POLITICA – Con piacere abbiamo pubblicato la nota dell’On. Francesco Silvestri al quale mi rivolgo ancora con delle considerazioni sul testo appena bollinato del Decreto Dignità, nello specifico con riferimento alla parte che riguarda i giochi.


Mi rivolgo a lui, non potrei certo farlo con il ministro Di Maio che è troppo impegnato in questi giorni e sul tema della pubblicità dei giochi sembra tenere il comportamento condizionato di un giocatore turbato da una esperienza di gioco sgradita, tanto che ha persino dichiarato di non voler nemmeno ascoltare i rappresentanti degli operatori del settore.

Con rifermento alla nota dell’On. Silvestri senza entrare nel merito del motivo per cui fu chiuso il Colosseo, lasciando ad altri analizzare se determinante sia stato il gioco d’azzardo, la crudeltà delle competizioni o la sopravvenuta mancanza di vittime predestinate, faccio osservare come la chiusura dei giochi olimpici potrebbe trovare oggi analogo provvedimento con il divieto del gioco del Calcio a causa del proliferare delle scommesse sulle gare tra club.

È una provocazione, naturalmente, che utilizzo solo per mettere in evidenza che una politica dispotica non è più attuabile nelle democrazie moderne e non è nemmeno una caratteristica del Movimento 5 Stelle che mostra in genere grande disponibilità al confronto invitando alla condivisione delle proprie iniziative.

E, provocazione per provocazione, se ho ben compreso la proposta di Beppe Grillo di scegliere ad estrazione i Senatori, si sostiene che le persone comuni su molte materie possono promuovere le migliori soluzioni proprio perché ispirate dal buon senso. Credo però che occorra dare loro il tempo di capire, di orientarsi nel mondo in cui li chiamiamo ad operare con l’estrazione a sorte.

Allora sulla base di questa convinzione intuisco quelli che potrebbero essere i principi dell’intervento drastico sulla pubblicità: servono certamente regole, l’individuazione di mezzi, fasce orarie consentite e modalità comunicative; nella promozione pubblicitaria così come nella distribuzione dei giochi in Italia abbiamo indubbiamente esagerato.

Quindi cosa può esserci di meglio di un decreto, che probabilmente non regge la prova di costituzionalità o l’analisi dei difetti di forma, ma che ha indubbiamente il merito di mettere al centro dell’attenzione il problema?

Il Decreto Dignità rappresenta una delle rare eccezioni normative in cui il gioco pubblico è protagonista non solo per gli interessi erariali, il capitolo della pubblicità si è trasformato nel laboratorio dedicato alla revisione della legislazione specifica di settore. E questo è un grande merito che riconosco al ministro Di Maio.

Come al solito però alla esagerazione si risponde esagerando.

Secondo il Decreto Dignità, a meno di un chiarimento in fase di applicazione, è sanzionabile persino il sito web di un operatore che contiene il logo del prodotto di gioco che distribuisce, è vietato stampare depliant e cataloghi di prodotti da gioco, è vietata la comunicazione tra il concessionario e i suoi stakeholder, non sono consentite manifestazioni fieristiche in Italia, dovranno chiudere le riviste di settore che promuovono i giochi che dovranno acquistare gli operatori.

Con questa logica un punto di raccolta non potrà rivendicare l’appartenenza alla rete commerciale di un concessionario del gioco lecito, non ci saranno più insegne dei giochi, non ci sarà più informazione sulle differenze tra un esercizio lecito e un esercizio abusivo.

E se è vero che in Europa gli Stati membri possono introdurre limitazioni al gioco e alle sue modalità di promozione è anche vero che queste limitazioni sono considerate regole tecniche, vanno comunicate, poste sotto osservazione e devono mostrarsi eque e proporzionali.

Non può essere considerato un primato europeo la semplice adozione di un divieto, forse nemmeno attuabile in un mondo sempre più connesso ad una rete che resiste a regole geo-localizzate, mentre sarebbe considerata una vera innovazione la regolamentazione illuminata delle modalità di promozione pubblicitaria dei giochi.

Se quella del M5S vuole essere una azione amministrativa rivoluzionaria e innovativa forse è il caso di mettersi in gioco con maggior coraggio su certi temi come quello del gambling che la stessa comunità europea ritiene difficili e per questo non regola centralmente derogando agli Stati membri.

Di complessi di inferiorità in questo settore noi italiani non ne abbiamo di sicuro: è italiana la più grande multinazionale dei giochi, è italiana la rete di controllo per gli apparecchi automatici più diffusa e più performante del mondo, è il modello italiano quello globalmente più apprezzato per la regolamentazione dei giochi.

Purtroppo però con le idee italiane che non riusciamo a mettere in pratica si potrebbe redigere un elenco lunghissimo, la storia ci insegna che molto spesso sono altri i Paesi che traggono vantaggio da ciò che noi inventiamo.

La vecchia politica si chiedeva: servono soldi? Allora aumentiamo le accise o le imposte sulle slot.

Per la copertura del divieto della pubblicità il M5S ha usato lo stesso metro. Ribadisco, all’Italia serve più coraggio, anche sugli apparecchi da intrattenimento. Visto che sono stati chiamati in causa per la bollinatura del decreto, perché non provare ad introdurre con la stessa norma il sistema per la profilazione dei giocatori? Sarà una ulteriore regola tecnica da comunicare, ma tanto il Decreto Dignità dovrà comunque essere notificato in Europa.

L’introduzione di un lettore di tessera sanitaria potrebbe essere imposto sugli attuali apparecchi e adottato in tempi molto rapidi, l’unico problema è rappresentato dai costi di implementazione per questa periferica.

Ma la filiera accetterebbe ben volentieri questo onere in cambio di una variazione del sistema di computo del prelievo erariale, con una aliquota applicata alla differenza tra le somme giocate e le somme vinte.

Cioè sul reddito realmente prodotto dall’apparecchio, proprio come in tutti i settori dell’economia. Poi agli operatori, come già avviene, verranno applicate le imposte sul reddito di impresa e personale.

La filiera accetterebbe di buon grado un prelievo erariale unico con aliquota persino di un punto superiore all’aliquota IRPEF più elevata.

In tal caso il ministro Di Maio potrebbe comunicare: nei primi 100 giorni di Governo abbiamo regolamentato la pubblicità, introdotto misure per la registrazione di tutti i giocatori e l’inibizione dei soggetti vulnerabili, inoltre abbiamo più che raddoppiato l’aliquota di imposta sulle slot. m.b.

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