste sulla detta autocertificazione sono emerse le circostanze che hanno indotto l’amministrazione ad avviare il procedimento per la cancellazione dal RIES per mancanza dei requisiti soggettivi.

7.2. Ne discende, pertanto, che è del tutto irrilevante la data di commissione dei reati per i quali è stato condannato il sig. -OMISSIS-, così come quella di emissione della sentenza di condanna, rilevando entrambi quali elementi sintomatici del pericolo di possibili infiltrazioni di tipo mafioso ed essendo non conosciuti dall’amministrazione procedente prima della nota prefettizia del 7.3.2012.

8. Sono, altresì, in fondate e da disattendere anche le censure con le quali la società ricorrente lamenta l’illegittimità della presupposta nota prefettizia in quanto non sarebbe possibile comprendere quale sia lo specifico, quanto necessario, quadro indiziario dal quale desumere il tentativo di ingerenza mafiosa nelle scelte della società ricorrente. Infatti con la sentenza n. -OMISSIS-il sig. -OMISSIS- -OMISSIS-è stato condannato per reati comuni, quali la violazione degli artt. -OMISSIS-, che non contemplano alcuna partecipazione ad associazioni di stampo mafioso e non implicherebbero conseguentemente alcun rischio di infiltrazioni mafiose.

8.1. Come chiarito dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato il pericolo di infiltrazione mafiosa deve essere valutato secondo un ragionamento induttivo, di tipo probabilistico, che non richiede di attingere un livello di certezza oltre ogni ragionevole dubbio, tipica dell’accertamento finalizzato ad affermare la responsabilità penale, e quindi fondato su prove, ma implica una prognosi assistita da un attendibile grado di verosimiglianza, sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti, sì da far ritenere “più probabile che non”, appunto, il pericolo di infiltrazione mafiosa ( cfr. Consiglio Stato, III, 5.9.2019, n.6105; Consiglio Stato, III, 30.1.2019, n. 758; Consiglio Stato, III, 3.5.2016, n. 1743)

Nella declinazione applicativa che il Consiglio di Stato ha fatto dell’istituto in commento la misura interdittiva, essendo il potere esercitato espressione della logica di anticipazione della soglia di difesa sociale e, dunque, finalizzata ad assicurare una tutela avanzata nel campo del contrasto alle attività della criminalità organizzata, non deve necessariamente collegarsi ad accertamenti maturati in sede penale di carattere definitivo sull’esistenza della contiguità dell’impresa con organizzazioni malavitose, e quindi del condizionamento in atto dell’attività di impresa, ma può essere sorretta da elementi sintomatici e indiziari da cui emergano sufficienti elementi del pericolo che possa sussistere il tentativo di ingerenza nell’attività imprenditoriale della criminalità organizzata.

In altri termini, pur essendo necessario che siano individuati (ed indicati) idonei e specifici elementi di fatto, obiettivamente sintomatici e rivelatori di concrete connessioni o possibili collegamenti con le organizzazioni malavitose, che sconsigliano l’instaurazione di un rapporto dell’impresa con la Pubblica amministrazione, non è necessario un grado di dimostrazione probatoria analogo a quello richiesto per dimostrare-OMISSIS-, potendo l’interdittiva fondarsi su fatti e vicende aventi un valore sintomatico e indiziario e avvalersi dell’ausilio di indagini che possono risalire anche ad eventi verificatisi a distanza di tempo.

8.2. Alla luce dei suesposti principi discende la congruità e la sufficienza degli elementi posti a base della nota della -OMISSIS-di -OMISSIS- e, quindi, del provvedimento di cancellazione dal Ries, consistenti nella condanna del sig. -OMISSIS-, presidente della società ricorrente, -OMISSIS- -OMISSIS- ex artt.-OMISSIS-, -OMISSIS-, facente capo al -OMISSIS-, in quanto punto di -OMISSIS-.

9. Per tali ragioni il ricorso deve essere respinto.

10. Le spese di lite seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la ditta ricorrente alla rifusione in favore delle amministrazioni resistenti delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 1.500,00, oltre IVA, CPA e oneri accessori”.