La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gestore contro la sanzione contestata a seguito di un controllo della GdF da cui il sequesto di apparecchi da gioco del tipo ‘Comma6’ non dotati di nulla osta.

“La Corte territoriale ha osservato: a) che il il gestore  era stato sanzionato a seguito della violazione dell’art. 110, nono comma, lett. c) e d) del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (t.u.l.p.s.), per avere «distribuito/installato in luoghi pubblici o aperti al pubblico n. 205 apparecchi da intrattenimento non conformi alle previste prescrizioni dell’art. 110 comma 6° in quanto ufficialmente disattivati per risoluzione del contratto con il concessionario a far data dal 25/07/2005 ed intenzionalmente non collegati alla rete telematica AAMS a far data dal 25/07/2006 alla data del sequestro (…). Inoltre detti apparecchi erano privi dei titoli autorizzatori previsti (nulla osta di messa in esercizio)»; b) che il DP non aveva contestato che gli apparecchi fossero attivi e che non avessero trasmesso, secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, dati all’AAMS; c) che nessuna verifica il DP aveva compiuto, quanto alla possibilità di continuare l’attività con i nulla osta rilasciati al precedente gestore, nonostante che la concessionaria avesse comunicato ad AAMS la dichiarazione di cessazione di efficacia degli stessi, e quanto al collegamento degli apparecchi con la rete di AAMS; d) che il DP, ponendosi come soggetto in grado di svolgere l’attività di gestore di gioco lecito, era tenuto a conoscere la normativa di settore; e) che, in ogni caso, egli aveva ammesso di essere a conoscenza dell’assenza di idoneo nulla osta per la messa in esercizio, quantomeno dalla fine del novembre del 2006, e del fatto che avrebbe dovuto ritirare gli apparecchi e tenerli in magazzino; f) che del tutto irrilevante era la mancata emissione di un provvedimento di revoca dei precedenti nulla osta di esercizio, una volta che la concessionaria avesse comunicato, come nella specie, alla AAMS la cessazione di efficacia degli stessi, per effetto della risoluzione del rapporto tra la medesima concessionaria e il precedente gestore; g) che era irrilevante il fatto che il concessionario avesse chiesto ad AAMS la sospensione della procedura di revoca/ritiro dei nulla osta, poiché il DP non aveva verificato l’esito di tale istanza e comunque aveva continuato l’attività anche dopo il novembre 2006, quando aveva appreso della necessità di munirsi di autonomi nulla osta; h) che del pari irrilevante era che il concessionario, dopo la risoluzione del rapporto con il precedente gestore, non avesse ritirato i punti di accesso (PDA) dei quali era proprietario e dei quali aveva intimato la restituzione; i) che, ove pure fosse stato dimostrato, il pagamento del prelievo unico erariale (PREU) era irrilevante, sia perché la norma applicata sanziona la mera carenza di titoli autorizzativi, sia perché ii versamento nelle mani del concessionario, in relazione ad apparecchi che l’Amministrazione riteneva non utilizzati, non forniva alcuna garanzia che le somme fossero ricevute da quest’ultima; I) che neppure risultava che l’AAMS avesse preso atto a tutti gli effetti del subentro del DP al precedente gestore, anche perché la regolare prosecuzione dell’attività era subordinata al pagamento del debito del precedente gestore. Con riguardo alla legittimità dei sequestri operati dalla Guardia di Finanza, la Corte territoriale ha ritenuto insussistente la dedotta violazione dell’art. 13 della I. 24 novembre 981, n. 689, poiché i locali nei quali l’attività amministrativa era stata svolta non erano qualificabili come “privata dimora”, ma come luoghi di lavoro. Infine, la sentenza impugnata ha concluso per la legittimità della confisca amministrativa degli apparecchi, dal momento che, per quanto sopra osservato, non era dimostrata l’esistenza dei nulla osta di esercizio e il collegamento degli stessi apparecchi alla rete telematica gestita dal concessionario e connessa a quella di AAMS”.

Per i giudici “L’art. 38, quinto comma, della I. 23 dicembre 2000, n. 388 si occupa del nulla osta per la messa in esercizio degli apparecchi, che deve 6 Corte di Cassazione – copia non ufficiale essere richiesto dal gestore e che si correla, ai sensi del successivo sesto comma, alla titolarità delle licenze previste dall’articolo 86, terzo comma, lettera a) o b), t.u.l.p.s. In tale contesto, appare evidente che non è stata la comunicazione della società concessionaria a provocare la cessazione di efficacia del nulla-osta rilasciato al precedente gestore ma la disciplina di settore in relazione agli eventi descritti, ossia la risoluzione del rapporto tra la concessionaria e il precedente gestore, con conseguente interruzione della operatività degli apparecchi”.