La Corte di Cassazione torna sulla questione della applicazione della sanzione nel caso in cui venga rilevata l’irregolarità di una slot in un esercizio pubblico.

In questo caso il titolare di una impresa di gestione è stato sanzionato dopo che, a seguito di un controllo nel 2006, era emersa la presenza di un apparecchio da intrattenimento ex art. 110, comma 6, TULPS non conforme alle prescrizioni di legge perché diverso da quello per cui il concessionario aveva rilasciato il nulla osta, emetteva avviso di accertamento PREU, con contestuale irrogazione di sanzioni. La contribuente impugnava l’avviso, deducendone l’illegittimità e l’infondatezza, nonché il proprio difetto di legittimazione passiva non essendo applicabile l’art. 39 quater del d.l. n. 269 del 2003. La Commissione tributaria provinciale di Milano rigettava il ricorso. La sentenza era confermata dal giudice d’appello

Per la Cassazione “il legislatore, in realtà, dopo aver affermato che lo svolgimento del gioco è, in quanto tale, oggetto di imposizione, non si è preoccupato – con una certa sbrigatività – di individuare la (o le) soggettività passiva del tributo, la cui indagine, in assenza di specifiche indicazioni, deve essere condotta secondo i principi che regolano l’ordinamento tributario. Ed allora, seguendo questo criterio, in via generale, il soggetto passivo è colui che ha la titolarità giuridica delle fonti di ricchezza assoggettate ad imposizione, il quale, correlativamente, ne può disporre anche per l’adempimento della prestazione impositiva. Si tratta, del resto, di una conseguenza diretta del principio di capacità contributiva ex art. 53, primo comma, Cost.: l’onere tributario è a carico di colui che manifesta la capacità contributiva che deriva dal presupposto di fatto dell’imposizione. In caso di macchinario senza nulla osta, dunque, ha rilievo pregnante la posizione del titolare del diritto sul bene e, in particolare, dell’installatore-gestore che abbia curato la messa in funzione del bene e che da esso tragga i profitti connessi al gioco. 4.9. Contrariamente a quanto affermato dalla CTR, pertanto, non si pone una questione di applicazione retroattiva dell’art. 39 quater introdotto con la I. n. 296 del 2006: la struttura stessa del tributo come disciplinata dall’art. 39, comma 13, d.l. n. 269 del 2003, conv. dalla I. n. 326 del 2003, ne postulava già, anche nel caso di apparecchio installato senza nulla osta, la soggettività passiva, che, secondo i principi generali, convergeva sul titolare dei profitti assoggettati ad imposizione. Del resto, l’art. 39 quater cit. ha solo fornito una più puntuale regolamentazione della soggettività d’imposta poiché ha introdotto, accanto alla posizione dell’installatore, altre ipotesi di responsabilità sussidiaria e solidale, per l’evidente scopo di assicurare comunque il gettito allo Stato. Se per queste figure la disciplina ha carattere sicuramente innovativo, non altrettanto può dirsi, invece, rispetto al soggetto passivo principale, sicché, pur dovendosi escludere la natura interpretativa della novella, va escluso che essa, in parte qua, sia innovativa. 4.8. Ne deriva che, pur essendo inesatta l’argomentazione quanto alla natura interpretativa dell’art. 39 quater, è ugualmente corretta in diritto l’affermazione secondo la quale la XXXX Srl, installatore del macchinario da gioco in assenza di nulla osta, era soggetto passivo del tributo ex art. 39, comma 13, cit.”.