Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha accolto – tramite sentenza – i ricorsi di due concessionari contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in cui si chiedeva l’annullamento dei provvedimenti aventi ad oggetto “adempimenti di cui all’art. 1, comma 81, lett. f) della legge 13 dicembre 2010, n. 220: ripartizione somme eccedenza determinata compresenza di apparecchi riferibili più concessionari nei mesi di gennaio-agosto 2011”.

I giudici sono giunti alla stessa conclusione in entrambi i ricorsi, nel primo si legge: “1. La Società ricorrente è concessionaria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per il servizio di attivazione e conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito con vincite in denaro mediante apparecchi ex art. 110, comma 6, del T.U.L.P.S..

1.1. Si evidenzia che, in base all’art. 1, comma 81, della legge n. 220/2010: “Al fine di un più efficace contrasto del gioco illecito e dell’evasione fiscale nel settore del gioco, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato…realizza nell’anno 2011 un programma straordinario di almeno trentamila controlli in materia di giochi pubblici, con particolare riferimento ai settori del gioco on line, delle scommesse nonché del gioco praticato attraverso apparecchi da intrattenimento e divertimento; in relazione a quest’ultimo, in particolare, il programma dei controlli ha l’obiettivo:

f) di ripartire fra tutti i concessionari per la raccolta del gioco attraverso apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi risultano formalmente riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi che, all’esito della ricognizione, risultano in eccedenza ma non riferibili a un singolo concessionario; di prevedere, fermo restando quanto disposto dagli articoli 39 e seguenti del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, e dall’articolo 110, comma 9, del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, il pagamento delle somme di cui alla lettera d), anche per gli apparecchi non muniti del nulla osta, da parte dei soggetti responsabili dell’installazione degli apparecchi medesimi”.

2. Con nota in data 15.06.2012 detta Agenzia ha comunicato che, al fine di dare applicazione al citato art. 1, comma 81, lett. f), aveva provveduto ad effettuare “l’estrazione dei dati relativi alle ubicazioni per le quali, con riferimento ai mesi da gennaio ad agosto 2011, è stata rilevata un’eccedenza rispetto ai limiti stabiliti dalle regole al tempo vigenti per il contingentamento degli apparecchi comma 6, lettera a) del T U.L.P.S., non riferibile ad un singolo concessionario di rete e determinata dalla compresenza nella medesima ubicazione di apparecchi riferibili a più concessionari”.

Vi ha allegato un file excel, dal quale risultava: “sulla base di quanto contenuto in banca dati AAMS/SOGEI, la percentuale di spettanza di codesto concessionario per la ripartizione degli importi di cui in argomento per ciascuna ubicazione e per i periodi di competenza, con l’indicazione dell’importo da corrispondere”.

Successivamente l’Agenzia ha concesso termine entro il mese di gennaio 2013 per verificare “la corrispondenza dei dati trasmessi in allegato relativamente agli apparecchi rilevati in sovrannumero con quelli in proprio possesso, ovvero [per] riscontrare, con la trasmissione allo scrivente di analogo file su supporto ottico non riscrivibile, le circostanze che possano comportare una variazione del numero di apparecchi in sovrannumero per ciascuna ubicazione con riferimento ai periodi in relazione ai quali devono essere corrisposti gli importi di cui alla legge 13 dicembre 2010, n. 220, articolo 1, comma 81, lettera J. Qualora, invece, con riferimento a ciascuna ubicazione e ai periodi in considerazione, codesto concessionario abbia già provveduto al pagamento con F-24 degli importi individuati, tale circostanza dovrà essere indicata nel medesimo file, da trasmettere entro il termine sopra individuato”.

2.1. Con nota datata 31.01.2013, la ricorrente, esaminati gli atti allegati nella nota del 15.06.2012, integrati da quelli resi disponibili in sede di accesso, ha preliminarmente eccepito l’erroneità del criterio di calcolo utilizzato nel caso di esercizi in cui opera una pluralità di concessionari, basato, non sull’effettiva addebitabilità dell’eccedenza, bensì sul numero dei nulla osta intestati al singolo concessionario e presenti nel punto vendita.

Inoltre ha evidenziato ulteriori tipologie di incongruenze riscontrate, quali: discordanze tra il file allegato alla comunicazione del 15.06.2012 e quelli presenti all’interno del CD Rom consegnato in sede di accesso; eccedenze apparenti di apparecchi collegati all’interno dei punti vendita (casi di sostituzioni di apparecchi all’interno del punto vendita, ovvero disinstallazione di un apparecchio collegato); eccedenze per le quali la Società aveva già provveduto al versamento del contributo previsto; discordanze tra il contenuto del file c.d. “Multi contingentamento sintetico” e quello analitico.

Ha infine rilevato numerosi casi di non corrispondenza tra quanto indicato nei dati forniti dall’Amministrazione e quanto censito nella propria banca dati e comunicato all’Amministrazione stessa in relazione alle tipologie di punti vendita nonché alla estensione superficiale degli stessi.

In conseguenza di ciò ha contestato la debenza delle somme indicate nella tabella excel.

2.2. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha, quindi, inviato la nota datata 5.8.2013, con la quale ha dichiarato di applicare il criterio di imputabilità oggettivo in relazione agli apparecchi, all’esito della ricognizione risultanti in eccedenza ma non riferibili a un singolo concessionario.

3. Avverso detta ultima nota è stato proposto il ricorso in epigrafe, affidato ai seguenti motivi di censura: violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 81, della legge 13.12.2010, n. 220 – violazione e falsa applicazione della circolare prot. n. 2010/15776/Giochi/ADI del 6.5.2010 – eccesso di potere per carenza di istruttoria, difetto di motivazione e manifesta contraddittorietà.

3.1. L’interpretazione data dall’Amministrazione, oltre a confliggere con il dato letterale della norma, contrasterebbe anche con quanto affermato dalla stessa proprio con riguardo alla rilevazione delle eccedenze di apparecchi “di Terzi” (cfr. Circolare AAMS in data 6.5.2010, pag. 11, lett. v), laddove, con riguardo alla verifica del rispetto delle regole sul contingentamento, si affermerebbe che si deve aver cura di evidenziare “in caso di violazioni riscontrate, la data di installazione relativa a ciascuno degli Apparecchi di Terzi”, per cui la verifica della priorità di installazione rappresenterebbe un adempimento imprescindibile per l’esatta verifica di ipotesi di eccedenza, al quale anche la norma in parola non poteva non fare riferimento.

3.2. Infatti il più volte richiamato comma 81 presupporrebbe il criterio di imputabilità basato sulla data di installazione della macchina (criterio poi semplicemente fatto proprio dal decreto direttoriale del 2011), giacché, alla lettera b), nel descrivere l’attività di ricognizione che l’Amministrazione deve svolgere in adempimento della legge, si dice espressamente che essa deve consistere nell’identificare “quali e quanti apparecchi risultino installati in ciascun esercizio commerciale, locale o punto di offerta del gioco in eccedenza rispetto ai parametri numerico-quantitativi già stabiliti a tale riguardo con decreti dirigenziali dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato”.

3.3. Spetterebbe dunque all’Agenzia (e per essa a SOGEI) individuare nei singoli casi i concessionari responsabili della eventuale eccedenza, attraverso il raffronto dei dati riferibili ad ogni singolo concessionario, in quanto la banca dati dell’Agenzia sarebbe l’unica in possesso del dato integrato relativo a tutti i concessionari, che può fare luce sull’effettiva addebitabilità di eventuali ipotesi di eccedenza.

3.4. Del resto la lettura della norma appena illustrata risulterebbe essere l’unica costituzionalmente orientata, atteso che una disposizione – sia pure di rango primario- che sancisca un’ipotesi di imputabilità oggettiva di un fatto, senza peraltro che ciò trovi giustificazione alcuna nella protezione di particolari valori o interessi sottesi alla vicenda, non si giustificherebbe in conformità al disposto degli artt. 3, 24 e 27 Cost..

3.5. Perciò occorre verificare l’attività contestuale di un numero di apparecchi superiore a quello previsto come limite.

3.6. Numerosissimi sarebbero i casi di c.d. eccedenza apparente, rilevata dai dati forniti dall’Amministrazione, posto che gli apparecchi apparentemente in esubero potrebbero essere stati oggetto di spostamento nello stesso giorno o nei giorni immediatamente precedenti o successivi e non avere in alcun modo generato ipotesi di eccedenza effettiva.

3.7. L’Amministrazione avrebbe sostanzialmente operato una sorta di inversione dell’onere della prova a carico dei concessionari, affermando che “se dal confronto dei dati in possesso di ciascun concessionario con quelle trasmessi da AAMS, sono state accertate delle incongruenze in merito alla tipologia degli esercizi ed alla superficie degli stessi, si ribadisce la possibilità per il concessionario di fornire ogni informazione utile, con apposita documentazione, sempre a data certa, sulla tipologia dell’esercizio, nonché sulla corretta estensione dell’ubicazione”.

4. Si è costituita in giudizio l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

4.1. Fissata l’udienza di smaltimento dell’arretrato del 26.11.2021 per la decisione del ricorso, essa ha in data prodotto una memoria difensiva.

4.2. Ha in primis eccepito il difetto di giurisdizione, assumendo che, avendo le somme richieste con l’atto impugnato nel presente giudizio propriamente natura di corrispettivi per il mantenimento in esercizio di apparecchi eccedenti il numero prestabilito, la giurisdizione apparterrebbe al Giudice ordinario.

4.3. Nel merito l’Agenzia ha rilevato che le lettere d) e f) del comma 81 sono relative a due casistiche in caso di accertata eccedenza: l’ipotesi di un unico concessionario che abbia installato presso uno o più esercizi un numero di apparecchi superiore a quello consentito (lett. d), con la possibilità di mantenerli, previo pagamento, fino alla data di adozione del decreto di cui alla lett. g), di una somma mensile pari a euro 300; l’ipotesi (lett. f) della compresenza di più concessionari all’interno di un medesimo esercizio, con obbligo di ripartire fra tutti, in proporzione percentuale al numero di apparecchi agli stessi riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi in eccedenza.

L’Amministrazione ha proceduto, a suo tempo, ad effettuare una ricognizione delle ubicazioni presso le quali è stata rilevata un’eccedenza rispetto ai limiti quantitativi vigenti pro tempore, non riferibile ad un singolo concessionario, bensì alla compresenza nello stesso esercizio di apparecchi riferibili a più concessionari, comunicando il risultato agli Uffici territoriali e rendendolo disponibile in Banca dati, al fine di consentire agli stessi l’inoltro delle relative contestazioni.

Ai fini della determinazione delle somme dovute da ciascun concessionario, è stato preso in considerazione il numero di apparecchi presenti nel giorno del mese in cui è stato rilevato il massimo livello di presenza di apparecchi nello stesso esercizio e su questa base è stata determinata la proporzione percentuale mensile da richiedere a ciascun concessionario, tenuto conto del rapporto fra totale degli apparecchi del singolo e totale degli apparecchi transitati almeno un giorno al mese nella stessa ubicazione.

L’Amministrazione non potrebbe determinare quale fra gli apparecchi insistenti in un determinato esercizio sia opportuno scollegare dalla rete, essendo tale decisione rimessa alla iniziativa imprenditoriale dei concessionari ed esercenti.

5. Pure la ricorrente ha depositato memoria, anche di replica rispetto a quella prodotta dalla resistente, affermando la sussistenza in concreto della giurisdizione del Giudice adito e controdeducendo alle difese di controparte.

6. Nell’udienza suindicata, svoltasi in modalità da remoto, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

7. Preliminarmente il Collegio deve darsi carico di vagliare l’eccezione di difetto di giurisdizione mossa dall’Agenzia intimata.

7.1. Essa va disattesa, dal momento che con l’impugnativa proposta in questa sede non si fa direttamente questione del quantum dei corrispettivi, ma a monte si contesta l’esercizio del potere discrezionale da parte dell’Agenzia nella loro determinazione e nella stessa individuazione dei soggetti tenuti al loro versamento.

8. Nel merito deve in primo luogo si rilevarsi che l’art. 1, comma 81, della legge n. 220/2010 ha così disposto:

“Al fine di un più efficace contrasto del gioco illecito e dell’evasione fiscale nel settore del gioco, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, …, realizza nell’anno 2011 un programma straordinario di almeno trentamila controlli in materia di giochi pubblici, con particolare riferimento ai settori del gioco on line, delle scommesse nonché del gioco praticato attraverso apparecchi da intrattenimento e divertimento; in relazione a quest’ultimo, in particolare, il programma dei controlli ha l’obiettivo:

a) di realizzare, sulla base della banca dati di cui all’articolo 22 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, l’accurata ricognizione della distribuzione sul territorio degli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, al fine di identificare:

1) il numero e la tipologia dei singoli apparecchi presenti in ciascun esercizio commerciale, locale o, comunque, punto di offerta del gioco, nonché di quelli collocati in magazzini ovvero sottoposti a manutenzione straordinaria;

2) la titolarità di ciascun esercizio commerciale, locale o, comunque, punto di offerta del gioco;

3) la titolarità, il possesso ovvero la detenzione a qualsiasi titolo di ciascun apparecchio, nonché la data della sua installazione nell’esercizio commerciale, locale o punto di offerta del gioco; a tale ultimo riguardo, in assenza di dati univoci e concordanti, vale la presunzione assoluta, ai soli fini della ricognizione, che gli apparecchi siano stati installati nella data immediatamente anteriore a quella nella quale l’identificazione è effettuata;

4) la riferibilità di ciascun apparecchio alla rete del corrispondente concessionario per la raccolta del gioco;

b) conseguentemente, di identificare quali e quanti apparecchi risultino installati in ciascun esercizio commerciale, locale o punto di offerta del gioco in eccedenza rispetto ai parametri numerico – quantitativi già stabiliti a tale riguardo con decreti dirigenziali dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato; c) di prevedere che ciascun concessionario fornisca all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, anche senza previa richiesta da parte della stessa, tutti i dati, i documenti e le informazioni utili ai fini della ricognizione;

d) di consentire a ciascun concessionario, nonché a ciascun soggetto dallo stesso legittimamente incaricato nell’ambito dell’organizzazione della rete di raccolta del gioco, di mantenere installati negli esercizi commerciali, nei locali ovvero nei punti di offerta del gioco gli apparecchi che risultano in eccedenza, ai sensi della lettera b), previo pagamento, fino alla data di adozione del decreto di cui alla lettera g), di una somma mensile pari a euro 300, dovuta solidalmente dai soggetti sopra indicati per ciascuno degli apparecchi di cui al comma 6 dell’articolo 110 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni;

e) di irrogare ai concessionari, che non forniscano i dati, i documenti e le informazioni di cui alla lettera c), una sanzione amministrativa pecuniaria, per ogni mancata comunicazione, non inferiore nel minimo a euro 500 e non superiore nel massimo a euro 1.500, per la quale non è ammesso quanto previsto dall’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni;

f) di ripartire fra tutti i concessionari per la raccolta del gioco attraverso apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi risultano formalmente riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi che, all’esito della ricognizione, risultano in eccedenza ma non riferibili a un singolo concessionario; di prevedere, fermo restando quanto disposto dagli articoli 39 e seguenti del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, e dall’articolo 110, comma 9, del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, il pagamento delle somme di cui alla lettera d), anche per gli apparecchi non muniti del nulla osta, da parte dei soggetti responsabili dell’installazione degli apparecchi medesimi;

g)…”.

8.1. Nel presente giudizio viene in rilievo, in particolare, la lett. f), concernente i casi di pluralità di apparecchi in uno stesso esercizio.

8.2. Ad avviso del Collegio, in base al criterio letterale e anche teleologico, la norma in questione non elimina in capo all’Amministrazione procedente qualsiasi obbligo di verificare le date di installazione e di esercizio dei singoli apparecchi, consentendo automaticamente di spalmare la sanzione su tutti i concessionari presenti in quella determinata ubicazione in percentuale rispetto ai nulla osta.

L’interpretazione seguita dall’Amministrazione determina, infatti un’ipotesi di responsabilità oggettiva e ineludibile, attesa l’impossibilità per il singolo concessionario di sapere se e quando interviene l’installazione da parte di un altro concessionario di uno o più apparecchi in eccedenza rispetto al numero ammissibile in quel determinato esercizio.

È solo l’Amministrazione ad avere il quadro completo degli apparecchi installati presso un esercizio riferibili ai diversi concessionari, ad essere in grado di conoscere quali apparecchi siano antecedenti e perciò rientranti nel numero contingentato e quali invece siano stati collocati successivamente, sforando il plafond massimo stabilito.

Essa, infatti, utilizzando la banca dati di SOGEI, è in grado di individuare, mediante il confronto tra i dati del NOE – nulla osta di esercizio dell’apparecchio – con la movimentazione telematica dell’installazione nel singolo esercizio, tramite il PDA ivi installato, il dato cronologico dell’installazione e conseguentemente di identificare il concessionario e/o i concessionari responsabile/i dello sforamento del limite di contingentamento. Si rammenta in proposito che ciascun concessionario è tenuto ad installare presso ogni esercizio commerciale un c.d. PDA (punto di accesso) che si collega telematicamente con la rete del concessionario, la quale a sua volta è collegata telematicamente con i server di SOGEI.

In tal modo l’Agenzia resistente può individuare i singoli concessionari ai quali fanno capo gli apparecchi installati successivamente ed integranti l’extra-contingentamento, quindi tenuti a versare l’importo dovuto.

La previsione della ripartizione tra i concessionari, proporzionalmente ai nulla osta posseduti nell’esercizio commerciale, il pagamento delle somme rappresenta un’ipotesi del tutto residuale, percorribile solo ove l’Agenzia non riesca a riferire gli apparecchi ai singoli concessionari; essa di regola, con la metodologia illustrata, è invece in grado di riferire correttamente le eccedenze a ciascun concessionario, anche ove in uno stesso esercizio insistano apparecchi facenti a capo ad una pluralità.

9. Pertanto risulta fondata la doglianza di parte ricorrente con la quale si deduce l’illegittimità delle modalità con le quali è stato ripartito proporzionalmente tra i vari concessionari l’onere impositivo, prescindendo totalmente dalla data di installazione dell’apparecchio in esubero e in tal modo applicando la sanzione anche a carico del concessionario più diligente, che abbia, cioè, installato un numero di apparecchi conforme a quello assentito in una determinata ubicazione.

9.1. Tale modus operandi ha integrato la violazione della norma primaria qui in rilievo ed un evidente difetto di istruttoria e di motivazione.

10. Il ricorso deve perciò essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

11. Le spese di lite possono essere compensate, attesa la peculiarità della questione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Stralcio), definitivamente pronunciando: accoglie il ricorso, come in epigrafe proposto, e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato”.

Nel secondo ricorso si legge: ” 1. La Società ricorrente è concessionaria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per il servizio di attivazione e conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito con vincite in denaro mediante apparecchi ex art. 110, comma 6, del T.U.L.P.S..

1.1. Si evidenzia che, in base all’art. 1, comma 81, della legge n. 220/2010: “Al fine di un più efficace contrasto del gioco illecito e dell’evasione fiscale nel settore del gioco, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato…realizza nell’anno 2011 un programma straordinario di almeno trentamila controlli in materia di giochi pubblici, con particolare riferimento ai settori del gioco on line, delle scommesse nonché del gioco praticato attraverso apparecchi da intrattenimento e divertimento; in relazione a quest’ultimo, in particolare, il programma dei controlli ha l’obiettivo:

f) di ripartire fra tutti i concessionari per la raccolta del gioco attraverso apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi risultano formalmente riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi che, all’esito della ricognizione, risultano in eccedenza ma non riferibili a un singolo concessionario; di prevedere, fermo restando quanto disposto dagli articoli 39 e seguenti del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, e dall’articolo 110, comma 9, del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, il pagamento delle somme di cui alla lettera d), anche per gli apparecchi non muniti del nulla osta, da parte dei soggetti responsabili dell’installazione degli apparecchi medesimi”.

2. Con le note in data 19.07.2013 indicate in epigrafe l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio Regionale della Sicilia ha eseguito le contestazioni delle mancate somme dovute in relazione ad apparecchi extra-contingentamento per i diversi mesi del 2011, assegnando alla Società (…) il termine di 30 giorni dalla notifica per far pervenire “documenti o scritti difensivi” o per chiedere anche di essere sentita.

2.1. La ricorrente, con note dell’1.8.2013, ha rappresentato che gli elenchi forniti dall’Amministrazione non consentivano di effettuare le dovute verifiche in ordine alla corretta determinazione dell’importo richiesto e, pertanto, ha formulato espressa istanza di ostensione dei documenti, che solo in parte sarebbe stata soddisfatta con successiva nota prot. n. 78994 del 2.10.2013.

3. Con il ricorso n. 10755 del 2013 (…) ha impugnato le note 19.07.2013, deducendo i seguenti motivi di censura: violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 81, lett. b), d), f), della legge n. 13.12.2010, n. 220 – eccesso di potere sotto tutte le figure sintomatiche e, in particolare, per illogicità, irragionevolezza, manifesta ingiustizia, carenza assoluta di istruttoria e di motivazione.

3.1. I medesimi importi richiesti ad (…) con le impugnate note dall’Ufficio regionale della Sicilia sarebbero contenuti (con duplicazione del petitum) anche in un più ampio provvedimento adottato dall’Amministrazione centrale dei Monopoli sempre nei confronti dell’odierna ricorrente, avente ad oggetto la ricognizione dalla stessa effettuata sull’intero territorio nazionale.

3.1. Si contesta altresì che l’Amministrazione, all’esito del programma di controllo sul nimero di apparecchi eseguito ex lege, incurante peraltro delle stesse informazioni fornite dal concessionario, avrebbe ritenuto di imputare in maniera arbitraria ad (…) somme, ai sensi dell’art. 1, comma 81, lett. d) e lett. f), della legge n. 220/2010, riferendo al concessionario eccedenze di apparecchi rispetto al numero previsto in un determinato esercizio, senza la prova della imputabilità allo stesso del sovrannumero, ovvero riconducendo erroneamente un determinato esercizio ad una tipologia diversa da quella reale ovvero addirittura, in alcuni casi, indicando un extracontingentamento diverso da quello riportato per lo stesso esercizio e per lo stesso periodo di riferimento dalla Direzione Giochi.

AAMS avrebbe dovuto “identificare quali e quanti apparecchi risultino installati in ciascun esercizio commerciale locale o punto di offerta del gioco in eccedenza rispetto ai parametri numerico-quantitativi già stabiliti a tale riguardo con decreti dirigenziali dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato”.

3.2. Si rammenta in ricorso che, accertata l’eccedenza e fino alla adozione di un nuovo e successivo decreto direttoriale che avrebbe ridefinito i parametri numerico-quantitativi di installazione degli apparecchi, a ciascun concessionario veniva concesso di mantenere installati negli esercizi gli apparecchi che fossero risultati in eccedenza, previo pagamento di una somma mensile pari a euro 300 per ciascuno degli apparecchi in eccedenza.

Il legislatore ha poi previsto che, ove, all’esito della ricognizione, fossero risultati apparecchi in eccedenza non riferibili ad un singolo concessionario, il pagamento della somma mensile, pari ad euro 300, sarebbe stato ripartito fra tutti i concessionari secondo criteri proporzionali.

3.3. Con decreto direttoriale 27.07.2011, n. 30111, ai sensi dell’art. 1, comma 81, lett. g), della legge n. 220/2010, AAMS ha provveduto alla determinazione dei criteri e parametri numerico quantitativi per l’installabilità degli apparecchi.

3.4. Con la nota prot. n. 2013/2602/Giochi/ADI, richiamata da ciascun atto in questa sede oggetto di impugnazione, l’Amministrazione centrale ha trasmesso all’Ufficio Regionale della Sicilia i dati relativi alle ubicazioni presso le quali, all’esito della ricognizione, era stata rilevata un’eccedenza rispetto ai limiti stabiliti dalle regole sul contigentamento allora vigenti non riferibile ad un singolo concessionario e determinata dalla compresenza, nel medesimo esercizio, di apparecchi riferibili a più concessionari nei mesi gennaio – agosto 2011.

Per effetto della predetta nota prot. n. 2013/2602/Giochi/AD, l’Ufficio Regionale della Sicilia ha proceduto con l’invio al concessionario (…) degli atti qui impugnati.

3.5. Si contestato l’imprecisione e l’approssimativismo con cui è stato effettuato il programma straordinario dei controlli.

3.5. Al riguardo si rileva che, a fronte di una specifica comunicazione del concessionario, con la quale si segnalava all’Amministrazione la tipologia di un esercizio (ad esempio “bar”, “sala giochi”), che, ai sensi del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze prot. n. 495/UDG del 27.10.2003, ridonda sul numero massimo di apparecchi installabili in un determinato esercizio e, quindi direttamente anche sull’extracontigentamento, nell’Elenco Ubicazioni in possesso dell’Amministrazione dette comunicazioni non sembrano essere state recepite.

3.7. Ed ancora essa non avrebbe recepito le comunicazioni del concessionario aventi ad oggetto la rimozione, ai sensi della circolare AAMS prot. 2011/3263 del 31.01.2011, degli apparecchi ivi indicati.

A seguito di segnalazioni dell’Amministrazione, ai sensi della richiamata circolare, (…) avrebbe, entro l’ultimo giorno del mese di riferimento, provveduto alla rimozione degli apparecchi in sovrannumero, ma delle intervenute corrette rimozioni entro i termini previsti l’Amministrazione non avrebbe tenuto conto.

3.8. L’onere probatorio della non riferibilità a taluno dei concessionari degli apparecchi in eccedenza, costituendo presupposto per l’applicazione pro quota dell’importo dell’extracontingentamento, ricadrebbe inevitabilmente sull’Amministrazione, unico soggetto che ha la completa cognizione della situazione generale di tutti i concessionari.

Si contesta in proposito che invece l’Ufficio regionale Sicilia non avrebbe indicato nel file allegato alla contestazione i codici di tutti gli apparecchi presenti nell’esercizio e le date di installazione e rimozione degli stessi, per cui sarebbe pressoché impossibile per (…) verificare se l’eventuale eccedenza di apparecchi in un determinato esercizio possa essere ad essa imputata.

4. Si sono costituite in giudizio le Amministrazioni intimate.

5. Nelle more, con nota in data 15.06.2012 l’Agenzia della Dogana e dei Monopoli ha comunicato che, al fine di dare applicazione al citato art. 1, comma 81, lett. f), aveva provveduto ad effettuare “l’estrazione dei dati relativi alle ubicazioni per le quali, con riferimento ai mesi da gennaio ad agosto 2011, è stata rilevata un’eccedenza rispetto ai limiti stabiliti dalle regole al tempo vigenti per il contingentamento degli apparecchi comma 6, lettera a) del T U.L.P.S., non riferibile ad un singolo concessionario di rete e determinata dalla compresenza nella medesima ubicazione di apparecchi riferibili a più concessionari”.

Vi ha allegato un file excel, dal quale risultava: “sulla base di quanto contenuto in banca dati AAMS/SOGEI, la percentuale di spettanza di codesto concessionario per la ripartizione degli importi di cui in argomento per ciascuna ubicazione e per i periodi di competenza, con l’indicazione dell’importo da corrispondere”.

5.1. Con la medesima nota ha invitato il concessionario a verificare, entro il mese di giugno 2012, la corrispondenza (o meno) dei dati trasmessi relativamente agli apparecchi rilevati in sovrannumero con quelli in proprio possesso e, in ipotesi di corrispondenza di dati, a versare gli importi ivi richiesti.

5.2. (…), con nota prot. n. 22563/2o12/Legale del 28.06.2012, ha rappresentato preliminarmente l’impossibilità di effettuare le verifiche richieste da AAMS su tutti gli esercizi indicati all’interno del file excel allegato alla nota AAMS del 15.06.2012, attesa l’assunta incompletezza delle informazioni ivi riportate e la mancanza di dati che consentissero una specifica individuazione degli esercizi.

5.3. Essa, tuttavia, previo espletamento di alcune verifiche a campione, ha dedotto la presenza di incongruenze nei dati forniti dall’Amministrazione.

La ricorrente ha formulato espressa richiesta di accesso agli atti, poi eseguito in data 13.12.2012, mediante copia di un cd rom contenente parte dei dati richiesti.

5.4. Con nota prot. n. 2012/59242/giochi/UD 19.12.2012, AAMS ha chiesto alla Società (…) di effettuare, entro il 31.01.2013, il riscontro dei dati trasmessi con quelli in proprio possesso e, in ipotesi di corrispondenza, di versare l’importo in precedenza indicato, così come determinato ai sensi dell’art. 1, comma 81, lett. d), della legge n. 220/2010.

5.5. (…), con nota prot. n. 2731/2013/Legale del 28.01.2013, ha ribadito le perplessità già precedentemente manifestate.

5.6. Con nota prot. n. 2013/16308/Giochi/ADI del 5.8.2013, AAMS ha riscontrato la nota 28.01.2013 di (…), assumendo che: i) la disposizione ex art. art. 1, comma 81, lett. f), della legge n. 220/2010 sarebbe norma che non postula un criterio di imputabilità soggettiva; ii) il concessionario possiederebbe tutti i dati necessari e sufficienti per verificare le eventuali incongruenze rispetto ai dati forniti da AAMS, avendo l’Amministrazione fornito tutte le necessarie informazioni ed il tempo utili per una loro elaborazione; iii) le deduzioni offerte dal concessionario, proponendo solo situazioni esemplificative, non sarebbero ammissibili/accettabili.

Alla luce di quanto sopra, AAMS ha chiesto il pagamento della somma riportata nella nota prot. 2012/27253 del 15.06.2012, salvo che entro il termine del 31.10.2013 il concessionario non presentasse un “elenco aggiornato e completo e, si ribadisce, documentato, delle ubicazioni tra quelle segnalate dallo stesso scrivente, interessate dalle particolarità che codesto concessionario riterrà opportuno evidenziare”.

6. Avverso la nota datata 5.8.2013 è stato proposto il ricorso n. 10757 del 2013, in cui sono state riproposte sostanzialmente le doglianze dedotte col gravame n. 10755 del 2013.

6.1. Nella nota si legge che il concessionario avrebbe dato un’interpretazione non conforme alla chiara lettera dell’art. 1, comma 81, lett. f), della legge n. 220/2010 e avrebbe proposto solo situazioni esemplificative, pertanto, non ammissibili/accettabili. Inoltre, attraverso quella che potrebbe essere definita una ‘probatio diabolica’, riverserebbe esclusivamente sul concessionario l’onere di provare l’extracontigentamento, determinando una vera e propria inversione dell’onere della prova.

6.2. Si osserva in ricorso che la predetta lett. f) parla di ripartizione pro quota tra tutti i concessionari degli importi di cui alla precedente lett. d) solo e nella misura in cui l’eccedenza di apparecchi rispetto al numero massimo previsto (c.d. extracontingentamento) “non sia riferibile” ad un singolo concessionario, per cui la ratio della norma sarebbe nel senso che, solo ove non sia in concreto individuabile il reale, effettivo debitore/concessionario, pagano tutti i concessionari, cioè a dire che l’importo così individuato viene ripartito pro quota tra tutti.

6.3. L’onere probatorio della “non riferibilità” a taluno dei concessionari degli apparecchi in eccedenza, costituendo presupposto indefettibile per l’applicazione pro quota dell’importo dell’extracontingentamento, ricadrebbe inevitabilmente sull’Amministrazione, unico soggetto che ha la completa cognizione della situazione generale di tutti i concessionari.

I dati nella disponibilità del concessionario sarebbero, infatti, insufficienti per fornire la predetta prova, dal momento che l’eccedenza di apparecchi rispetto al numero massimo previsto in quel determinato esercizio costituisce un quid generato da più concessionari, ciascuno all’insaputa dell’altro.

L’Amministrazione dovrebbe dare contezza del perché e del come ritiene che in un determinato esercizio l’extracontingentamento non sia riferibile ad uno specifico concessionario, provando l’impossibilità di ricondurre lo stesso a taluno dei concessionari; invece essa vorrebbe riversarla sul singolo concessionario.

6.4. Si contestano altresì errori in cui sarebbe incorsa l’Amministrazione.

Essa non avrebbe recepito in alcuni casi le comunicazioni del concessionario aventi ad oggetto la tipologia degli esercizi, in altri quelle concernenti la rimozione, ai sensi della circolare AAMS prot. 2011/3263 del 31.01.2011, degli apparecchi ivi indicati, in altri ancora non avrebbe individuato correttamente le singole tipologie di esercizio ed anzi avrebbe ricondotto un medesimo esercizio sotto diverse tipologie (configurandolo al tempo stesso “bar” e “sala giochi”), salvo, poi, senza chiarire il criterio di scelta adottato ai fini della individuazione del numero massimo di apparecchi installabili e dunque dell’extracontingentamento, inquadrarlo in una specifica tipologia di esercizio, con tutti gli effetti che conseguono ai fini del numero massimo di apparecchi installabili in quel dato esercizio.

Dall’esame dell’Elenco Ubicazioni non sarebbe dato comprendere se l’Amministrazione abbia tenuto conto del tempo necessario per lo spostamento fisico degli apparecchi rimossi.

7. Anche in relazione al ricorso n. 10757 del 2013 si è costituita in giudizio l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

8. Fissata l’udienza di smaltimento dell’arretrato del 26.11.2021 per la definizione di entrambi i ricorsi in epigrafe, l’Amministrazione ha depositato memoria in ambedue i giudizi.

8.1. Essa ha in primo luogo eccepito il difetto di giurisdizione, assumendo che, avendo le somme richieste con l’atto impugnato nel presente giudizio propriamente natura di corrispettivi per il mantenimento in esercizio di apparecchi eccedenti il numero prestabilito, la giurisdizione apparterrebbe al Giudice ordinario.

8.2. Con riguardo al ricorso n. 10755 del 2013 ha altresì eccepito l’inammissibilità per carenza di interesse, non recando gli atti gravati immediata portata lesiva.

8.3. Nel merito, quanto al ricorso n. 10755 del 2013 l’Amministrazione ha assunto che la ricorrente, pur denunciando una serie di erronei comportamenti a carico dell’Agenzia, non sarebbe in grado di supportare con fatti e prove certe quanto dedotto.

8.4. Quanto al ricorso n. 10757 del 2013, l’Amministrazione ha rilevato che le lettere d) e f) del comma 81 sono relative a due casistiche in caso di accertata eccedenza: l’ipotesi di un unico concessionario che abbia installato presso uno o più esercizi un numero di apparecchi superiore a quello consentito (lett. d), con la possibilità di mantenerli, previo pagamento, fino alla data di adozione del decreto di cui alla lett. g), di una somma mensile pari a euro 300; l’ipotesi (lett. f) della compresenza di più concessionari all’interno di un medesimo esercizio, con obbligo di ripartire fra tutti, in proporzione percentuale al numero di apparecchi agli stessi riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi in eccedenza.

L’Amministrazione ha proceduto, a suo tempo, ad effettuare una ricognizione delle ubicazioni presso le quali è stata rilevata un’eccedenza rispetto ai limiti quantitativi vigenti pro tempore, non riferibile ad un singolo concessionario, bensì alla compresenza nello stesso esercizio di apparecchi riferibili a più concessionari, comunicando il risultato agli Uffici territoriali e rendendolo disponibile in Banca dati, al fine di consentire agli stessi l’inoltro delle relative contestazioni.

Ai fini della determinazione delle somme dovute da ciascun concessionario, è stato preso in considerazione il numero di apparecchi presenti nel giorno del mese in cui è stato rilevato il massimo livello di presenza di apparecchi nello stesso esercizio e su questa base è stata determinata la proporzione percentuale mensile da richiedere a ciascun concessionario, tenuto conto del rapporto fra totale degli apparecchi del singolo e totale degli apparecchi transitati almeno un giorno al mese nella stessa ubicazione.

L’Amministrazione non potrebbe determinare quale fra gli apparecchi insistenti in un determinato esercizio sia opportuno scollegare dalla rete, essendo tale decisione rimessa alla iniziativa imprenditoriale dei concessionari ed esercenti.

9. Pure la ricorrente ha depositato memoria, anche di replica rispetto a quella prodotta dalla resistente, in entrambi i giudizi.

10. Nell’udienza suindicata, svoltasi in modalità da remoto, i ricorsi sono stati trattenuti in decisione.

11. In via pregiudiziale deve disporsi la riunione dei ricorsi in epigrafe, stante l’evidente connessione soggettiva ed oggettiva tra gli stessi.

12. Sempre preliminarmente il Collegio deve darsi carico di vagliare l’eccezione di difetto di giurisdizione, mossa dall’Agenzia intimata.

12.1. Essa va disattesa, dal momento che con le impugnative proposte in questa sede non si fa direttamente questione del quantum dei corrispettivi, ma a monte si contesta l’esercizio del potere discrezionale da parte dell’Agenzia nella loro determinazione e nella stessa individuazione dei soggetti tenuti al loro versamento.

13. Va inoltre disaminata l’eccezione di inammissibilità, per difetto di interesse, sollevata dall’Avvocatura generale dello Stato con riguardo al ricorso n. 10755/2013.

13.1. Essa è invece fondata.

Come, infatti, è stato correttamente evidenziato, gli atti gravati con detto ricorso non hanno natura provvedimentale, essendo privi di immediata portata lesiva, per cui, in assenza di diretto nocumento, manca l’interesse concreto ed attuale al ricorso.

In proposito si rammenta che, con le note in data 19.07.2013 indicate in epigrafe, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio Regionale della Sicilia ha eseguito le contestazioni delle mancate somme dovute in relazione ad apparecchi extra-contingentamento per i diversi mesi del 2011, assegnando alla Società (…) il termine di 30 giorni dalla notifica per far pervenire “documenti o scritti difensivi” o per chiedere anche di essere sentita.

In effetti a tali note è seguito un momento partecipativo da parte della Società ricorrente.

14. Pertanto il ricorso n. 10755 del 2013 va dichiarato inammissibile, per carenza di interesse.

15. Il ricorso n. 10757 del 2013 è invece fondato per le ragioni di seguito esposte.

16. In primo luogo si rilevarsi che l’art. 1, comma 81, della legge n. 220/2010 ha così disposto:

“Al fine di un più efficace contrasto del gioco illecito e dell’evasione fiscale nel settore del gioco, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, …, realizza nell’anno 2011 un programma straordinario di almeno trentamila controlli in materia di giochi pubblici, con particolare riferimento ai settori del gioco on line, delle scommesse nonché del gioco praticato attraverso apparecchi da intrattenimento e divertimento; in relazione a quest’ultimo, in particolare, il programma dei controlli ha l’obiettivo:

a) di realizzare, sulla base della banca dati di cui all’articolo 22 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, l’accurata ricognizione della distribuzione sul territorio degli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, al fine di identificare:

1) il numero e la tipologia dei singoli apparecchi presenti in ciascun esercizio commerciale, locale o, comunque, punto di offerta del gioco, nonché di quelli collocati in magazzini ovvero sottoposti a manutenzione straordinaria;

2) la titolarità di ciascun esercizio commerciale, locale o, comunque, punto di offerta del gioco;

3) la titolarità, il possesso ovvero la detenzione a qualsiasi titolo di ciascun apparecchio, nonché la data della sua installazione nell’esercizio commerciale, locale o punto di offerta del gioco; a tale ultimo riguardo, in assenza di dati univoci e concordanti, vale la presunzione assoluta, ai soli fini della ricognizione, che gli apparecchi siano stati installati nella data immediatamente anteriore a quella nella quale l’identificazione è effettuata;

4) la riferibilità di ciascun apparecchio alla rete del corrispondente concessionario per la raccolta del gioco;

b) conseguentemente, di identificare quali e quanti apparecchi risultino installati in ciascun esercizio commerciale, locale o punto di offerta del gioco in eccedenza rispetto ai parametri numerico – quantitativi già stabiliti a tale riguardo con decreti dirigenziali dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato; c) di prevedere che ciascun concessionario fornisca all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, anche senza previa richiesta da parte della stessa, tutti i dati, i documenti e le informazioni utili ai fini della ricognizione;

d) di consentire a ciascun concessionario, nonché a ciascun soggetto dallo stesso legittimamente incaricato nell’ambito dell’organizzazione della rete di raccolta del gioco, di mantenere installati negli esercizi commerciali, nei locali ovvero nei punti di offerta del gioco gli apparecchi che risultano in eccedenza, ai sensi della lettera b), previo pagamento, fino alla data di adozione del decreto di cui alla lettera g), di una somma mensile pari a euro 300, dovuta solidalmente dai soggetti sopra indicati per ciascuno degli apparecchi di cui al comma 6 dell’articolo 110 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni;

e) di irrogare ai concessionari, che non forniscano i dati, i documenti e le informazioni di cui alla lettera c), una sanzione amministrativa pecuniaria, per ogni mancata comunicazione, non inferiore nel minimo a euro 500 e non superiore nel massimo a euro 1.500, per la quale non è ammesso quanto previsto dall’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni;

f) di ripartire fra tutti i concessionari per la raccolta del gioco attraverso apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi risultano formalmente riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi che, all’esito della ricognizione, risultano in eccedenza ma non riferibili a un singolo concessionario; di prevedere, fermo restando quanto disposto dagli articoli 39 e seguenti del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, e dall’articolo 110, comma 9, del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, il pagamento delle somme di cui alla lettera d), anche per gli apparecchi non muniti del nulla osta, da parte dei soggetti responsabili dell’installazione degli apparecchi medesimi;

g)…”.

16.1. Nel giudizio introdotto con il ricorso n. 10757 del 2013, qui esame, viene in rilievo, in particolare, la lett. f), concernente i casi di pluralità di apparecchi in uno stesso esercizio.

16.2. Ad avviso del Collegio, in base al criterio letterale e anche teleologico, la norma in questione non elimina in capo all’Amministrazione procedente qualsiasi obbligo di verificare le date di installazione e di esercizio dei singoli apparecchi, consentendo automaticamente di spalmare la sanzione su tutti i concessionari presenti in quella determinata ubicazione in percentuale rispetto ai nulla osta.

L’interpretazione seguita dall’Amministrazione determina, infatti un’ipotesi di responsabilità oggettiva e ineludibile, attesa l’impossibilità per il singolo concessionario di sapere se e quando interviene l’installazione, da parte di un altro concessionario, di uno o più apparecchi in eccedenza rispetto al numero ammissibile in quel determinato esercizio.

È solo l’Amministrazione ad avere il quadro completo degli apparecchi installati presso un esercizio riferibili ai diversi concessionari, ad essere in grado di conoscere quali apparecchi siano antecedenti e perciò rientranti nel numero contingentato e quali invece siano stati collocati successivamente, sforando il plafond massimo stabilito.

Essa, infatti, utilizzando la banca dati di SOGEI, è in grado di individuare, mediante il confronto tra i dati del NOE – nulla osta di esercizio dell’apparecchio- con la movimentazione telematica dell’installazione nel singolo esercizio, tramite il PDA ivi installato, il dato cronologico dell’installazione e conseguentemente di identificare il concessionario e/o i concessionari responsabile/i dello sforamento del limite di contingentamento. Si rammenta in proposito che ciascun concessionario è tenuto ad installare presso ogni esercizio commerciale un c.d. PDA (punto di accesso) che si collega telematicamente con la rete del concessionario, la quale a sua volta è collegata telematicamente con i server di SOGEI.

In tal modo l’Agenzia resistente può individuare i singoli concessionari ai quali fanno capo gli apparecchi installati successivamente ed integranti l’extra-contingentamento, quindi tenuti a versare l’importo dovuto.

La previsione della ripartizione tra i concessionari, proporzionalmente ai nulla osta posseduti nell’esercizio commerciale, il pagamento delle somme rappresenta un’ipotesi del tutto residuale, percorribile solo ove l’Agenzia non riesca a riferire gli apparecchi ai singoli concessionari; essa di regola, con la metodologia illustrata, è invece in grado di riferire correttamente le eccedenze a ciascun concessionario, anche ove in uno stesso esercizio insistano apparecchi facenti a capo ad una pluralità.

17. Pertanto risulta fondata la doglianza di parte ricorrente con la quale si deduce l’illegittimità delle modalità con le quali è stato ripartito proporzionalmente tra i vari concessionari l’onere impositivo, prescindendo totalmente dalla data di installazione dell’apparecchio in esubero e in tal modo applicando la sanzione anche a carico del concessionario più diligente, che abbia, cioè, installato un numero di apparecchi conforme a quello assentito in una determinata ubicazione.

17.1. Tale modus operandi ha integrato la violazione della norma primaria qui in rilievo ed un evidente difetto di istruttoria e di motivazione.

18. Il ricorso n. 10757 del 2013 deve perciò essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

19. Le spese di lite possono essere compensate per entrambi i ricorsi, attesa la peculiarità della questione esaminata e tenuto conto degli esiti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Stralcio), definitivamente pronunciando:

– dispone la riunione dei ricorsi in epigrafe;

– dichiara inammissibile, per carenza di interesse, il ricorso n. 10755/2013;

– accoglie il ricorso n. 10757/2013 e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato;

– compensa integralmente tra le parti le spese di entrambi i giudizi”.