Il TAR Lazio Sez. I Ter con la sentenza di Dicembre n° 12998 del 2020 ha accolto il ricorso di un imprenditore contro un provvedimento di diniego all’apertura di una sala di raccolta scommesse, motivato in virtù dell’art. 8 del Regolamento Gioco Lecito e Ludopatia del Comune di Ardea, nella parte in cui, nell’individuare luoghi da considerare “area sensibile” ai fini dell’aperture di nuove sale da gioco, si riferisce espressamente a “istituti scolastici di qualsiasi grado, ivi comprese le scuole d’infanzia, nonché i nidi d’infanzia”.

La norma primaria richiamata è art. 4 comma 1 della Legge regionale del Lazio 5 agosto 2013 nr. 5, recante “Disposizioni per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico’, modificato dall’articolo 77 della Legge Regionale n. 7 del 22 ottobre 2018, recante “Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale”.  Tale norma stabilisce che: “… è vietata l’apertura di nuove sale gioco che siano ubicate ad una distanza inferiore a cinquecento metri da aree sensibili, quali istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti equivalenti principalmente dai giovani, centri anziani, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale o luoghi di culto”.

Nel caso esaminato dal TAR la Questura aveva negato il rilascio dell’autorizzazione, rilevando la minore distanza rispetto alle norme sopraindicate, in relazione per l’appunto ad un “asilo nido” collocato a distanza inferiore.

Il ricorrente aveva impugnato sia il diniego della Questura che il cd “atto presupposto”, ossia il regolamento del Comune di Ardea, contestando tra i vari vizi la violazione della legge regionale, e la pretesa equiparazione ed inserimento tra gli istituti scolastici di qualsiasi grado di cui al richiamato art. 4 della legge regionale, anche agli “asili nido”.

Lo stesso Comune di Ardea peraltro, contraddicendosi, aveva chiarito – ma con una semplice nota –  che “l’attività di asilo privato si differenzia dagli istituti scolastici di ogni ordine e grado, in quanto trattasi di un servizio sociale educativo per la prima infanzia a carattere pre-scolastico e non obbligatorio, quindi, non soggetto agli obblighi di rispetto della distanza minima richiesta dalla norma”.

In realtà, sarebbe servita un espressa abrogazione parziale e modifica del regolamento comunale, laddove come detto ricomprendeva nei limiti tutti gli “istituti scolastici di qualsiasi grado, ivi comprese le scuole d’infanzia, nonché i nidi d’infanzia”.

Il Tar esaminando ed accogliendo il ricorso ha innanzitutto rilevato che dal raffronto delle diverse fonti che concorrono a disciplinare la materia delle distanze delle sale da gioco rispetto ai cd. “luoghi sensibili”, emerge chiaramente la volontà legislativa di ricomprendere all’interno di questi ultimi gli istituti scolastici primari e secondari (cfr. art. 7 del D.L.13 settembre 2012, n. 158, conv. in legge nr. 8 novembre 2012, n. 189), ovvero gli istituti scolastici di qualsiasi grado, i centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani (cfr. art. 4 comma 1 L.R. Lazio nr. 5/2013).

Sicchè, aggiunge il TAR, la potestà normativa primaria a livello statale e regionale ha compendiato le esigenze di prevenzione della ludopatia tra i giovani ed il diritto di iniziativa economica privata ricomprendendo, all’interno dell’obbligo di distanza minima, gli istituti scolastici di qualsiasi grado, primari o secondari e gli istituti frequentati da giovani.

Il Comune tuttavia col proprio regolamento aveva ampliato tali limitazioni includendovi anche “le scuole d’infanzia, nonché i nidi d’infanzia”.

Il TAR non contesta in astratto la facoltà dei Comuni di ampliare in senso maggiormente restrittivo le limitazioni, in quanto tale facoltà discende dalla stessa legge regionale, che consente individuare altri luoghi sensibili nel rispetto della normativa statale (e con i limiti della valutazione dell’impatto sul territorio, della sicurezza urbana, dei problemi connessi con la viabilità, dell’inquinamento acustico e del disturbo della quiete pubblica).

Però il TAR ha sindacato in concreto  l’eccesso di potere per illogicità di tale scelta, osservando che la stessa non è coerente con la ratio sottesa alla normativa primaria, statale e regionale, in tema di contrasto alla ludopatia, arrecando altresì un sacrificio eccessivo al principio di libertà dell’iniziativa economica privata, nella parte in cui tali servizi educativi vengono posti sullo stesso piano degli istituti scolastici e degli altri istituti frequentati dai giovani.

Ed infatti, posto che la necessità di rispettare una distanza minima dei centri scommesse rispetto a tali ultimi luoghi risponde all’esigenza di evitare che i soggetti più giovani vengano a contatto con il fenomeno del gioco d’azzardo, pare evidente che tale esigenza non può certo riguardare i frequentatori dei nidi d’infanzia, che non possono essere considerati “giovani”.

Tra l’altro la stessa definizione di “istituti scolastici di qualsiasi grado” esclude che in essa possano esser ricompresi anche le scuole d’infanzia e gli asili nido.

Il provvedimento era infine viziato anche da eccesso di potere per carenza d’istruttoria, non essendovi alcun richiamo all’impatto di tale determinazione sul territorio e sulla sicurezza urbana, né vi è stata la doverosa  comparazione  con i problemi connessi con la viabilità, con l’inquinamento acustico e con il disturbo della quiete pubblica (come invece previsto ai sensi dell’art. 4 comma 1 bis della L.R. Lazio nr. 5/2013).

Il provvedimento è stato quindi annullato, sicchè si ritiene che per il futuro ed in generale si possa escludere che asili nido e similari possano esser ricompresi nel novero dei luoghi sensibili da cui distanziarsi.

Permane l’illogicità delle norme  nazionali e regionali, laddove includono incredibilmente anche le scuole primarie (ossia le elementari)  nel novero dei luoghi sensibili, ove si consideri che il tassativo divieto di gioco e/o scommessa ai minori di 18 anni rende del tutto illogica tale limitazione.

Ma probabilmente il rischio che qualcuno violi il divieto è stato ritenuto prevalente, in adozione del criterio della massima prevenzione.

Forse sul piano politico sarebbe  stato più opportuno prevedere un fortissimo inasprimento delle pene per chi consente l’esercizio del gioco ad un minore, escludendo al contempo le scuole primarie dai luoghi sensibili, ma è un argomento che ci porterebbe lontano e che comunque non può che rappresentare una proiezione futura.

Avv. Lino Barreca