La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un gestore di apparecchi da intrattenimento di Rimini condannato per il reato di peculato in ragione dell’appropriazione di somme costituenti il PREU e il canone dovuto all’AAMS.

Il ricorrente denunciava mancanza di motivazione in ordine alla sussistenza dell’elemento soggettivo. Era stato al riguardo prospettato con un articolato motivo di appello che avrebbe dovuto escludersi la volontà di appropriarsi delle somme, ma solo quella di determinare con precisione la somma dovuta, tanto che all’esito di un accordo transattivo con la concessionaria la somma era stata rideterminata secondo gli auspici del ricorrente e versata.

Per i giudici della Cassazione “il ricorrente aveva sottoposto alla Corte territoriale il tema della configurabilità dell’elemento psicologico, a fronte della mancanza di elementi idonei ad attestare la volontà di appropriarsi delle somme. La Corte per contro si è limitata ad esaminare il solo tema della configurabilità del reato di peculato in relazione alla qualificazione del soggetto come incaricato di pubblico servizio, che dispone in tale veste, quale subconcessionario, della somma incassata nell’ambito del servizio. Si tratta di tema che ha trovato il recente avallo delle Sezioni Unite, come da informazione provvisoria . Ma in concreto è stato omesso l’esame del motivo di appello riguardante l’elemento psicologico del reato, che non involgeva quello della doverosità della condotta, cui avrebbe potuto, se del caso, corrispondere un inconferente errore sulla legge penale, ma il profilo fattuale, da accertarsi anche sul piano sintomatico, della consapevolezza e volontà dell’appropriazione. ”

Annullata quindi la sentenza impugnata e rinviata per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di appello.