Ai fini ”dell’accertamento del reato di esercizio di giuochi d’azzardo, è necessaria la prova dell’effettiva esistenza di mezzi atti ad esercitarlo, dell’effettivo svolgimento di un gioco e, qualora si tratti di apparecchi automatici da gioco di natura aleatoria, dell’effettivo utilizzo dell’apparecchio per fini di lucro, non essendo sufficiente, in tale ultimo caso, accertare che lo stesso sia potenzialmente utilizzabile per l’esercizio del gioco d’azzardo (Sez. 3, n. 25032 del 02/03/2016 – dep. 16/06/2016, Kaci, Rv. 267193″.

E’ quanto si legge in una pronuncia della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione del 14 maggio 2019 nel merito di una ricorso contro la sentenza della Corte di appello di Catanzaro che confermava la pronuncia di condanna emessa dal Tribunale di Cosenza nei confronti di sue persone perché ritenuti responsabili del reato di cui agli artt. 110 cod. pen., 4, comma 4, I. n. 401 del 1989, per aver esercitato, o comunque, organizzato, in concorso tra loro – la prima quale titolare del bar in cui erano ubicate le apparecchiature elettroniche, il secondo quale proprietario di dette apparecchiature – giochi d’azzardo a mezzo di apparecchi vietati dall’art. 110 r.d. n. 773 del 1931.

“Nella fattispecie la Corte – si legge nella pronuncia-  ha ritenuto viziata la motivazione della sentenza di condanna per il reato di cui all’art. 718 cod. pen. in relazione alla prova del fine di lucro, che era stato, invece, desunto dal ritardo con cui l’imputata aveva consentito l’ingresso della polizia all’interno del locale da lei gestito, dalla utilizzabilità delle postazioni che riproducevano il gioco del poker per effettuare delle scommesse collegate a vincite in denaro tramite un sito Internet e dalla circostanza che durante l’istruttoria dibattimentale la difesa non avesse formulato domande sul tema). Si è inoltre precisato che il fine di lucro non può essere ritenuto esistente solo perché l’apparecchio automatico riproduce un gioco vietato, ma deve essere valutato considerando anche l’entità della posta, la durata delle partite, la possibile ripetizione di queste ed il tipo di premi erogabili, in denaro o in natura (Sez. 3, n. 998 del 19/2/2008, Balducci, Rv. 239073).