Il presidente del circolo dove, nel 2009, venivano rilevati apparecchi da intrattenimento a vincita non collegati alla rete di connessione, risponde del mancato versamento dei tributi.

L’Agenzia delle dogane notificava al presidente di un circolo l’avviso di accertamento con cui, a seguito del rinvenimento nei locali dell’associazione di 5 apparecchi da intrattenimento in evasione d’imposta ex art. 110, comma 6, TULPS idonei al gioco con vincita in denaro mediante l’impianto di una seconda scheda elettronica di gioco, sì da essere configurabili come slot machines, richiedeva il pagamento del tributo evaso per il periodo dal 10 gennaio 2009 al 24 novembre 2009, data del sequestro, oltre interessi e sanzioni.

Il contribuente impugnava l’avviso assumendo il proprio difetto di legittimazione passiva poiché la condotta contestata si era avverata anteriormente alla modifica dell’art. 39 quater, comma 2, d.l. n. 269 del 2003, come modificato dal d.l. n. 78 del 2009. La Commissione tributaria provinciale di Bologna rigettava il ricorso, decisione poi confermata dal giudice d’appello.

Per la Cassazione Va rilevato, in primo luogo, che l’art. 39 quater, comma 2, d.l. n. 269 del 2003, in entrambe le successive formulazioni (ossia 2 Corte di Cassazione – copia non ufficiale sia in quella vigente anteriormente che successivamente al 5 agosto 2009), non ha natura sanzionatoria, limitandosi ad individuare l’area dei potenziali responsabili dell’adempimento dell’obbligazione tributaria e del pagamento delle eventuali sanzioni correlate, sia in via diretta che sussidiaria e/o indiretta solidale, in relazione ad una serie di condotte di esercizio di apparecchi o congegni da gioco, non meglio definite, costituenti illecito civile, amministrativo o penale; tanto ciò è vero che la previsione e quantificazione delle diverse sanzioni amministrative in relazione alle singole condotte illecite è poi contenuta nel successivo art. 39 quinquies (intitolato “Sanzioni in materia di prelievo erariale unico”), costituente la norma sanzionatoria in senso proprio, che individua fattispecie e tipologia delle condotte illecite e quantifica le sanzioni edittali, rimaste immodificate anche con la novella del 2009. La stessa previsione della solidarietà non ha «una funzione sanzionatoria, bensì semplicemente di rafforzamento della garanzia di raggiungimento dell’obiettivo di preservare l’integrità dei flussi tributari scaturenti dall’esercizio delle macchine da gioco e dell’introito anche delle sanzioni, onerandone quei soggetti che, in virtù della speciale relazione con le macchine da gioco, ne traggono vantaggio economico» sicché la responsabilità solidale «per le sanzioni amministrative da illecito» è «addossata in precipua funzione di garanzia dell’adempimento, e non già a titolo di concorso nell’illecito, che altrimenti darebbe luogo ad una sua responsabilità diretta» (v. Cass. n. 14543 del 28/05/2019).

In secondo luogo, è pacifico che la disposizione introdotta con il d.l. n. 78 del 2009 non ha efficacia retroattiva, né, anche per l’evidente mancanza di una clausola in tal senso, ha valore di interpretazione autentica con portata retroattiva (v., tra le varie, Cass. n. 13116 del 25/05/2018; Cass. n. 14955 del 31/05/2019). 3.3. è quindi inapplicabile il d.lgs. n. 472 del 1997 ed è privo di rilievo il carattere “permanente” della condotta, mentre, ai fini della responsabilità erariale, l’individuazione del soggetto passivo deve essere calibrata sulla specifica previsione ratione temporis vigente. 3.4. Il testo anteriore alla riforma del 2009 prevedeva, in caso di esercizio illecito, che fossero tenuti in via principale al pagamento dell’imposta evasa, oltre agli interessi e alle sanzioni, i seguenti soggetti: a. l’autore dell’illecito; b. il concessionario titolare del nulla osta all’esercizio; la sua responsabilità, principale, era peraltro condizionata alla mancata individuazione dell’autore dell’illecito; La norma, inoltre, contemplava ipotesi di responsabilità solidale individuando i seguenti soggetti: c. l’installatore; d. il possessore dei locali; e. il concessionario; non prevedendo, per la configurabilità di tale responsabilità, alcuna condizione ma solo che gli stessi non fossero “già debitori di tali somme a titolo principale”, sull’implicito presupposto che, in tale evenienza, doveva ritenersi prevalente quest’ultima. Il testo modificato nel 2009, invece, individua, quale responsabile principale, un unico soggetto, ossia l’autore dell’illecito. Quanto alle ipotesi di responsabilità solidale, la nuova norma individua: ci.. l’installatore; dl. il possessore o detentore a qualsiasi titolo degli apparecchi; el. l’esercente a qualsiasi titolo dei locali; fl. il concessionario; sempreché gli stessi non fossero “già debitori di tali somme a titolo principale”. La modifica appare più nominale che effettiva atteso che, per entrambe le locuzioni, non può che assumere rilievo il soggetto che esercita un effettivo potere di fatto (i.e. di gestione) sui locali, che, in quanto tale, è destinatario di un compenso per l’introduzione (e, quindi, l’utilizzazione) degli apparecchi da giuoco ed ha, quindi, la titolarità giuridica delle fonti di ricchezza assoggettate ad imposizione, sicché, correlativamente, ne può disporre anche per l’adempimento della prestazione impositiva. 3.6. Ne deriva che il gestore dei locali si identifica, ai fini dell’applicazione della disposizione in esame, con il possessore dei locali stesso, il quale assume la qualità di soggetto passivo del tributo, in via solidale, con riguardo alla formulazione dell’art. 39 quater, comma 2, d.l. n. 269 del 2003 sia anteriore che successiva alla modifica operata con il d.l. n. 78 del 2009″.