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(Jamma) – “Voglio ringraziare tutte le persone che mi sono di supporto in questo momento. Voglio una giustizia giusta e veloce. Non si capisce il motivo per cui sono qui e un giorno sarò assolto”. Parla Francesco Corallo, il fondatore di Global Starnet, e l’unico vero protagonista della vicenda che riguarda una delle più grandi concessionarie di gioco pubblico.

Il 27 marzo scorso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato alla Società Global Starnet Srl (già BPlus Giocolegale Limited Srl) il provvedimento di decadenza dalla concessione per la gestione della rete telematica relativa agli apparecchi da divertimento e intrattenimento. Il provvedimento fa seguito all’avvio di un procedimento basato, tra l’altro, sulla imputazione di riciclaggio contestata a Francesco Corallo. Dal 16 dicembre scorso Corallo è detenuto in un carcere dei Caraibi dove lo ha intervistato Hilbert Haar.

“Non sono stato accusato di riciclaggio di denaro e nemmeno di corruzione. Si tratta di un versamento d’imposta risalente al 2006. Abbiamo pagato in ritardo, ma abbiamo pagato tutto. Inoltre abbiamo pagato quanto dovevamo ratealmente, così come prevede la legge”.

Quando nel dicembre scorso Corallo è stato arrestato, l’Ufficio del Procuratore ha diramato un comunicato (con tanto di video) con il quale si precisava che era stato arrestato su richiesta del pubblico ministero con l’accusa di evasione fiscale, corruzione e riciclaggio di denaro. Le autorità italiane hanno anche fatto sapere che, per applicazione della legge, potrebbe essere disposto il sequestro di beni per 26 milioni di euro, la confisca di un casinò (nei Caraibi), 170 appartamenti, uno yacht, diciotto orologi e diversi conti bancari.

L’inchiesta della magistratura romana riguarda un’associazione per delinquere transnazionale che avrebbe riciclato in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle slot. Secondo il Nucleo di Polizia Tributaria di Roma (procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Dda Michele Prestipino) quello che Corallo muoveva era un fiume di denaro che sfiora mezzo miliardo di euro.

Un fiume di denaro, che sfiora il mezzo miliardo di euro, passato dalle società del gioco gestite da Francesco Corallo e finito all’estero. Tutto per sottrarlo al fisco e alle casse dello Stato.

Dodici gli indagati dalla procura di Roma che ha riaperto due anni fa un fascicolo avviato dai colleghi di Milano. Con Francesco Corallo, arrestato ai Caraibi, sono indagati Giancarlo e Sergio Tulliani, cognato e suocero di Gianfranco Fini e Amedeo Laboccetta, già parlamentare, coordinatore cittadino del Pdl a Napoli.

Le autorità italiane si sono prese 40 giorni per presentare una richiesta ufficiale di estradizione. Il termine è scaduto a gennaio e da allora Corallo e il suo avvocato sono in attesa di una data per l’udienza relativa alla richiesta di estrazione. La data del 2 maggio è stata esclusa perché coincide con una festività locale e quindi non resta che attendere.

Corallo avrebbe chiesto un trasferimento in un altro carcere ma gli è stato negato. “La maggior parte delle guardie mi trattano bene – dice – ma non ho mai potuto essere visitato da un medico”. Per motivi sanitari i suoi avvocati hanno chiesto la sospensione della sua detenzione fino all’udienza di estradizione e, in seconda analisi, per il suo trasferimento.

Alla domanda su come stia, Corallo risponde: “Molto male. Non capisco il motivo per cui sono qui”. Corallo vorrebbe una pronuncia della Corte il prima possibile, allo stesso tempo, si chiede il motivo per cui è stato preso di mira. “Perché solo a me? Tutti fanno la stessa cosa”.

Corallo pensava che il sistema della giustizia olandese (è infatti detenuto nelle Antille Olandesi ndr) fosse migliore. “Più di 100 giorni passati qui e non conosco la data dell’udienza. Non succede nemmeno in Africa”. Quando Corallo è balzato alle cronache per la vicenda del prestito ottenuto dalla Banca Popolare di Milano (BPM) nel 2012, ha pensato che dietro a tutto questo ci potessero essere i suoi concorrenti sul mercato italiano dei giochi.

Che stia succedendo anche questa volta? La concessionaria di Corallo gestisce 75.000 slot in Italia e forse ai suoi concorrenti piacerebbe vederlo in rovina per prendersi una fetta di questo redditizio business. “Non posso dimostrare che sia così, naturalmente, – afferma con un mezzo sorriso – ma è certamente una possibilità”.

Come se i suoi problemi con la giustizia italiana non fossero sufficienti il padre nel novembre dello scorso anno ha presentato una querela chiedendo al figlio una somma tra i 10 e i 20 milioni di euro.

“Preferirei non parlare di questo, – avverte Corallo – è una storia triste. Mio padre è vecchio e non c’è davvero niente di vero. Non capisco il motivo per cui il suo avvocato stia lo stia facendo”.

Tutte le attività di Corallo nei Caraibi al momento sono ancora operative.

Alla fine un messaggio e un pensiero alle persone che si stanno occupando delle sue attività, nei Caraibi e altrove “Voglio chiudere con tutto questo. Voglio ringraziare chi mi è di supporto”.

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