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(Jamma) – L’accordo in Conferenza Unificata, in particolare l’emendamento al testo proposto dal Governo e approvato il giorno 7 settembre (“Le disposizioni specifiche in materia, previste in ogni Regione o Provincia autonoma, se prevedono una tutela maggiore, continueranno comunque ad esplicare la loro efficacia. Inoltre le Regioni e le Province autonome ai fini del contrasto delle patologie afferenti alla dipendenza da gioco d’azzardo, potranno prevedere forme maggiori di tutela per la popolazione”) sancisce definitivamente l’impossibilità da parte dello Stato italiano di garantire il diritto alla raccolta del gioco sul territorio.

Questo significa la fine del sistema concessorio, almeno così come lo conosciamo oggi, poiché vengono meno i principi fondanti l’Istituzione che prevede la cessione da parte dello Stato, a titolo oneroso e per concessione, della possibilità di vendere gioco in Italia.

Per questo abbiamo sempre detto che in Conferenza Unificata non c’erano le condizioni per siglare un accordo, ma qualcosa è stato firmato dal sottosegretario Pier Paolo Baretta e, considerato l’impegno che il rappresentante del Governo ha profuso in questa trattativa, non possiamo pensare che l’accordo sia la semplice formalizzazione della sconfitta delle politiche concessorie e del sistema di controllo per i giochi “inventato” dall’Amministrazione italiana e apprezzato ed emulato in tutta Europa.

Cercando di interpretare le parole del sottosegretario, quando invita gli operatori ad una partecipazione attiva ai lavori di redazione del decreto che dovrà tradurre in legge il risultato dell’accordo entro il prossimo 31 di ottobre, siamo convinti di essere alla vigilia di una nuova stagione per la regolamentazione del gioco d’azzardo in Italia.

Si va, probabilmente, verso una revisione della Concessione che dovrà tener conto della riforma del titolo V della Costituzione, avvenuta successivamente alla introduzione del sistema concessorio per i giochi.

Il titolo V è stato riformato con la Legge Costituzionale 3/2001 e riconosce le autonomie locali quali Enti esponenziali preesistenti alla formazione della Repubblica. I Comuni, le Città metropolitane, le Province e le Regioni sono Enti esponenziali delle popolazioni residenti in un determinato territorio e tenuti a farsi carico dei loro bisogni. Alle Regioni è stata riconosciuta l’autonomia legislativa, ovvero la potestà di dettare norme di rango primario.

In questo contesto normativo, pertanto, è indispensabile pensare ad un modello per i giochi che preveda un sistema di regole generali, sulla fiscalità e sulle caratteristiche dei prodotti, dettate dallo Stato centrale mentre tutto ciò che comprende disposizioni relative alla possibilità di aprire un determinato esercizio sul territorio e al tempo di apertura di tale esercizio definito in un impegno dell’Ente Locale di competenza.

Sarà pertanto l’Ente Locale a rilasciare il diritto concessorio a titolo oneroso e, per questo, coinvolto in prima linea nella gestione e nel controllo del gioco d’azzardo.

E uso appositamente questa definizione perché auspico il superamento di questa arcaica ipocrisia che distingue tra “gioco pubblico” e “gioco d’azzardo” a causa di quanto scritto dal legislatore nell’art. 110 del TULPS.

La speranza è che nella rivoluzione normativa che si andrà a fare, se si cerca una trasparente regolamentazione del gioco, venga definitivamente abolito il reato di “gioco d’azzardo” e sostituito con il reato di “gioco irregolare”.

Il risultato dei lavori in conferenza unificata è stato percepito dalla maggioranza degli operatori, soprattutto dai più piccoli e i più radicati sul territorio, come un fatto sostanzialmente negativo; in realtà, se quella ipotizzata sarà l’evoluzione normativa a cui andiamo incontro, probabilmente saranno molti i vantaggi per coloro che sono più vicini alle istituzioni sul territorio.

In un sistema concessorio territoriale assumerà sempre più importanza l’attività dell’imprenditore locale, sia per la logistica nella gestione e assistenza, sia per l’oggettivo vantaggio che una Amministrazione locale trae dallo sviluppo di aziende localizzate sul proprio territorio.

Questo naturalmente non si concilia con la volontà di ridurre il numero degli operatori dichiarata dal sottosegretario Baretta ma, probabilmente come avviene sempre, sarà la capacità e l’influenza delle associazioni di rappresentanza degli operatori a fare la differenza.
m.b.

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