Il Tar Friuli ha respinto il ricorso di una sala Bingo contro il diniego all’installazione di un apparecchio da gioco

La ricorrente espone di esercitare regolare attività di sala bingo e sala slot in forza del contratto di locazione stipulato con la società XXX. e delle necessarie autorizzazioni amministrative da epoca antecedente dall’imposizione dei limiti di distanza alle attività di gioco e scommesse dai cosiddetti “luoghi sensibili”.

Espone, inoltre, che per fatti sopravvenuti all’inizio della sua attività ovvero per l’entrata in vigore della legge regionale che ha introdotto il limite di distanza e per l’apertura di attività inserite nell’elenco dei luoghi sensibili si è trovata ad operare ad una distanza inferiore a 500 metri da alcuni di tali luoghi.

Espone, tuttavia, che, ritenendo di rientrare nella deroga di cui all’art. 6, comma 11,della l.r. 1/2014 (“Il divieto di cui al comma 1 non si applica qualora l’insediamento dell’attività qualificata come luogo sensibile ai sensi della presente legge sia successivo alla installazione degli apparecchi per il gioco lecito o all’insediamento dell’attività di raccolta scommesse”), ha deciso di installare un nuovo apparecchio per il gioco all’interno della sua attività, stipulando il relativo contratto con un concessionario diverso da quello al quale si riferiscono gli altri apparecchi in esercizio.

Espone, quindi, che con s.c.i.a. ha comunicato al Comune  l’installazione del nuovo apparecchio, specificando che lo stesso si trova ad una distanza inferiore ai 500 m dai luoghi sensibili e che l’installazione avviene “ai sensi dell’art. 6 c. 11 della L.R. 14/02/14, n. 1”.

Espone, infine, che il Comunele ha vietato l’avvio dell’attività.

Per il TAR:- l’installazione del nuovo apparecchio (in sala giochi già esistente), per il quale la ricorrente ha stipulato in data 22.02.2019 un contratto con un concessionario diverso da quello al quale si riferiscono gli altri apparecchi in esercizio, si pone pacificamente in contrasto con il divieto di cui all’art. 6, c. 1 l.r. 1/2014 ed è stata chiesta dalla medesima in base all’erroneo presupposto di poter fruire della deroga di cui al citato art. 6, comma 11, della legge regionale citata. Al riguardo, il Comune in intimato ha dato, infatti, evidenza, senza essere stato in alcun modo smentito dalla ricorrente, che l’insediamento dei luoghi sensibili presenti presso il Centro commerciale a distanza inferiore a quella minima di legge precede pacificamente l’installazione del nuovo apparecchio per il gioco di cui alla s.c.i.a. presentata da xxxx e che, tra gli altri, la ditta xxxx ha iniziato la propria attività di compravendita di oro usato addirittura prima della stessa apertura della sala giochi. E’, peraltro, evidente che nessun apprezzabile rilievo può assumere la circostanza che la ditta xxxx, con atto in data 11 febbraio 2020, ha comunicato che dal 12 febbraio 2020 non eserciterà più presso il punto vendita del Centro Commerciale “Città Fiera” l’attività di compro oro , in quanto, oltre a non essere l’unico luogo sensibile che rende concreto e attuale per la ricorrente il divieto di cui all’art. 6, comma 1, è evento sopravvenuto al provvedimento opposto, la cui legittimità va necessariamente vagliata alla luce della situazione fattuale esistente al momento della sua emissione.

In puntuale e doverosa applicazione delle norme di legge vigenti e sulla scorta di adeguata motivazione, il Comune ha, dunque, correttamente denegato alla ricorrente l’avvio dell’attività di cui alla s.c.i.a. presentata e disposto la rimozione di tutti gli eventuali effetti dannosi e lavori realizzati sulla base della stessa, essendo, tra l’altro, totalmente privo di fondamento quanto affermato dalla medesima ovvero che si sarebbe ritrovata “… da una condizione in cui operava a distanze superiori a 500 metri dalle attività poi definite sensibili, ad operare ad una distanza inferiore a 500 metri da alcuni di tali luoghi” e che i luoghi sensibili ubicati attualmente ad una distanza inferiore a 500 metri si sarebbero insediati successivamente ad essa.

Né viene in rilievo alcuna ipotesi di retroattività, dato che il provvedimento impugnato vieta l’installazione di un nuovo apparecchio, richiesta da xxxxdopo l’entrata in vigore della l.r. 1/2014, della l.r. 33/2015 e della l.r. 26/2017.