Ai fini dell’esclusione della responsabilità amministrativa, in forza dell’art. 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689, occorre altresì accertare che dall’autore sia stato fatto tutto il possibile per osservare la legge e che nessun rimprovero possa essergli mosso quanto alle verifiche attestanti l’avvenuta attivazione del collegamento dei dispositivi del singolo apparecchio di gioco alla rete telematica, ovvero l’eventuale distacco successivo di detto collegamento avvenuto per fatto proprio del concessionario ed in modo del tutto ignoto all’esercente.

Cosi’ la Corte di Cassazione a proposito della responsabilità in capo all’esercente di un bar per la irregolarità accertata degli apparecchi da gioco.

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’ADM per la riforma della pronuncia del Tribunale di Arezzo. Secondo i giudici “Il comma 9 lettera c) dell’art. 110, R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – TULPS, dispone: “chiunque sul territorio nazionale distribuisce od installa o comunque consente l’uso in luoghi pubblici od aperti al pubblico od in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi o congegni non rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate nei commi 6 o 7 e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detti commi, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria di 4.000 euro per ciascun apparecchio”. Il comma 6 del medesimo art. 110 TULPS prescrive, tra le condizioni che consentono di considerare idonea gli apparecchi per il gioco lecito, il collegamento alla rete telematica di cui all’articolo 14-bis, comma 4, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni. Ora, è vero che a seguito dell’art. 39 d. I. n. 269 del 30 settembre 2003 (convertito, con modificazioni, in legge 24 novembre 2003, n. 326), è venuta meno la possibilità di una forma di gestione del gioco lecito diversa da quella telematica, sicché: 1) gli esercenti non possono gestire gli apparecchi da gioco in forza del solo nulla osta di cui all’art. 22, I. 27 dicembre 2002, n. 289, essendo stata eliminata qualsiasi gestione del gioco che non sia quella telematica; 2) è riconosciuta unicamente al concessionario per la rete telematica la possibilità di richiedere l’autorizzazione per la gestione del gioco di cui al comma 6 dell’art. 110 TULPS; 3) il concessionario è responsabile del gioco verso la PA concedente e provvede al controllo sui gestori delle apparecchiature, adempiendo all’obbligo del collegamento in rete. Tali restrizioni del legislatore italiano all’attività d’impresa esercente il gioco lecito mediante apparecchi e congegni elettronici, necessariamente connessi alla rete telematica pubblica, affidata in concessione ai sensi dell’art. 14 bis, comma 4, del d.P.R. n. 640 del 1972, sono state già ritenute da questa Corte compatibili con il diritto dell’Unione Europea e con i principi elaborati dalla Corte di giustizia UE in materia di libertà di stabilimento (Cass. Sez. U, 29/05/2019, n. 14697). La richiamata disciplina normativa (corredata da quella in tema di responsabilità solidale per le obbligazioni tributarie inerenti al cosiddetto “prelievo erariale unico”: cfr. indicativamente Cass. Sez. 5, 28/05/2019, n. 14535) delinea, pertanto, a carico dei soggetti gestori ed installatori degli apparecchi da gioco, come anche di coloro che concedano i locali per l’utilizzo degli stessi, obblighi concorrenti di verifica del loro utilizzo lecito, cioè in connessione continua alla rete telematica gestita dal soggetto concessionario. In tal senso, l’art. 110, comma 9, lett. c), del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (TULPS), prevede sia in capo al concessionario del servizio telematico per la raccolta e la gestione del gioco lecito, sia in capo ai gestori ed agli stessi esercenti, gli adempimenti connessi al funzionamento degli apparecchi e congegni di intrattenimento da gioco (quali l’attivazione della procedura di blocco e di collocazione in magazzino delle apparecchiature non collegate alla rete telematica), legittimando la punizione di tutti coloro che consentono o comunque non impediscono l’uso delle macchine non rispondenti alle prescrizioni di legge ed amministrative (arg. da Ric. 2016 n. 11251 sez. 52 – ud. 10-11-2020 Cass. Sez. 6 – 2, 11/01/2012, n. 175; Cass. Sez. 2, 27/10/2017, n. 25614). Più di recente, Cass. Sez. 5, 04/11/2020, n. 24616, ha ravvisato un obbligo proprio per l’esercente di controllare la regolarità degli apparecchi di gioco ed accertare l’eventuale mancanza del loro collegamento alla rete tramite il punto di accesso internet\intranet situato nel proprio locale commerciale. Come visto, il Tribunale di Arezzo ha confermato l’annullamento dell’ordinanza-ingiunzione emessa nei confronti di Andrea Tellini per violazione dell’art. 110, commi 6 e 9, TULPS, ravvisando l’esimente della buona fede ex art. 3, legge n. 689/1981, in favore dell’esercente dell’attività commerciale dove era in uso l’apparecchio da gioco risultato non collegato alla rete telematica; ciò, secondo il Tribunale, alla luce del “ruolo preminente del ‘concessionario’ per gli aspetti legati al collegamento alla rete”, ed avendo quest’ultimo continuato a richiedere ed a percepire il prelievo erariale unico. Secondo, tuttavia, l’interpretazione concolidata di questa Corte, in tema di violazioni amministrative, poiché, ai sensi dell’art. 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689, allo scopo di integrare l’elemento soggettivo dell’illecito è sufficiente la semplice colpa, l’errore sulla liceità della relativa condotta, correntemente indicato come “buona fede”, può rilevare in termini di esclusione della responsabilità amministrativa solo quando esso risulti inevitabile, occorrendo a tal fine un elemento positivo, estraneo all’autore dell’infrazione, idoneo ad ingenerare in lui la convinzione della sopra riferita liceità, oltre alla condizione che da parte dell’autore sia stato fatto tutto il possibile per osservare la legge e che nessun rimprovero possa essergli mosso, così che l’errore sia stato incolpevole, non Ric. 2016 n. 11251 sez. 52 – ud. 10-11-2020 suscettibile, cioè, di essere impedito dall’interessato con l’ordinaria diligenza (ad es., Cass. Sez. 2, 31/07/2018, n. 20219; Cass. Sez. L, 12/07/2010, n. 16320; Cass. Sez. 1, 08/05/2006, n. 10477; Cass. Sez. 1, 15/06/2004, n. 11253). Certamente gestori, installatori ed esercenti che consentano l’utilizzo degli apparecchi da gioco non possono essere chiamati a rispondere, agli effetti dell’art. 110, comma 9, lett. c), del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (TULPS), del fatto del concessionario dell’attività di gestione della rete telematica, il quale è tenuto ad effettuare tutte la attività strumentali e funzionali alla corretta ed efficace gestione telematica. Tuttavia, ai fini dell’esclusione della responsabilità amministrativa, in forza dell’art. 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689, occorre altresì accertare che dall’autore sia stato fatto tutto il possibile per osservare la legge e che nessun rimprovero possa essergli mosso quanto alle verifiche attestanti l’avvenuta attivazione del collegamento dei dispositivi del singolo apparecchio di gioco alla rete telematica, ovvero l’eventuale distacco successivo di detto collegamento avvenuto per fatto proprio del concessionario ed in modo del tutto ignoto all’esercente”.

Leggi la sentenza integrale