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(Jamma) “Anche l’esercente dei locali ove sono installate le macchine da gioco deve conoscere le conseguenze della risoluzione del rapporto contrattuale tra il concessionario e il gestore e quindi è tenuto a verificare che tali apparecchi siano costantemente in possesso di tutti i titoli autorizzatori prescritti”. Così la Cassazione pronunciandosi in merito ad un ricorso dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Per i giudici “il ricorrente, quale titolare del pubblico locale nel quale sono stati rinvenuti gli apparecchi, rientra tra i soggetti passivi della violazione in questione”. La vicenda si riferisce ad una sanzione contestata ad un esercente per la violazione dell’art. 110 comma 9 penultimo periodo del TULPS e successive modifiche (per avere consentito all’interno del proprio esercizio due apparecchi da divertimento di cui all’art. 110 comma 6 TULPS non collegati alla rete telematica e sprovvisti di nulla osta per effetto della intervenuta risoluzione su iniziativa del concessionario).

“Secondo un generale principio di diritto, in tema di sanzioni amministrative, la buona fede rileva come causa di esclusione della responsabilità amministrativa quando sussistono
elementi positivi idonei ad ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta e quando l’autore medesimo abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge, onde nessun rimprovero possa essergli mosso,
neppure sotto il profilo della negligenza omissiva. L’onere della prova degli elementi positivi che riscontrano l’esistenza della buona fede è a carico dell’opponente e la relativa valutazione costituisce un apprezzamento di fatto di stretta competenza del giudice di merito,
non sindacabile in sede di legittimità se non sotto il profilo del vizio di motivazione (v. tra le varie, Sez. 5, Sentenza n. 23019 del 30/10/2009 Rv. 610357; Sez. L, Sentenza n. 911 del 02/02/1996 Rv. 495686). Identico principio è stato affermato in ordine alla censurabilità in cassazione dell’accertamento sull’errore scusabile sul fatto (Sez. 2, Sentenza n. 20866 del 29/09/2009 Rv. 609451; Sez. 1, Sentenza n. 3693 del 18/04/1994 Rv. 486266).
Nel caso in esame il Tribunale di Arezzo, premesso l’accertamento della originaria regolarità amministrativa delle macchine, ha ravvisato la buona fede dell’opponente sulla base di
un’unica e assorbente considerazione, il fatto che non fosse stato messo al corrente della avvenuta risoluzione del contratto tra gestore e concessionario di rete e per giungere a tale conclusione ha valorizzato un unico elemento documentale, la raccomandata del
concessionario indirizzata al solo gestore e non anche all’esercente.
Così facendo, però, il Tribunale ha di fatto esentato l’opponente dall’onere probatorio (essendosi questi limitato a dichiarare di non essere a conoscenza della revoca dei permessi e del distacco della connessione, senza però dimostrare di avere fatto tutto il possibile per osservare il precetto di legge) e, al contrario, ha indebitamente preteso che fosse l’Amministrazione a dover fornire ulteriori elementi “per far ritenere che il titolare del bar fosse
consapevole (o quanto meno avrebbe potuto/dovuto essere a conoscenza) che erano venuti meno, per vicende pacificamente inerenti ai soli rapporti tra gestore e concessionario) i presupposti di legittimo utilizzo delle apparecchiature)”:
la regola dell’onere probatorio vigente in materia è stata invertita e l’errore di diritto è palese.
Il giudice di merito, per rendere giuridicamente corretto il suo ragionamento, avrebbe dovuto invece verificare se effettivamente l’esercente avesse tenuto un comportamento improntato al doveroso controllo della regolarità degli apparecchi che deteneva nei
suoi locali, accertando, tanto per fare un esempio, se l’assenza di connessione degli apparecchi alla rete telematica fosse verificabile dalla semplice messa in funzione dell’apparecchio o comunque fosse di agevole percezione.
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