La notizia circa le possibili riaperture di bar e esercizi commerciali a partire da lunedì prossimo ha suscitato un certo fermento, misto ad inquietudine, tra gli operatori del comparto degli apparecchi da intrattenimento.

La possibile apertura delle attività in questione infatti non può prescindere dall’adeguamento dei locali alle misure di protezione previste da protocollo condiviso a fine aprile dal Governo con le rappresentanze sindacali e al momento le uniche indicazioni su cosa va fatto possono essere mutuate, ma senza alcune certezza, solo dagli obblighi già previsti per le attività di ristorazione.

Advertisement

L’incertezza regna sovrana, e agli operatori non resta che aggrapparsi a indiscrezioni e alle scarse informazioni su possibili passi avanti.

Dopo un primo contatto, nei giorni scorsi, tra le associazioni di settore e alcuni esponenti del Governo, e successivamente un incontro presso l’Agenzia dei Monopoli di Stato, poco è cambiato.

L’amministrazione dei Monopoli di Stato ha confermato la sua disponibilità a collaborare in vista della riapertura. E non potrebbe essere diversamente. La decisione spetta infatti al Governo, e solo un decreto può oggi essere risolutivo rispetto al divieto di riprendere l’attività per sale giochi e sale scommesse come da decreto del premier del 26 aprile scorso.

Sul fronte delle sale e ‘esercizi specializzati’ nell’offerta di gioco, ovvero quelli che si distinguono appunto per essere attività primaria, i lavori proseguono, anche se senza particolari riscontri da parte dell’Esecutivo. In una logica per cui è importante ‘farsi trovare pronti’ , le sale hanno predisposto una serie di misure di protezioni, per i clienti e per i lavoratori. I cosiddetti ‘protocolli’ sono stati messi a punto, anche grazie alla collaborazione delle organizzazioni sindacali, ma da qui ad essere validati e approvati dal Comitato Tecnico che sta coordinando la fase di riapertura delle attività la strada è ancora lunga.

Contestualmente, anche in considerazione della linea scelta dal Governo e indirizzata ad una progressiva autonomia agli enti locali, ci si sta muovendo direttamente sul fronte delle amministrazioni regionali. In alcuni casi questa attività di contatto risulta essere agevolata, e comunque meno complicata, rispetto a quella indirizzata al Governo, dove l’assenza di una delega al gioco legale oggi risulta essere un vero e proprio handicap.

Ancora una volta, come già successo in passato, la difficile collocazione delle attività di gioco, a metà tra intrattenimento e monopolio, sta complicando le cose. La speranza è che una delle Regioni oggi più lanciate verso un programma ‘allargato’ di riaperture decida di includere le sale tra gli esercizi commerciali deputati a riaprire i battenti nei prossimi giorni.

Più complicata, per quanto possibile, la situazione degli apparecchi ospitati presso gli esercizi commerciali generalisti. Le indicazioni per l’apertura hanno riguardato, fino ad ora, le attività principali dell’attività commerciali, che sia somministrazione (nel caso dei bar) o altro (vedi gli stabilimenti balneari).

Anche se non espressamente vietato, almeno dalle indicazioni dei protocolli approvati dal Comitato Tecnico con Inail e Iss, risulterà difficile al momento gestire la fruizione di apparecchi da intrattenimento nel loro interno. A meno di una specifica indicazione come nel caso dell’offerta di gioco nelle tabaccherie da parte dell’Amministrazione dei Monopoli di Stato.

Di fatto ad oggi non è consentita alcuna forma di assembramento negli spazi delle attività aperte e in fase di riapertura, né attività che coinvolgano più persone o giochi in generale. Fino al 18 maggio è vietata anche la presenza di monitor e slot negli esercizi (comprese le tabaccherie).

In queste ore il Comitato Tecnico ha fatto sapere di essere in attesa dei dati dalla singole Regioni sulla diffusione della pandemia. In base a questi numeri e attraverso una serie di indicatori si deciderà, nei prossimi giorni e comunque prima di domenica, cosa riaprire dando la libertà ai governatori di decidere ulteriori aperture assumendosene la responsabilità.

In questo clima di incertezza più totale va sottolineata la situazione di circa 1.700 imprese italiane che operano nella gestione di sale da gioco e apparecchi di intrattenimento senza vincita di denaro. Stiamo parlando di 6.300 posti di lavoro molti dei quali in attività stagionali, ovvero attività la cui apertura va da aprile a settembre. Per tutte loro ogni settimana persa vuol dire vedersi assottigliare il già problematico bilancio. Anche per loro nessuna informazione, nessuna indicazione su come muoversi, se può avere senso fare investimenti e adeguare i locali. cm