Il Tar Lazio ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento avente ad oggetto la cancellazione dall’Elenco dei soggetti di cui all’art. 1 comma 82 della Legge n. 220/2010, Elenco RIES.

Si legge nella sentenza: “1. Il ricorrente è un operatore economico che svolge la propria attività nell’ambito del gioco pubblico mediante apparecchi appartenenti alla tipologia di cui all’art. 110, comma 6, del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (T.U.L.P.S.).

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con provvedimento del 3 ottobre 2019, ha disposto la cancellazione dell’iscrizione dell’odierno ricorrente dall’elenco degli operatori economici che svolgono attività in questo settore – istituito ai sensi dell’art. 1, comma 533, lett. c), legge 23 dicembre 2005, n. 266, come sostituito dall’art. 1, comma 82, della legge n. 220 del 2010 – a causa delle irregolarità verificatesi in occasione del procedimento di rinnovo annuale dell’iscrizione.

Più in particolare, l’amministrazione ha rilevato che: i) ai sensi dell’art. 4, lett. c), del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, “la quietanza che attesti il versamento della somma di Euro 150,00 […] è richiesta quale requisito obbligatorio per l’iscrizione all’Elenco dei Soggetti”; ii) l’art. 11 del predetto decreto dispone la cancellazione dall’Elenco dei soggetti “privi dei requisiti di cui agli artt. 4 e 5 del decreto”; iii) “ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. n. 445/2000, qualora dal controllo dell’autocertificazione sia emersa la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”.

Sulla base di questi presupposti, l’amministrazione ha quindi riscontrato che l’istante, mediante l’apposito modello c.d. RIES, aveva autocertificato, ai sensi del d.p.r. 28 dicembre 2000, n. 445, il versamento del tributo, previsto per il rinnovo annuale nell’elenco, in una data diversa (nella specie, antecedente) rispetto a quella in cui lo stesso risultava in effetti incassato dall’erario.

2. Con il ricorso indicato in epigrafe, il ricorrente ha impugnato la cancellazione dall’elenco avvenuta con il provvedimento del 3 ottobre 2019, affidando il ricorso a tre motivi.

Con il primo motivo, il ricorrente solleva la questione di legittimità costituzionale dell’art. 75 del d.p.r. n. 445 del 2000 per contrasto con i principi di ragionevolezza, proporzionalità e uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione, denunciando le gravi conseguenze che derivano dalla meccanica applicazione dell’istituto laddove non si prenda in considerazione anche la buona fede del dichiarante.

Con il secondo motivo, sottolinea ancora la gravità della sanzione subita a causa di un semplice errore nella dichiarazione, tra l’altro di minima rilevanza poiché il pagamento sarebbe stata comunque effettuato nel rispetto della disciplina di riferimento a distanza di un brevissimo tempo rispetto alla trasmissione del modello c.d. RIES, nonché l’assenza di beneficio che in concreto sarebbe stato ricevuto dalla dichiarazione inviata.

Con il terzo motivo, censura la mancata accettazione della rettifica del modello c.d. RIES effettuata in data 28 gennaio 2019 ossia prima della comunicazione di avvio del procedimento di cancellazione.

Nel costituirsi in giudizio, l’amministrazione ha replicato puntualmente ai motivi di ricorso chiedendone, nel merito, il rigetto.

3. Con ordinanza n. 7954/2019, la Sezione ha accolto l’istanza di misure cautelari, rinviando la trattazione della causa all’odierna udienza.

4. All’udienza del 1 luglio 2020, la causa veniva trattenuta in decisione.

5. La questione centrale della controversia riguarda la legittimità, o meno, della cancellazione dall’elenco degli operatori economici – istituito ai sensi dell’art. 1, comma 533, lett. c), legge 23 dicembre 2005, n. 266, come sostituito dall’art. 1, comma 82, della legge n. 220 del 2010 – disposta a seguito dell’autocertificazione del “possesso” della quietanza di pagamento, sebbene sia poi emerso, in sede di controllo, che mentre il versamento è stato effettivamente realizzato nella data indicata nell’autocertificazione, la quietanza di pagamento risulta invece essere stata rilasciata in una data successiva a quella autocertificata.

La fattispecie per cui è causa è stata recentemente riesaminata dalla Sezione che è pervenuta alla conclusione dell’illegittimità della cancellazione per violazione dell’art. 1, comma 533-bis, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e dell’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, oltre che per eccesso di potere.

In virtù del principio di sinteticità della motivazione della sentenza che viene in rilievo là dove la controversia possa essere decisa facendo riferimento “ad un precedente conforme” (art. 74 c.p.a.), il Collegio, nel richiamare i propri precedenti conformi (sentenza 2 luglio 2020, n. 7593 e n. 7596), rinvia, con le precisazioni che seguono, alle motivazioni lì esposte, le quali non risultano superate nel caso di specie.

6. Il secondo motivo di ricorso è fondato nei termini che seguono.

Il ricorrente ha correttamente autocertificato di aver versato il tributo per l’anno di imposta, relativo al periodo di efficacia del mantenimento dell’iscrizione nell’elenco, nella data (21 novembre 2018) indicata nel modello c.d. REIS che è antecedente a quella stabilita per il “versamento dovuto” (20 gennaio 2019). In aggiunta a tale autocertificazione, ha dichiarato di “possedere” la quietanza di pagamento del versamento del tributo in una data diversa (21 novembre 2018, coincidente con la data del versamento) rispetto a quella in cui si è poi accertato l’effettivo incasso del tributo in favore dell’erario (23 novembre 2018).

L’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, prevede che l’operatore iscritto nell’elenco per ottenere il rinnovo dell’iscrizione deve inoltrare un’autocertificazione in cui si attesti la sussistenza del “versamento” del tributo entro il termine previsto. Una volta adempiuta l’obbligazione tributaria, è onere dell’istante autocertificare, mediante la dichiarazione di scienza, l’avvenuto adempimento al fine semplificare i controlli dell’amministrazione sul possesso dei requisiti abilitanti il rinnovo.

7. Il ricorrente ha in effetti chiesto ed ottenuto l’iscrizione nell’elenco in sede di rinnovo sulla base della ricorrenza dei presupposti previsti dall’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, adempiendo entro il termine previsto l’obbligazione tributaria. Tra questi requisiti non rientra la prova dell’estinzione anticipata dell’obbligazione tributaria da attestare mediante il possesso della quietanza. Ciò comporta che l’erronea indicazione dell’autocertificazione del “possesso” della quietanza non si risolve in una dichiarazione falsa sul possesso di un requisito prescritto dal decreto che in effetti non sussiste.

8. Va dunque disattesa la tesi difensiva dell’amministrazione secondo cui, anche in sede di rinnovo dell’iscrizione, l’interessato dovrebbe autocertificare il possesso della quietanza di pagamento del tributo. Tale assunto si risolve in un’inammissibile integrazione postuma di un requisito abilitante il mantenimento dell’iscrizione nell’elenco, di natura restrittiva, non previsto nel decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857 e comunque si porrebbe in violazione di proporzionalità e di adeguatezza dell’azione amministrativa in considerazione dell’esiguità del versamento dovuto una tantum e della stessa ratio di tutela del ravvedimento operoso dell’interessato, avvenuto prima dell’accertamento della violazione, a cui oggi si conforma la disciplina di settore (art. 27, comma 6, del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124).

Né invero assume rilievo la disposizione dell’art. 75 d.p.r. n. 445 del 2000 sulla decadenza dai benefici secondo cui qualora a seguito dei controlli effettuati dall’amministrazione “emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”.

Come rilevato, la cancellazione è stata disposta a prescindere dalla non veridicità della dichiarazione rilasciata, la quale è soltanto conseguente alla ritenuta esistenza di una causa ostativa sostanziale (cfr., Corte costituzionale, 24 luglio 2019, n. 199) che si è accertato non ricorre nella specie.

9. In conclusione, l’amministrazione, in seguito ai controlli effettuati, ha disposto in modo illegittimo la cancellazione dell’iscrizione sulla base dell’erronea assenza in radice di un requisito (possesso della quietanza) non previsto per il buon esito del procedimento di rinnovo.

Il ricorso è quindi accolto e, per l’effetto, va annullato il provvedimento di cancellazione dall’elenco per violazione dell’art. 1, comma 533-bis, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e dell’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, oltre che per eccesso di potere. L’accoglimento del ricorso, nei limiti e nei termini sopra esposti, comporta l’assorbimento della prima e della terza censura proposte nei confronti della cancellazione e quindi della questione di legittima costituzionale sollevata.

La natura e la peculiarità della controversia, nonché la complessità delle questioni trattate, giustifica la compensazione integrale delle spese di giudizio tra tutte le parti costituite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sede di Roma, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei limiti e nei termini di cui in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.