Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Stralcio) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro AAMS – Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato, Ministero dell’Economia e delle Finanze non costituito in giudizio; in cui si chiedeva l’annullamento della nota dirigenziale AAMS prot. N. 2011/46039/Giochi/ADI del 22 novembre 2011, con la quale viene comminata nei confronti di (…), quale concessionaria della rete per la gestione telematica del gioco lecito mediante apparecchi da divertimento e intrattenimento, la penale prevista dall’art. 27, comma 5-quater della Convenzione di concessione, a motivo di una pretesa inosservanza dell’obbligo di rimuovere gli apparecchi distribuiti presso un esercente risultato privo della licenza di cui agli artt. 86 e 88 R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (T.U.L.P.S.); in una a ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale.

Si legge: “1.La società istante agisce per l’annullamento del provvedimento indicato in epigrafe, per mezzo del quale l’amministrazione intimata le ha irrogato la penale prevista dall’art. 27, comma 5-quater della convenzione di concessione per l’inadempimento dell’obbligo di accertare il possesso da parte del titolare del pubblico esercizio delle autorizzazioni di cui agli artt. 86 0 88 TULPS.

La ricorrente ha articolato i seguenti motivi di diritto, dai quali ha inferito l’illegittimità degli atti gravati:

-Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 comma 5 e dell’art. 6, comma 1, della Convenzione di Concessione. Violazione dell’art. 10, L. n. 241/1990. Eccesso di potere per radicale errore nei presupposti in fatto e in diritto, per errore e travisamento nell’istruttoria, per insufficienza e illogicità della motivazione.

Si è costituita l’amministrazione, contestando il ricorso e chiedendone la reiezione.

La causa è stata introitata per la decisione all’udienza del 25 settembre 2020.

2. Tanto sinteticamente premesso in fatto, rileva il Collegio l’infondatezza del ricorso.

3. Giova ricordare che la società ricorrente è una tra le società affidatarie dei servizi riguardanti l’attivazione e la conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito mediante gli apparecchi da divertimento ed intrattenimento di cui all’art. 110, comma 6, del T.U.L.P.S., nonché delle attività e funzioni connesse.

In tale qualità, la società è tenuta al rispetto delle prescrizioni della convenzione di concessione sottoscritta con l’Amministrazione.

Nel caso de quo, in fatto è accaduto che in data 17 ottobre 2010 gli agenti del Comando della compagnia di Afragola della Guardia di Finanza accertavano che il titolare ed esercente del “punto raccolta scommesse” (…) non disponeva della licenza di pubblica sicurezza prevista ai fini dell’installazione di apparecchi di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, e redigevano i verbali di accertamento e di sequestro penale.

4. Quanto al quadro normativo e regolamentare, vale poi ricordare che il Decreto Direttoriale 17 maggio 2006 n. 311/CGV, in applicazione delle disposizioni di cui all’art. 1, comma 533, della legge 23 dicembre 2005 n. 266, ha individuato i requisiti richiesti ai terzi incaricati della raccolta delle giocate mediante apparecchi con vincite in denaro; in particolare l’art. 2 ha previsto, ai fini della stipula con i concessionari di contratti aventi ad oggetto l’attività di raccolta delle giocate, tra i requisiti richiesti, il possesso delle prescritte autorizzazioni di pubblica sicurezza.

In seguito è stato l’elenco che costituisce titolo abilitativo per i soggetti che svolgono le attività in materia di apparecchi da intrattenimento ed il Decreto istitutivo del predetto elenco prot. n.2011/31857/Giochi/Adi del 9 settembre 2011 ha espressamente abrogato il sopradetto Decreto Direttoriale 17 maggio 2006 n. 311/CGV sui requisiti dei terzi incaricati.

Tuttavia, il fatto oggetto di sanzione è avvenuto quando tale ultimo provvedimento era ancora pienamente in vigore.

Inoltre, quanto alla convenzione di concessione, vale ancora ricordare che tra gli obblighi concessori, quello disegnato dall’art. 3, comma 5 impone al concessionario di accertare il possesso da parte del titolare del pubblico esercizio presso il quale sono collocati gli apparecchi di cui al comma 6 dell’art. 110 del T.U.L.P.S. collegati alla rete telematica del concessionario, delle autorizzazioni di cui agli artt. 86 0 88 del Regio decreto del 18 giugno 1931, n. 773.

5. Proprio in forza di quanto sopra, rileva il Collegio che con nota n.2011/27109/Giochi/Adi del 11 luglio 2011, l’amministrazione ha correttamente contestato alla ricorrente la presenza di apparecchi di cui all’art. 110, comma 6 e 7 del Tulps presso il pubblico esercizio menzionato in atti, sito in Casoria (NA), posto che lo stesso è risultato sprovvisto degli appositi titoli autorizzatori (licenza di cui all’art.86-88 del TULPS), invitando contestualmente a procedere alla rimozione degli apparecchi suddetti.

Né può essere seguito quanto controdedotto dall’esponente società, la quale ha assunto di aver adempiuto ai propri obblighi convenzionali avendo verificato per tale esercizio il rilascio dell’autorizzazione ex art.86 del TULPS per l’attività di sala giochi.

Invero, la prescritta autorizzazione risulta esser stata rilasciata solo in data 13 gennaio 2011, mentre la violazione accertata, come risulta dal verbale elevato dal Comando compagnia di Afragola della Guardia di Finanza, risale al 17 ottobre 2010.

In sostanza, la (…) non avrebbe dovuto installare gli apparecchi senza aver previamente accertato la presenza delle necessarie autorizzazioni di P.S..

Va ribadito che l’art. 6 della suddetta convenzione di concessione — “Contenuti del contratto con l’esercente” — con specifico riferimento ai titolari degli esercizi, ove sono posti gli apparecchi da gioco, consente al concessionario di connettere alla rete telematica soltanto gli apparecchi installati presso gli esercizi i cui titolari siano in possesso delle autorizzazioni previste dagli articoli 86 od 88 del TULPS nonché dei requisiti previsti da/ decreto dei terzi incaricati della raccolta.

Il contestato provvedimento di irrogazione della penale de quo resiste dunque alle censure di parte ricorrente, essendo in linea con l’art. 27, comma 5-quater della convenzione il quale prevede che “Per gli inadempimenti del concessionario agli obblighi derivanti dalle disposizioni vigenti, ovvero dalla convenzione di concessione, AAMS può applicare, ove non altrimenti sanzionato, una penale da un minimo di euro 1.000(mi/le) ad un massimo di euro 10.000(diecimila)”, quantificandola nella somma di € 3.000,00 (€ tremila/00).

La contestata violazione emerge, giova ribadire (in ciò respingendosi le doglianze esposte in ricorso che si fondano anche sul successivo dissequestro operato dalla Guardia di Finanza), dai verbali di accertamento e di sequestro della Guardia di finanza – Comando compagnia di Afragola del 17 ottobre, sottoscritti dalla parte stessa e muniti di fede privilegiata, nonché dagli estratti della banca dati AAMS — Sogei.

6. Alla luce delle superiori considerazioni, tutte le doglianze esposte appaiono infondate, con conseguente rigetto del gravame.

Sussistono i presupposti di legge per compensare le spese tra le parti in causa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Stralcio), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa le spese di lite tra le parti in causa”.