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Il Concessionario di rete è responsabile per preu non versato, oltre sanzioni ed interessi e spese di notifica relativamente all’uso illecito di apparecchi da intrattenimento rientranti nella tipologia di cui all’art. 110 comma 6.

Lo stabilisce la Cassazione chiamata ad esprimersi sul ricorso presentato da un concessionario di rete relativamente ad una vicenda del 2006.

“Dalla sentenza di appello si evince che pacificamente la vicenda ha per oggetto non già il pagamento da parte della concessionaria, odierna ricorrente, del «semplice» prelievo unico erariale sulle somme relative alle giocate effettuate e registrate dalla rete telematica, bensì il pagamento, da parte della medesima concessionaria, del «maggior» prelievo unico erariale sugli importi relativi alle giocate effettuate ma non comunicate per via telematica. Il giudice di appello perviene alla conclusione della fondatezza della pretesa erariale in quanto sussisterebbe la responsabilità del concessionario non solo per il «semplice» prelievo unico erariale (relativo alle giocate regolarmente registrate ), ma anche nel caso di recupero del «maggior» prelievo unico erariale a seguito di occultamento delle giocate . Il collegio intende aderire a tale tesi , volendo peraltro dare continuità al principio già espresso con l’ordinanza del 21-2-2019 n. 5093, secondo cui il legislatore aveva attribuito al concessionario di rete la responsabilità esclusiva per il pagamento del preu . Come dispone l’art. 39, comma 13, d.l. n. 269 del 2003, nel testo applicabile ratione temporis, “agli apparecchi e congegni di cui all’art. 110, comma 6, … collegati in rete, si applica un prelievo erariale unico fissato nella misura del 13,5 per cento delle somme giocate …”, sicché l’imposta, il PREU, investe la totalità dei giochi effettuati e delle relative somme. Pertanto, in ogni caso di utilizzo illecito delle apparecchiature, ossia con interventi tali da determinare la trasmissione telematica di dati di gioco difformi da quelli effettivamente realizzati, ma anche con la loro messa in opera senza il nulla osta, si verifica che il prelievo viene corrisposto solo per una parte delle giocate, mentre per le altre viene evaso. E’ chiaro infatti che ove difetti la trasmissione dei dati per qualsiasi motivo , al creditore del tributo è manifestata una base imponibile inferiore a quella reale e conseguentemente versato un tributo la cui misura è determinata in modo infedele , in tal modo sottraendolo in parte ad imposizione. Ne deriva, quindi, che l’imposta è unica, integrando il cd. maggior PREU solo l’importo pur sempre dovuto, anche se non dichiarato e quindi evaso. La disposizione specificamente individua il soggetto passivo d’imposta nel “soggetto al quale l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha rilasciato il nulla osta”, ossia nel concessionario di rete; questi, in relazione al ruolo ricoperto, è colpito dall’obbligo di versare il PREU complessivo maturato. Nella vicenda in capo al concessionario di rete, dunque, la disciplina ratione temporis applicabile configura due ragioni in forza delle quali il tributo è dovuto: la prima, in via principale, alla condizione della mancata identificazione dell’autore dell’illecito; la seconda, in via di solidarietà, incondizionatamente. Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente va anche sottolineato che trova applicazione la disciplina vigente alla data dell’illecito secondo la contestazione in armonia al principio del tempus regit actum non potendosi alle successive disposizioni richiamate riconoscersi natura interpretativa o, comunque, di esplicitazione di precetti normativi già in vigore, stante l’assenza di elementi letterali che depongano in tal senso. Nè è pertinente R1 il richiamo al principio della retroattività della legge più favorevole per il contribuente, previsto dall’art. 3, d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, solo con riguardo alle sanzioni amministrative pecuniarie. Comunque la nuova disciplina invocata dal ricorrente non avrebbe modificato l’esito della lite.In base al presupposto di imposta del tributo, rappresentato dalla gestione e l’esercizio del gioco tramite apparecchi e congegni che erogano vincite in denaro, il legislatore ha inteso assicurare il gettito derivante dalle giocate (peraltro inserito nel bilancio dello Stato e quindi diretto a soddisfare preminenti interessi pubblici )considerando responsabili del tributo oltre al concessionario anche ulteriori soggetti in relazione ai quali è possibile configurare una posizione di garanzia e controllo in ordine al corretto utilizzo degli apparecchi (per esempio gli impresari in cui sono collocati gli apparecchi ) e, conseguentemente, alla corretta trasmissione dei dati relativi alle giocate. Né incide sulla regolarità della pretesa fiscale la circostanza che l’accertamento non sarebbe stato notificato agli altri corresponsabili in solido . La giurisprudenza di questa Corte, partire dalla pronuncia delle SS.UU. 2580/1973) è orientata nel ritenere applicabili, all’obbligazione tributaria le regole civilistiche in tema di solidarietà, con la conseguenza che il riferimento alla pluralità dei rapporti obbligatori consente pacificamente che ciascuno di essi abbia vicende diverse da quelle degli altri. I principi di fondo della disciplina civilistica trovano, dunque, applicazione anche nel diritto tributario nel senso che l’atto impositivo produce così effetti soltanto nei confronti dei soggetti cui è stato notificato, essendo irrilevante la mancata notifica agli altri corresponsabili “.

La Corte di Cassazione, Quinta Sez. Civile, ha esse nella stessa giornata 10 ordinanze dello stesso tenore per lo stesso concessionario condannato quindi a versare Preu e sanzioni, oltre che spese di giudizio, per decine di migliaia di euro.