La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da una donna condannata per il reato di peculato dovuto al mancato versamento del Preu sulle slot. Si legge nella sentenza: “La Corte di appello di Genova ha confermato la sentenza con cui (…) è stata condannata per il reato di peculato. All’imputata si contesta di essersi appropriata, nella qualità di legale rappresentante della società (…), gestore di apparecchi per il gioco lecito ex art. 110 T.U.L.P.S. sulla base di un mandato stipulato con la società (…) – quest’ultima concessionaria per lo Stato per la gestione del gioco e dunque incaricata di pubblico servizio – delle somme introitate dalle macchine da gioco e dovute all’amministrazione dei Monopoli a titolo di Prelievo Erariale Unico e di canone di concessione nel corso degli anni 2011 e 2012, per l’importo complessivo di 299.639 euro, omettendo versare dette somme al concessionario (così l’imputazione)”.

A difesa dell’imputata il suo legale ha sostenuto “che il denaro incassato all’atto della puntata non sarebbe di proprietà dell’erario ma della società proprietaria dell’apparecchio da gioco, anche per la parte corrispondente all’importo da versare a titolo di prelievo unico erariale. L’impresa, dunque, non si approprierebbe del denaro altrui ma ometterebbe di versare denaro proprio all’amministrazione finanziaria”.

Per la Cassazione “il ricorso è infondato. Le Sezioni unite della Corte, componendo un contrasto giurisprudenziale, hanno chiarito che integra il reato di peculato la condotta del gestore o dell’esercente degli apparecchi da gioco leciti di cui all’art. 110, sesto e settimo comma, T.U.L.P.S., che si impossessi dei proventi del gioco, anche per la parte destinata al pagamento del “PREU” (prelievo unico erariale), non versandoli al concessionario competente (Sez. U, n. 6087 del 24/09/2020, dep. 2021, Rubbo). Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali”.