La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro il sequestro a carico di una società con sede a Roma di un apparecchio da gioco di intrattenimento. Il sequestro era avvenuto nell’ambito di un’azione della Guardia di Finanza volta al contrasto del gioco illegale; dagli accertamenti risultava che le schede di gioco AWP2 erano state manomesse attraverso la rimozione della porta USB, che permette di interagire col software della scheda, modificandone il funzionamento quanto alle percentuali di vincite da distribuire.

Spiega la Cassazione: “Con motivazione congrua e coerente – tutt’altro che apparente, e quindi tale da non integrare la violazione di legge ai sensi dell’art. 125 cod. proc. pen. – il tribunale ha sottolineato come lo stato del procedimento impone di considerare al momento nulla di più dell’astratta configurabilità dei reati ipotizzati, e quindi di verificare la relazione fra la manomissione delle schede di gioco AWP2 e l’alterazione del riparto delle vincite, e ha richiamato come nella specie ci si trovi di fronte a oggetti qualificabili al tempo stesso come corpo di reato e come cose pertinenti al reato, secondo la nozione a esse attribuita dalla giurisprudenza di oggetti necessari a far emergere il reato, le sue modalità, i suoi autori.

Nella motivazione dell’ordinanza si sottolinea la necessità di eseguire una consulenza al fine di verificare se la manomissione delle schede abbia comportato la fraudolenta alterazione del software, sì che il vincolo sui beni sequestrati è a essa funzionale. Un simile iter argomentativo non costituisce una tautologia: se è avvenuta una manomissione dell’accesso al software della macchina da gioco – il che è incontestabile -, è corretto, come ha sostenuto il tribunale, assicurare la non disponibilità per gli eventuali indagati dei macchinari sui quali andranno eseguiti gli accertamenti istruttori, diretti a comprendere quel che è accaduto dopo l’anzidetta manomissione.

Del tutto infondata è la tesi difensiva secondo cui si tratterebbe di un danneggiamento a cosa mobile propria, poiché il tribunale ha spiegato che non si tratta di una condotta fine a sé stessa: la rimozione della porta USB permette di interagire col software della scheda, modificandone il funzionamento quanto alle percentuali di vincite da distribuire. In tal senso, la motivazione non soltanto esiste e non è configurabile come apparente, ma non è nemmeno generica, mentre le argomentazioni difensive paiono capovolgere la dinamica dell’indagine allorché esigono che le ipotesi di reato prese in considerazione al suo avvio assumano già una configurazione materiale, prima ancora che sia svolto ogni approfondimento volto a verificarne la concretezza. Il sequestro serve semplicemente a eseguire le indagini descritte dall’ordinanza del riesame. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento della somma, che si ritiene equa, di euro duemila a favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle ammende”.