La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Adm contro un gestore, in riferimento al mancato controllo su di un apparecchio da intrattenimento non collegato alla rete installato presso un esercizio pubblico.

Si legge: “L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ricorre per la cassazione della sentenza depositata dalla Corte di Appello di Firenze il 2 aprile 2019 n. 896, notificata il 24 aprile 2019, la quale, in controversia su opposizione avverso ordinanza – ingiunzione per il pagamento della sanzione amministrativa di C 4.000,00, in dipendenza dell’accertamento della presenza di un apparecchio di intrattenimento non collegato alla rete telematica presso un esercizio pubblico, ha accolto l’appello proposto da (…) nei suoi confronti avverso la sentenza depositata dal Tribunale di Firenze il 26 maggio 2015 n. 1857, con condanna alla rifusione delle spese giudiziali. La Corte di Appello ha riformato la decisione di prime cure (con l’annullamento dell’ordinanza – ingiunzione) sul presupposto dell’inimputabilità della condotta al gestore dell’apparecchio installato nel pubblico esercizio. Questi si è costituito con controricorso, eccependo, tra l’altro, l’inammissibilità del ricorso per cassazione. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., la proposta formulata dal relatore è stata notificata ai difensori delle parti con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte. In vista dell’odierna adunanza il controricorrente ha depositato memoria.

L’art. 110, comma 9, lett. c, del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 dispone che: «Chiunque sul territorio nazionale distribuisce od installa o comunque consente l’uso in luoghi pubblici od aperti al pubblico od in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi o congegni non rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate nei commi 6 o 7 e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detti commi, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria di 4.000 euro per ciascun apparecchio». L’art. 110, comma 6, del R.D. 18 giugno 1931, n. 773 prescrive, tra le condizioni che consentono di considerare idonea gli apparecchi per il gioco lecito, il collegamento alla rete telematica di cui all’articolo 14-bis, comma 4, del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 640, e successive modificazioni. Ora, è vero che a seguito dell’art. 39 del D.L. 30 settembre 2003 n. 269, convertito, con modificazioni, nella Legge 24 novembre 2003 n. 326, è venuta meno la possibilità di una forma di gestione del gioco lecito diversa da quella telematica, sicché: 1) gli esercenti non possono gestire gli apparecchi da gioco in forza del solo nulla osta di cui all’art. 22 della Legge 27 dicembre 2002, n. 289, essendo stata eliminata qualsiasi gestione del gioco che non sia quella telematica; 2) è riconosciuta unicamente al concessionario per la rete telematica la possibilità di richiedere l’autorizzazione per la gestione del gioco di cui all’art. 110, comma 6, del R.D. 18 giugno 1931, n. 773; 3) il concessionario è responsabile del gioco verso l’amministrazione concedente e provvede al controllo sui gestori delle apparecchiature, adempiendo all’obbligo del collegamento in rete (Cass., Sez. 2^, 28 dicembre 2020, n. 29647). Tali restrizioni del legislatore italiano all’attività d’impresa esercente il gioco lecito mediante apparecchi e congegni elettronici, necessariamente connessi alla rete telematica pubblica, affidata in concessione ai sensi dell’art. 14-bis, comma 4, del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 640, sono state già ritenute da questa Corte compatibili con il diritto dell’Unione Europea e con i principi elaborati dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di libertà di stabilimento (Cass., Sez. Un., 29 maggio 2019, n. 14697).

La richiamata disciplina normativa (corredata da quella in tema di responsabilità solidale per le obbligazioni tributarie inerenti al c.d. “prelievo erariale unico” – tra le altre: Cass., Sez. 5^, 28 maggio 2019, n. 14535) delinea, pertanto, a carico dei soggetti gestori ed installatori degli apparecchi da gioco, come anche di coloro che concedano i locali per l’utilizzo degli stessi, obblighi concorrenti di verifica del loro utilizzo lecito, cioè in connessione continua alla rete telematica gestita dal soggetto concessionario. In tal senso, l’art. 110, comma 9, lett. c, del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 prevede, sia in capo al concessionario del servizio telematico per la raccolta e la gestione del gioco lecito, sia in capo ai gestori ed agli stessi esercenti, gli adempimenti connessi al funzionamento degli apparecchi e congegni di intrattenimento da gioco (quali l’attivazione della procedura di blocco e di collocazione in magazzino delle apparecchiature non collegate alla rete telematica), legittimando la punizione di tutti coloro che consentono o, comunque, non impediscono l’uso delle macchine non rispondenti alle prescrizioni di legge ed amministrative (Cass., Sez. 2^, 28 dicembre 2020, n. 29647).

In proposito, è sufficiente richiamare l’insegnamento di questa Corte, a tenore del quale, in materia di adempimenti connessi al funzionamento di apparecchi e congegni di intrattenimento da gioco, la mancata attivazione della procedura di blocco e di collocazione in magazzino delle apparecchiature non collegate alla rete telematica, giustifica la legittimità dell’ordinanza ingiunzione emessa dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli dì Stato (A.A.M.S.), per violazione dell’art. 110, comma 9, lett. c, del R.D. 18 giugno 1931 n. 773, anche a carico del concessionario del servizio telematico per la raccolta e la gestione del gioco lecito, in quanto, al di là degli adempimenti che ricadono sui gestori e sugli esercenti, la norma prevede altresì la punizione di coloro che consentono l’uso delle macchine non rispondenti alle prescrizioni legali ed amministrative, con obbligo di impedire l’utilizzo irregolare in qualsivoglia ipotesi di funzionamento difforme dalle disposte prescrizioni (ex plurimis: Cass., Sez. 6^-2, 11 gennaio 2012, n. 175; Cass., Sez. 6^-2, 6 marzo 2013, n. 5590; Cass., Sez. 2″, 27 ottobre 2017, n. 25614). Peraltro, un recente arresto di questa Corte ha ravvisato un obbligo proprio per l’esercente di controllare la regolarità degli apparecchi di gioco ed accertare l’eventuale mancanza del loro collegamento alla rete tramite il punto di accesso internet/intranet situato nel proprio locale commerciale (Cass., Sez. 5^, 4 novembre 2020, n. 24616). Certamente gestori, installatori ed esercenti che consentano l’utilizzo degli apparecchi da gioco non possono essere chiamati a rispondere, agli effetti dell’art. 110, comma 9, lett. c, del R.D. 18 giugno 1931 n. 773, del fatto del concessionario dell’attività di gestione della rete telematica, il quale è tenuto ad effettuare tutte le attività strumentali e funzionali alla corretta ed efficace gestione telematica. Tuttavia, ai fini dell’esclusione della responsabilità amministrativa, in forza dell’art. 3 della Legge 24 novembre 1981, n. 689, occorre altresì accertare che dall’autore sia stato fatto tutto il possibile per osservare la legge e che nessun rimprovero possa essergli mosso quanto alle verifiche attestanti l’avvenuta attivazione del collegamento dei dispositivi del singolo apparecchio di gioco alla rete telematica, ovvero l’eventuale distacco successivo di detto collegamento avvenuto per fatto proprio del concessionario ed in modo del tutto ignoto all’esercente (Cass., Sez. 2^, 28 dicembre 2020, n. 29647).

1.2 Nella fattispecie, è stato accertato il mancato collegamento alla rete telematica di un apparecchio da intrattenimento installato dal controricorrente presso l’esercizio pubblico. Ciò non di meno, il giudice di appello ha contraddetto il principio enunciato, ritenendo di escludere a priori la responsabilità del gestore per la custodia, la verifica e la denuncia di eventuali anomalie sui punti di accesso e sugli apparecchi di gioco ad essi collegati, senza accertare se la sua condotta avesse o meno contribuito alla consumazione dell’infrazione addebitatagli. Né rileva – come è stato dedotto in memoria dal controricorrente – che l’esercente sia stato autonomamente sanzionato per la medesima violazione, tenendo conto che la norma delinea un eventuale concorso di responsabilità del concessionario, del gestore e dell’esercente per l’illecito amministrativo in questione.

2. Stante la fondatezza del motivo dedotto, il ricorso può essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Corte di Appello di Firenze, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Firenze, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità”.