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E’ destinata a far discutere la sentenza della quarta sezione penale della Corte d’Appello di Torino che ieri, 11 dicembre, ha assolto un gestore di apparecchi a vincita che non aveva versato gli incassi al concessionario. L’uomo, un 50enne torinese, titolare di una ditta che operava in Valle d’Aosta per la locazione slot e la raccolta dei proventi, aveva trattenuto sul conto corrente (ed omesso dunque di versare) 147mila euro di Preu e 10mila 750 euro di AAMS, relativi al primo semestre 2012. Da qui la denuncia da parte della società concessionaria. La Procura di Aosta, dopo le indagini della Guardia di finanza, aveva contestato all’imprenditore il reato di peculato.

Al processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato dinanzi al Gup del Tribunale, arriva una condanna ad un anno e otto mesi, con pena sospesa a condizione che venisse versata una provvisionale da 33mila euro al concessionario, costituitosi parte civile nel procedimento. L’imputato, assistito dall’avvocato Marco Bich del foro di Aosta, propone tuttavia appello.

L’esito dell’udienza di ieri, in cui il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi ha chiesto la conferma della sentenza impugnata, è stato di assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Il verdetto della Corte d’Appello (con le motivazioni depositate entro novanta giorni) potrebbe risultare molto interessante in considerazione del fatto che fino ad ora, in casi analoghi, la magistratura ha sempre condannato questo tipo di condotta.

Fatti del genere, sino al 2013, erano considerati dalle Procure quale appropriazione indebita. A seguito di una espressione incidentale della Cassazione hanno iniziato a venire qualificate come peculato, reato basato sul danneggiamento della pubblica amministrazione, ritenendo che il “terzo raccoglitore” agisca in qualità di “incaricato di pubblico servizio”.

 

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