Oltre 350.000 euro circa tra sorte ed interessi e più di 20.000 euro di spese legali hanno costituito la rilevante condanna inflitta nei confronti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dal Tribunale di Roma, in accoglimento di domanda risarcitoria svolta da un gestore di apparecchi da intrattenimento, assistito dagli avvocati Marco Ripamonti e Carlo Lepore.

La sentenza, poi appellata dall’Avvocatura di Stato su mandato di ADM, è stata ora confermata dalla Corte d’Appello capitolina con Sentenza del 26 febbraio 2021, con ulteriore condanna di ADM a rifondere anche le spese del secondo grado in oltre euro 16.000 circa.

Le macchine comma 6 oggetto della vicenda erano denominate Champion Fever, Royal Slot, Fattoria, Queen Champion, Royal Slot, Mega Matic, Stack Fiches, Royal Play, Criss Cross, Il Corteggiatore, che il gestore si era trovato costretto dover dismettere anticipatamente, per via di una serie di anomalie quali la durata delle partite inferiore a quella prevista per legge, in alcuni casi la predeterminabilita’ delle vincite, in altri casi superiori ai limiti di legge.
Tali tipologie di apparecchi erano state in precedenza oggetto di una procedura di accertamento tecnico preventivo, richiesto da altro gestore, altresì patrocinato dai medesimi difensori, svolto sempre nel contraddittorio con ADM nel quale erano emerse le diverse anomalie ed anche dei difetti tali da permettere lo svuotamento truffaldino degli hopper da parte di terzi mediante artifizi vari.
L’Avvocatura di Stato ha sollevato diverse eccezioni, sia riguardo alla non rispondenza tra gli apparecchi oggetto di causa e quelli oggetto di accertamento tecnico preventivo, sia per ciò che concerne la giurisdizione a suo dire del Tar, anziché del tribunale ordinario.
Le eccezioni sono state tutte respinte e la sentenza, sotto tali profili si rivela molto interessate per gli appassionati del Diritto.
Ad ogni modo, circa il merito della questione, la Corte d’Appello ha affermato come incombesse su ADM un obbligo di adeguata verifica in ordine alla conformità dei congegni, a nulla rilevando la convenzione con l’ente omologatore, inidonea ad esonerare ADM da accurati controlli sostanziali che la stessa ADM avrebbe dovuto effettuare prima di certificare la conformità dei prodotti immettendoli così nei circuiti della raccolta del gioco lecito. La Corte ha quindi riconosciuto la responsabilità extracontrattuale in capo ad ADM, individuandola nella emissione di certificazioni di conformità rese in violazione dello stesso decreto ADM del 4.12.2003 relativo alle caratteristiche degli apparecchi da gioco, con conseguente violazione dei doveri di imparzialità e correttezza che gravano sulla pubblica amministrazione. Il nesso causale tra i danni e l’operato di ADM è stato individuato nell’omesso controllo sostanziale e non solo formale sull’operato degli omologatori e regolarità delle macchine.

Interessante il richiamo, da parte della Corte d’Appello romana, alla ormai celebre Sentenza 12.12.12 del Tribunale penale di Venezia, presa dalla Corte romana quale indizio ai danni di ADM ed evidentemente emblematica del profilo di colpevolezza in capo all’allora AAMS che, come ricorda la Corte d’Appello di Roma, a fronte delle censure avanzate dalla procura lagunare sul caso Black Slot non prese posizione a livello di replica e confutazione ritardando il ritiro dei titoli autorizzatori con conseguente prosecuzione della raccolta di gioco lecito con apparecchi irregolari, senza peraltro revocare l’autorizzazione all’ente omologatore che aveva erroneamente attestato la conformità delle Black Slot.
Viva soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Marco Ripamonti e Carlo Lepore.