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AWPR – Secondo il programma elettorale del M5S, almeno un miliardo di euro necessario a finanziare l’intervento per il reddito di cittadinanza sarebbe stato reperito dal settore dei giochi.

Poi nel contratto di Governo si è parlato di exit strategy, un taglio progressivo delle slot e, da subito, per migliorare la qualità della vita delle persone si annunciano provvedimenti molto importanti contro le pubblicità per il gioco.

Cambierà mai questo trend che da sempre spinge amministratori e politici a pensare di ricavare risorse dalla voglia di giocare del cittadino per poi condannare il suo comportamento ludico, limitarlo e ghettizzarlo?

Tra tante associazioni di consumatori, nessuna fino ad oggi ha mai detto: più del 90% dei giocatori italiani giocano responsabilmente; meritano rispetto; devono avere la possibilità di trovare una offerta di gioco sicura; devono essere informati, anche tramite la pubblicità, di quali sono le offerte regolamentate; devono poter giocare in comodità e dove vogliono a condizione che i negozi siano autorizzati e regolamentati.

Il giocatore è un cittadino come tutti gli altri o deve vergognarsi delle sue passioni ludiche e per questo merita di essere confinato nelle periferie e comunque lontano dai luoghi più frequentati e sensibili?

In tutto questo, ciò che appare ancora più raccapricciante è il trattamento riservato all’operatore di gioco che – e nessuno lo dice con determinazione – svolge direttamente o indirettamente un servizio pubblico. Infatti quando sbaglia rischia anche la condanna di peculato. (Appropriazione indebita, o distrazione a profitto proprio o altrui, di denaro o altro bene mobile appartenente ad altri, commessa da un pubblico ufficiale che ne abbia il possesso in ragione del suo ufficio).

A questo operatore lo Stato ha chiesto di investire nel settore in cambio della cessione di un diritto alla distribuzione dei giochi, diritto che viene revocato dalle amministrazioni locali, in tutto o in parte, con i provvedimenti locali di riduzione dell’offerta.

Ma c’è di più, senza alcun accenno alla situazione di caos generale sul territorio dove le condizioni economiche per le aziende di gioco registrano opportunità viziate da pregiudizi, di ordine spazio temporali o sulla tipologia di offerta dell’azzardo, che penalizzano in modo differente operatori di giochi diversi e operatori residenti in comuni e regioni diverse, è sulla rampa di lancio un maxi provvedimento d’estate che ancora una volta chiederà investimenti agli operatori.

Infatti, benché nel contratto di Governo ci sia una proposta di lotta alla ludopatia, secondo indiscrezioni il provvedimento non si limiterebbe ad un mix di aumento delle tasse e riduzione dei punti vendita, l’obiettivo di recuperare 7-800 milioni all’anno potrà essere raggiunto anche grazie alla introduzione delle famose AWPR, già più volte annunciate ma di cui non è mai uscito un decreto per le regole tecniche di produzione e distribuzione.

In assenza di una indicazione nazionale di legittimità della collocazione delle macchine, che impedisca provvedimenti restrittivi di comuni e regioni, chi investirà nell’acquisto di apparecchi o di diritti che rischiano di non poter essere usati?

Si parla di un costo per diritto che potrebbe arrivare fino a 6.000 euro per ogni macchina a cui si deve aggiungere il costo dell’apparecchio.

Davanti alla necessità economica, in genere, le convinzioni si attenuano e si torna a vedere di buon grado i processi di mediazione.

Sul tavolo la situazione è più che chiara: i piccoli street operator non hanno più margini nella gestione degli apparecchi automatici, se si vuole chiedere loro ancora una volta di investire per rinnovare l’offerta occorre introdurre meccanismi che garantiscano stabilità.

Serviranno agevolazioni fiscali, un quadro normativo che riconosce il loro ruolo e una situazione di mercato che riporti opportunità per acquirenti e produttori/venditori di apparecchi da gioco.

L’alternativa a questo non è la riduzione dell’offerta di gioco ma lo spostamento dell’offerta in canali che pagano meno imposte o, peggio ancora, dove le tasse non si pagano affatto.

Dei 7-800 milioni all’anno da recuperare parleremo con il Commissario europeo, potremo avere agevolazioni e comprensione, li potremo promettere da altri settori ma non arriveranno più dai giochi. m.b.

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