Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Questura di Modena e Ministero dell’Interno non costituito in giudizio in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento datato 2 dicembre 2017 (Cat. 11E/17 – P.A.S.I.) a firma del Questore di Modena, notificato alla società -OMISSIS-s.r.l. il 2 dicembre 2017, con cui era stata ordinata la sospensione della licenza per la gestione della raccolta di gioco attraverso l’istallazione di apparecchi video terminali denominata “-OMISSIS-“, sito in Modena, per 15 giorni a decorrere dal 2 dicembre 2017.

Si legge: “La motivazione del provvedimento impugnato fa riferimento alle seguenti circostanze: in data 19 marzo e 14 aprile 2017 nell’attività di controllo venivano identificati numerosi individui pericolosi per i rilevanti precedenti di polizia nonché diversi pregiudicati in particolare per reati contro la persona, il patrimonio e gli stupefacenti; in data 2 settembre e il successivo 12 ottobre 2017 nell’attività di controllo venivano nuovamente indentificati all’interno del citato esercizio individui con precedenti penali e di polizia per reati contro il patrimonio, la persona, porto abusivo di armi e stupefacenti; in occasione di analoghi controlli in data 14 e 20 novembre 2017 sono stati identificati altri individui pericolosi per i rilevanti precedenti di polizia in particolari per reati attinenti gli stupefacenti, alla persona e al patrimonio; in data 28 novembre 2017 si è verificata una lite tra un avventore e personale addetto alla sala con aggressione fisica e violenza per futili motivi. L’avventore è risultato soggetto abitualmente frequentatore del locale – secondo le testimonianze in atti – nonché pregiudicato per reati di violenza personale e precedenti dì polizia per episodi di illegalità contro la persona, il possesso illegale di strumenti atti ad offendere e il consumo di stupefacenti; nel corso del controllo avvenuto nella serata dell’1 dicembre 2017 nuovamente venivano identificati all’interno del medesimo esercizio individui con precedenti di polizia per reati contro la persona, il patrimonio e armi; è stato ritenuto necessario un perìodo sanzionatorio congruo nella misura di 15 giorni in ragione della citata continuità di presenza di avventori pregiudicati e con precedenti di polizia nonché a causa del recente episodio di aggressione fisica verso un addetto alla sala.

Parte ricorrente lamenta violazione dell’art. 100 T.U.L.P.S., violazione dell’art. 3 L. n. 241/1990, eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti, violazione degli artt. 7 e 10 L. n. 241/1990, eccesso di potere per carenza di istruttoria.

L’amministrazione si è costituita in giudizio per resistere al ricorso.

2. Parte ricorrente lamenta l’insussistenza dei presupposti di cui all’art. 100 del T.U.L.P.S. ed in particolare la sporadicità degli episodi posti a base del provvedimento impugnato e l’assenza di colpa del gestore.

La censura è infondata.

Ai sensi dell’art. 100 del T.U.L.P.S. “il Questore può sospendere la licenza di un esercizio, anche di vicinato, nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza può essere revocata”.

Il collegio osserva che la misura ex art. 100 del R.D. n. 773/1931, in ragione delle sue finalità di prevenzione, può essere adottata anche a fronte di una situazione di pericolo per l’ordine pubblico, che l’Amministrazione ha facoltà di accertare e valutare attraverso l’esercizio di un’ampia discrezionalità, censurabile solo per manifesta irragionevolezza. Non è inoltre richiesto l’accertamento di alcuna personale responsabilità dell’esercente, giacché le finalità generali di tutela dell’ordine e della sicurezza prevalgono sul concorrente, ma eventuale, scopo sanzionatorio della misura (così Tar Friuli n° 270 del 21 luglio 2020).

Né si è trattato di unicità degli episodi, ma di pluralità degli stessi di cui la documentazione depositata in giudizio dall’amministrazione fornisce adeguata documentazione.

È infondata la censura relativa alla mancata comunicazione di avvio del procedimento (così Tar Friuli n° 270 del 21 luglio 2020), considerando che tale omissione è legittima in relazione alla finalità cautelare del provvedimento impugnato e all’urgenza, specificamente riferita nella motivazione del provvedimento impugnato, di provvedere alla chiusura temporanea dell’attività per interrompere l’abituale frequenza di individui pregiudicati e pericolosi per la sicurezza e l’ordine pubblico – la cui presenza quale clientela fissa è ragione anche della citata aggressione verso un addetto alla sala e da un punto di vista probabilistico tale continuità determina delle condizioni favorevoli affinchè nuovi e più gravi episodi di violenza possano verificarsi ulteriormente.

La durata della sospensione risulta congrua in relazione agli episodi accertati.

Il ricorso è in conclusione infondato.

La condanna alle spese segue la soccombenza con liquidazione come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di giudizio nella misura di euro 2.000/00 (Duemila/00) oltre accessori di legge”.