20 Consiglieri tra cui un Vice Presidente dell’associazione SAPAR ed il Presidente della SAPAR Service hanno presentato mozione di sfiducia per l’attuale Presidenza. La notizia è vecchia ed è passata quasi in silenzio tra le notizie della nuova Legge di Stabilità (che inciderà ulteriormente sull’attività delle aziende associate SAPAR) a conferma della crisi di rappresentatività della storica associazione degli operatori del gioco automatico.

Parlando dei lavori di Enada comunque noi su Jamma Magazine abbiamo già parlato del particolare momento che vive il settore del gioco da strada: «Una situazione difficile alla quale si aggiunge la crisi di rappresentatività delle associazioni, prima fra tutte la SAPAR che da mesi non riesce nemmeno a nominare un Segretario Nazionale e un Tesoriere, e che esce da Enada con il peso di una mozione di sfiducia per la Presidenza da votare al prossimo Consiglio Direttivo. SAPAR, come la sua manifestazione Enada, è lo specchio dei tempi: iscrizioni in calo (come sono in calo le aziende) e crisi identitaria per una associazione che non riesce a fornire risposte e servizi agli associati in un momento in cui ogni risposta possibile è già passato. La stessa SAPAR Service, che doveva offrire servizi innovativi e onerosi ai soci, non ha proposto nulla se non l’iniziativa di finanziare uno studio sul gioco, pensato e promosso da un’altra associazione (come è stato comunicato in occasione di Enada)».

Domani si riunisce il Consiglio Direttivo dell’associazione per decidere sul nuovo esecutivo.

Sempre sul Magazine abbiamo ipotizzato i temi che solitamente alimentano il dibattito al Direttivo SAPAR: «La distanza tra domanda e offerta è palese leggendo gli argomenti trattati in Consiglio Direttivo SAPAR, dove si parla di tutto meno che di soluzioni e proposte innovative per ammodernare l’offerta. Forse dobbiamo ammettere che è mancato il rinnovo generazionale: i giovani 30/40enni figli dei Gestori spesso hanno scelto di fare altro, piuttosto che seguire la tradizione di ‘famiglia’. Molti di loro si sono formati e impegnati in altri settori, qualcuno è rimasto, tanti non hanno potuto o saputo dare un reale contributo a quelle aziende che dopo mezzo secolo tornano a rivivere il dileggio e il disprezzo ancora più insopportabile perchè condiviso dal mondo della poltica e buona parte dell’opinione pubblica. Si sarebbe potuto fare di più, e forse anche meglio, investendo nella professionalizzazione e meno in dispendiosi procedimenti giudiziari.
Nella tutela di una impresa è fondamentale restare innovativi, riformare continuamente l’offerta per renderla al passo con i tempi, investire in idee e soluzioni.
Molti oggi hanno dimenticato che la fortuna dei loro padri e di quelle imprese che avrebbero dovuto essere in quegli spazi vuoti di Enada è cresciuta superando grandi difficoltà, con l’esercizio della mediazione, l’impegno, il rispetto della politica e delle istituzioni, raccogliendo 100 lire alla volta.
La stessa tenacia che oggi, fortunatamente, riconosciamo in quelle migliaia di imprenditori che stanno lottando sul territorio italiano per difendere, dal Piemonte alla Puglia, il loro diritto ad operare nella legalità. Perchè ricorrere alla magistratura è un diritto, ma non sempre una soluzione. Al modello attuale di distribuzione delle slot si è arrivati passo passo, con la regolamentazione di una offerta esistente, per ritrovare opportunità le aziende e i loro rappresentanti dovranno confrontarsi su proposte per nuove regolamentazioni.
E proprio quella del confronto sembra essere la prossima sfida, anche per Enada. Il confronto che è l’esatto opposto del muro (non solo ideale) che divideva (inspiegabilmente) lo spazio di quell’unico padiglione scelto per celebrare l’apparecchio da intratteniemento.
Il confronto come oggetto del desiderio per le migliaia di lavoratori che da mesi possono solo subire la scelta della politica (locale e nazionale). Come pratica quasi sconosciuta non solo tra le rappresentanza associative, ma addirittura all’interno delle stesse associazioni. Qualcuno disse che ci sono due modi di affrontare le difficoltà: modificare le difficoltà o modificare se stessi in modo da affrontarle. Il settore deve solo scegliere da dove iniziare».

Se la mozione di sfiducia potrà essere lo strumento per avviare il confronto razionale e competente ben venga la sfiducia. Certo, invece di parlare di elezioni del Presidente, forse era meglio confrontarsi su iniziative a contrasto delle limitazioni territoriali, per proposte tese a ridurre l’effetto dell’ulteriore aumento del PREU…

Altrettanto certo è che se si tratta semplicemente della rivendicazione di una poltrona allora la notizia è ancora più vecchia e in questo momento ai soci tale iniziativa proprio non serve. m.b.

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