La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso contro la decisione del Tribunale del riesame di Cosenza, che aveva confermato il decreto con cui era stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma di 32.930,39 euro, ritenuta profitto del reato di peculato, nei confronti del titolare di una ditta individuale operante nella gestione e raccolta del denaro derivante dal gioco praticato mediante apparecchi per conto di una concessionaria statale. Questi avrebbe omesso di trasferire alla concessionaria, ai fini della dazione allo Stato, le somme corrispondenti al Prelievo Erariale Unico (PREU) della somma indicata.

Per la difesa il reato contestato “non sarebbe configurabile atteso che il denaro nella disponibilità del ricorrente non sarebbe immediatamente di proprietà dell’erario e dunque l’impresa non si approprierebbe di denaro altrui”.

Per la Cassazione il ricorso “è infondato”.

Si legge: “Le Sezioni unite della Corte hanno chiarito che integra il delitto di peculato la condotta del gestore o dell’esercente degli apparecchi da gioco leciti di cui all’art. 110, sesto e settimo comma, TULPS, che si impossessi dei proventi del gioco, anche per la parte destinata al pagamento del Prelievo Erariale Unico (PREU), non versandoli al concessionario competente, in quanto il denaro incassato appartiene alla pubblica amministrazione sin dal momento della sua riscossione (Sez. U., n. 6087 dei 24/09/2020, dep. 2021, Rubbo, Rv. 280573 in cui la Corte ha precisato che il concessionario riveste la qualifica formale di “agente contabile” ed è incaricato di pubblico servizio, funzione cui partecipano il gestore e l’esercente essendo loro delegate parte delle attività proprie del concessionario).

3. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente a pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali”.