Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con il quale il Direttore dell’Ufficio dei Monopoli per il Lazio di ADM ha disposto la cancellazione della (…) dall’elenco degli operatori apparecchi e terminali di intrattenimento di cui all’art. 110, co. 6, lett. a), T.U.L.P.S., istituito ai sensi dell’art. 1, co. 533, L. 266/2005, come sostituito dall’art. 1, c. 82, della L. 220/2010.

Si legge: “1. La società ricorrente, iscritta nell’elenco degli operatori apparecchi e terminali di intrattenimento di cui all’art. 110, co. 6, lett. a) e b), T.U.L.P.S., istituito ai sensi dell’art. 1, comma 533, L. n. 266/2005, come sostituito dall’art. 1, comma 82, della L. n. 220/2010, ha impugnato il provvedimento prot. n. 64943 del 13.9.2019 con il quale il Direttore dell’Ufficio dei Monopoli per il Lazio di A.D.M. ne ha disposto la cancellazione dal suddetto elenco sull’assunto che la società ricorrente avesse ottenuto l’iscrizione a mezzo di un abuso della facoltà di autocertificazione dei requisiti ex art. 75 del DPR 445/2000, con conseguente applicazione delle previsioni di cui agli artt. 46, 47, 48 e 76 del medesimo DPR.

1.2. Parte ricorrente deduce l’illegittimità del provvedimento impugnato, unitamente agli atti presupposti:

1) per violazione degli artt.46, 47, 48, 75 e 76 del D.P.R. n. 445/2000 e degli artt. 4 e 11 del Decreto Direttoriale di AAMS n. 2011/31857/Giochi/ADI del 9.9.2011, nonché per eccesso di potere per travisamento dei fatti e falsità dei presupposti, per difetto di motivazione, insussistenza della falsità della dichiarazione e sua irrilevanza. La società ricorrente afferma di avere proceduto in data 14.3.2018 al rinnovo annuale dell’iscrizione, effettuando il pagamento della somma dovuta di € 150,00 in pari data mediante apposito modello F24 e tramite l’operatività “on-banking” con ricevuta generata dalla banca nella sezione “stato pagamenti” con stato “eseguito”. Peraltro il pagamento è stato eseguito in data antecedente al termine ultimo per il rinnovo dell’iscrizione per l’anno 2018, stabilito dalla medesima A.D.M. nel 30.4.2018. Ne discenderebbe, ad avviso di parte ricorrente, l’assenza di qualsiasi falsità, potendosi comunque riconoscere l’errore scusabile;

2) per illegittimità dell’art. 4 del Decreto Direttoriale di AAMS n. 2011/31857/Giochi/ADI del 9.9.2011 per violazione dell’art. 1, comma 82, L.n. 220/2010, nonché degli artt. 3 e 97 Cost. e per eccesso di potere per illogicità e disparità di trattamento e per violazione del principio di proporzionalità. Secondo la prospettazione di parte ricorrente il citato art. 4, a differenza del comma 533 bis dell’art. 1 della L. n. 266/2005, come modificato dall’art. 1, comma 82, L. n. 220/2010 che indica quale requisito per l’iscrizione nel registro in questione “l’avvenuto versamento”, si spingerebbe oltre la delega ricevuta dalla legge considerando, quale requisito, il dato formale della quietanza e non l’elemento relativo all’effettivo pagamento, elevando nei fatti il documento dimostrativo del requisito (avvenuto pagamento) a requisito stesso;

3) per violazione degli artt. 4 e 11 del Decreto Direttoriale di AAMS n. 2011/31857/Giochi/ADI del 9.9.2011, nonché per eccesso di potere per travisamento dei fatti e falsità dei presupposti e per difetto di motivazione in quanto la cancellazione è stata apparentemente disposta per mancanza del requisito del pagamento della somma di €. 150,00, previsto dall’art. 4, comma 1, lett. c), del DD AAMS, nonostante alla data di adozione dell’impugnato provvedimento la società ricorrente avesse soddisfatto tale requisito, avendo provveduto da oltre un anno al versamento della quota di rinnovo;

4) per violazione degli artt. 4, 8 e 11 del Decreto Direttoriale di AAMS n. 2011/31857/Giochi/ADI del 9.9.2011, per violazione dell’art. 1, comma 82, L. n. 220/2010, dell’art. 6, comma 1, lett. b), L. n. 241/1990, violazione del principio del soccorso istruttorio procedimentale. Secondo la prospettazione di parte ricorrente l’art. 8, comma 4, del DD AAMS prevede che “l’istanza di rinnovo contiene autocertificazione in merito alla sussistenza dei requisiti di cui agli articoli 4 e 5, nonché del versamento dovuto per il rinnovo dell’iscrizione stessa” e, pertanto, sarebbe evidente che, da un lato vi sono i “requisiti” veri e propri (condanne, antimafia, inadempimenti reiterati, ecc.) e dall’altro lato vi è il pagamento dell’obolo di 150 euro con la conseguenza che l’amministrazione, una volta accertata l’irregolarità relativa alla data di generazione della ricevuta di avvenuto pagamento, avrebbe dovuto invitare la ricorrente a regolarizzare la propria posizione;

5) per violazione dell’art. 11 del Decreto Direttoriale di AAMS n. 2011/31857/Giochi/ADI del 9.9.2011 in quanto sarebbe illegittima l’estensione del divieto di reiscrizione per cinque anni – previsto in caso di accertamento del mancato possesso dei requisiti per chi si iscrive per la prima volta nell’elenco – alla fattispecie del mancato possesso dei requisiti previsti in caso di rinnovo dell’iscrizione;

6) per illegittimità degli artt. 4, 5 e 11 del Decreto Direttoriale di AAMS n. 2011/31857/Giochi/ADI del 9.9.2011 per violazione dell’art. 1, comma 82, L. n. 220/2010, nonché degli artt. 3 e 97 Cost. e per eccesso di potere per illogicità e disparità di trattamento. Secondo la prospettazione della ricorrente i predetti articoli del decreto direttoriale sarebbero illegittimi per mancanza, in parte qua, di copertura legislativa e per violazione del principio di uguaglianza e di proporzionalità nella parte in cui non prevedono che possono essere ammessi ritardi nel pagamento e/o che, in caso di mancato versamento, segue l’immediata cancellazione o la sospensione dell’iscrizione per 5 anni.

2. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Monopoli di Stato – Ufficio Regionale Lazio, costituita in giudizio, ha articolatamente controdedotto alle censure di parte ricorrente ed ha concluso per la reiezione del ricorso.

3. Con l’ordinanza n. 6930 del 23.10.2019 la Sezione ha accolto la domanda cautelare in quanto “attesa la complessità e la peculiarità degli aspetti fattuali dedotti, merita un approfondimento che può essere svolto solo in sede di merito e che sussistono i presupposti per sospendere l’efficacia del provvedimento di cancellazione impugnato sino all’udienza pubblica”.

4. All’udienza del 17.6.2020 la causa è stata trattenuta in decisione ai sensi dell’art.84, comma 5, del D.L. n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020.

5. Il Collegio ritiene dirimente ai fini della decisione della controversia la legittimità, o meno, della cancellazione dall’elenco disposta a seguito dell’autocertificazione del “possesso” della quietanza di pagamento, sebbene sia poi emerso, in sede di controllo, che il versamento è stato effettivamente realizzato nella data indicata nell’autocertificazione (14.3.2018), mentre la quietanza – ricevuta di avvenuto pagamento – è stata rilasciata in una data successiva (23.3.2018) a quella autocertificata.

5.1. La fattispecie della cancellazione disposta in occasione del procedimento di rinnovo dell’iscrizione è disciplinata dalle seguenti disposizioni normative.

5.2. L’art. 1, comma 533 bis, della legge 23.12.2005, n. 266, prevede che “L’iscrizione nell’elenco di cui al comma 533 […] è disposta dal Ministero dell’economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato previa verifica del possesso, da parte dei richiedenti, della licenza di cui all’articolo 86 o 88 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, e della certificazione antimafia prevista dalla disciplina vigente, nonché dell’avvenuto versamento, da parte dei medesimi, della somma di euro 150. Gli iscritti nell’elenco rinnovano annualmente tale versamento. Con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sono stabiliti gli ulteriori requisiti, nonché tutte le ulteriori disposizioni applicative, eventualmente anche di natura transitoria, relative alla tenuta dell’elenco, all’iscrizione ovvero alla cancellazione dallo stesso, nonché ai tempi e alle modalità di effettuazione del predetto versamento […]”.

5.3. La disciplina legislativa demanda, dunque, ad un decreto direttoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze il compito di stabilire “gli ulteriori requisiti, nonché tutte le ulteriori disposizioni applicative, eventualmente anche di natura transitoria, relative alla tenuta dell’elenco, all’iscrizione ovvero alla cancellazione dallo stesso, nonché ai tempi e alle modalità di effettuazione del predetto versamento”.

5.4. Il Ministero ha dato attuazione alla predetta disciplina con il decreto direttoriale dell’AAMS del 9.9.2011, n. 31857, successivamente modificato con deliberazione dell’AAMS del 22.12.2014, n. 104077: l’art. 4, comma1, del citato decreto, rubricato “Requisiti per l’iscrizione”, prevede, in via generale, con riferimento alla procedura di iscrizione e di rinnovo, che “I soggetti che intendono iscriversi all’elenco con modalità telematica o rinnovare l’iscrizione, devono prioritariamente richiedere le credenziali per l’accesso al sistema informatico di gestione dell’elenco, tramite l’apposita area sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Utilizzando le credenziali, i predetti soggetti accedono ad un’area riservata sul sito medesimo e compilano lo specifico modulo, ivi disponibile, per l’iscrizione o il rinnovo. Il suddetto modulo deve essere compilato in tutte le sue parti, dichiarando, in regime di autocertificazione, ai sensi del D.P.R. n.445/2000, il possesso di:

a) licenza di cui all’articolo 86 o 88 del T.U.L.P.S., e successive modificazioni;

b) comunicazione antimafia prevista dal D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159.

c) quietanza che attesti il versamento della somma di euro 150,00 (euro centocinquanta/00), da effettuarsi tramite modello F24 accise, codice tributo n. 5216”.

L’art. 8, comma 4, del decreto, rubricato “Durata”, detta ulteriori disposizioni con riferimento al procedimento di rinnovo e, segnatamente dispone che “I soggetti che intendono mantenere l’iscrizione per ciascuno degli anni successivi, devono inoltrare attraverso modalità telematica, all’Ufficio dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli – area monopoli – competente per territorio, in relazione alla residenza o alla sede legale della persona fisica o dell’impresa richiedente, l’istanza di rinnovo contenente autocertificazione in merito alla sussistenza dei requisiti di cui agli articoli 4 e 5, nonché del versamento dovuto per il rinnovo dell’iscrizione stessa”.

5.5. Per completezza, occorre evidenziare che l’elenco di cui all’articolo 1, comma 533, della legge 23.12.2005, n. 266, è stato sostituito, ai sensi dell’art. 27, del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito in legge n. 157 del 2019, dal “Registro Unico degli operatori di gioco pubblico” – non ancora entrato in vigore – che richiede al comma 4, per l’iscrizione, requisiti sostanzialmente identici a quelli contenuti nell’attuale elenco. Tuttavia, il legislatore ha stabilito all’art. 27, comma 6, che “L’omesso versamento della somma di cui al comma 4 può essere regolarizzato, prima che la violazione sia accertata, con il versamento di un importo pari alla somma dovuta maggiorata di un importo pari al 2 per cento per ogni mese o frazione di mese di ritardo”.

6. Dal combinato disposto degli artt. 4 e 8 del decreto direttoriale dell’AAMS del 9.9.2011, n. 31857, emerge che l’operatore in sede di iscrizione deve possedere i tre requisiti indicati nell’art. 4, comma 1 alle lettere a), b), c) (ossia la licenza per l’esercizio dell’attività economica, la comunicazione antimafia, la quietanza che attesti il versamento del tributo), mentre in sede di rinnovo deve possedere i primi due requisiti previsti per l’iscrizione (licenza e comunicazione) e il requisito del versamento del tributo (specifico per il rinnovo).

6.1. Dal tenore letterale del decreto emerge che, in sede di rinnovo, l’istanza deve contenere l’autocertificazione “in merito alla sussistenza dei requisiti di cui agli articoli 4 e 5”, mentre, con riferimento al tributo, l’autocertificazione deve riguardare il (solo) “versamento”, anziché l’autocertificazione del “possesso […] di quietanza che attesti il versamento” come si prevede per l’iscrizione nell’elenco.

6.2. I primi due requisiti (licenza e comunicazione) attengono, infatti, al profilo strutturale o statico del rapporto in quanto relativi alla posizione sostanziale dell’istante e per essi non è previsto un termine di efficacia, sicché devono esistere al momento della domanda di iscrizione e persistere per tutta la durata della sua efficacia; l’ulteriore requisito del versamento del tributo incide, invece, sul profilo dinamico del rapporto in quanto riguarda l’obbligazione tributaria e ha un’efficacia limitata nel tempo, dovendosi rinnovare anno per anno in relazione al periodo di imposta (ai sensi dell’art. 1, comma 533- bis, della legge 23.12.2005, n. 266, “Gli iscritti nell’elenco rinnovano annualmente tale versamento”).

6.3. Ne consegue che l’operatore già iscritto nell’elenco è tenuto ad inoltrare, ai fini del rinnovo dell’iscrizione, un’autocertificazione sulla persistenza dei requisiti di cui agli articoli 4 e 5 del medesimo decreto (relativi alla licenza e alla comunicazione antimafia) e sulla sussistenza del “versamento”, quale prova documentale idonea a dimostrare l’adempimento dell’obbligazione tributaria per l’anno di imposta di esercizio dell’attività.

7. Alla luce del quadro normativo esposto, il primo, il secondo ed il quarto motivo di ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente in considerazione della loro connessione, sono fondati e meritevoli di accoglimento per le seguenti ragioni.

8. Nel caso di specie, la ricorrente ha autocertificato di aver versato il tributo per l’anno di imposta, relativo al periodo di efficacia del mantenimento dell’iscrizione nell’elenco, nella data (13.3.2018) indicata nel modello c.d. REIS che è antecedente a quella stabilita per il “versamento dovuto” (30.4.2018). In aggiunta a tale autocertificazione, ha dichiarato di “possedere” la quietanza di pagamento del versamento del tributo rilasciata in una data diversa (14.3.2018, coincidente con la data del versamento) rispetto a quella in cui è stata poi effettivamente rilasciata (23.3.2018).

8.1. Come correttamente evidenziato nel ricorso, l’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9.9.2011, n. 31857 prevede che l’operatore iscritto nell’elenco per ottenere il rinnovo dell’iscrizione deve inoltrare un’autocertificazione in cui si attesta la sussistenza del “versamento”. Al contrario, con riguardo al procedimento di iscrizione, l’art. 4, comma 1, lett. e), del medesimo decreto, prevede che l’operatore interessato alla prima iscrizione deve autocertificare il “possesso […] di quietanza che attesti il versamento”. Dunque, soltanto per il procedimento di iscrizione nell’elenco si richiede, al momento della domanda, l’estinzione anticipata del rapporto tributario e, quindi, a tal fine, si onera l’istante di fornire la piena prova dell’estinzione del rapporto mediante l’autocertificazione del “possesso” della quietanza.

8.2. Per il procedimento di rinnovo, invece, il decreto direttoriale non contempla tra i requisiti quello dell’estinzione anticipata del (futuro) rapporto tributario, ma si limita unicamente a stabilire che, per conseguire il rinnovo, occorre versare il tributo entro il termine previsto, versamento che, come la Sezione ha già evidenziato, “è l’atto materiale di esecuzione della prestazione oggetto dell’obbligazione che, ove realizzato nei tempi e nei modi convenuti, si risolve nell’esatto adempimento dell’obbligazione” (cfr. TAR Lazio, Roma, II, 7.5.2020, n. 4789).

Una volta adempiuta l’obbligazione tributaria, è onere dell’istante autocertificare, mediante la dichiarazione di scienza, l’avvenuto adempimento al fine semplificare i controlli dell’amministrazione sul possesso dei requisiti abilitanti il rinnovo.

9. Parte ricorrente ha chiesto ed ottenuto l’iscrizione nell’elenco in sede di rinnovo sulla base della ricorrenza dei presupposti previsti dall’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9.9.2011, n. 31857, adempiendo entro il termine previsto l’obbligazione tributaria. Tra questi requisiti non rientra, come detto, la prova dell’estinzione anticipata dell’obbligazione tributaria da attestare mediante il possesso della quietanza.

Ciò comporta che l’erronea indicazione dell’autocertificazione del “possesso” della quietanza non si risolve in una dichiarazione falsa sul possesso di un requisito prescritto dal decreto. Non essendo, infatti, il possesso della quietanza (e quindi la prova dell’estinzione anticipata del rapporto tributario) un requisito richiesto per il buon esito del procedimento di rinnovo, la dichiarazione sulla sua sussistenza al momento della domanda di rinnovo non è idonea a fare conseguire al dichiarante alcun beneficio e, quindi, specularmente, l’erronea dichiarazione del possesso della quietanza non fa perdere o decadere il dichiarante da un beneficio che ha conseguito sulla base di essa.

10. Alla luce delle suesposte considerazioni va, pertanto, disattesa la tesi dell’amministrazione secondo cui, anche in sede di rinnovo dell’iscrizione, l’interessato dovrebbe autocertificare il possesso della quietanza di pagamento della somma. Tale assunto si risolve in un’inammissibile integrazione postuma di un requisito abilitante il mantenimento dell’iscrizione nell’elenco, di natura restrittiva, non previsto nel decreto direttoriale dell’AAMS del 9.9.2011, n. 31857 e, inoltre, sarebbe contrario ai principi di proporzionalità e di adeguatezza dell’azione amministrativa, attesa l’esiguità del versamento dovuto una tantum e la stessa ratio del ravvedimento operoso dell’interessato, avvenuto prima dell’accertamento della violazione, a cui oggi si ispira la disciplina di settore (art. 27, comma 6, del decreto legge 26.10.2019, n. 124).

11. Né, infine, assume rilevanza nel caso di specie l’art. 75 del DPR n. 445 del 2000, ai sensi del quale laddove “emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”.

Come rilevato, la cancellazione è stata disposta a prescindere dalla non veridicità della dichiarazione rilasciata, la quale è soltanto conseguente alla ritenuta esistenza di una causa ostativa sostanziale (cfr. Corte costituzionale, 24 luglio 2019, n. 199) che, si è accertato, non ricorre nella specie.

12. Per le suesposte ragioni, previo assorbimento delle ulteriori censure, il ricorso va accolto con conseguente annullamento del provvedimento di cancellazione impugnato.

13. La peculiarità della controversia, unitamente alla novità e alla complessità delle questioni trattate, giustificano la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento di cancellazione prot. 64943 del 13.9.2019.

Spese compensate”.