La ‘diatriba’ tra il titolare di una sala giochi e il concessionario, oltre che il gestore, con il quale aveva sottoscritto un contratto di fornitura per l’allestimento e la fornitura degli apparecchi, finisce davanti al Tribunale Amministrativo.

Il titolare di una sala giochi, nella qualità di esercente e gestore della sala giochi, di sua proprietà, sita a Marsicovetere, stipula nel 2011 un contratto con un concessionario di rete, nella qualità di concessionario del servizio di raccolta del gioco lecito e con una impresa di gestione.

Nel 2018 l’esercente comunicava al concessionario ed al gestore intermediario la cessazione di efficacia del contratto , con invito a ritirare i relativi apparecchi. La concessionaria prima con raccomandata del 2.8.2019 comunicava all’esercente la risoluzione contrattuale e poi adiva il Tribunale di Roma, chiedendo la condanna al pagamento della somma di € 96.000,00 a titolo di penali contrattuali.

Il gestore, con un ricorso al Tar della Basilicata, ha impugnato le licenze e gli atti autorizzatori rilasciati per l’esercizio della sala giochi, rilasciata dalla Questura di Potenza, la certificazione di conformità alle prescrizioni del Decreto Direttoriale n. 124 del 22.10.2010, rilasciata all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e l’autorizzazione ex art. 86 R.D. n. 773/1931, rilasciata dal Comune di Marsicovetere, deducendo:

1) la violazione dell’art. 6, comma 2, L.R. n. 30/2014, in quanto la predetta sala giochi si trova a meno di 500 m. (precisamente 399 m.) dal un luogo di culto .

2)la violazione della Circolare prot. n. 44549 del 30.11.2010, nella parte in cui prescrive che per ogni sala giochi può essere rilasciata una sola licenza con un concessionario del servizio di raccolta del gioco lecito mediante gli apparecchi di intrattenimento ex art. 110, comma 6, lett. b), R.D. n. 773/1931, mentre, nella specie, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non aveva rilevato che per la stessa sala giochi di cui è causa erano state rilasciate due licenze con due diversi concessionari ex art. 110, comma 6, lett. b), R.D. n. 773/1931.

I giudici del Tar hanno respinto di fatto le tesi del gestore rilevando che il collaudo della sala giochi in questione era stato chiesto, nel 2019, dal altro concessionario ex art. 110, comma 6, lett. b), R.D. n. 773/1931 in continuità con la precedente autorizzazione, rilasciata prima dell’entrata in vigore della L.R. n. 30/2014 , ed era stato effettuato sempre nel 2019, dopo che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aveva contattato il precedente concessionario e disattivato i relativi collegamenti.

Pertanto, la società ricorrente, nella qualità di gestore del precedente contratto , non ha alcun interesse ad impugnare le licenze e gli atti autorizzatori, rilasciati per l’esercizio della stessa sala giochi, in quanto il precedente concessionario aveva risolto il predetto contratto e dopo tale data l’esercente ha stipulato, nella qualità di esercente e gestore della sala giochi di cui è causa, un nuovo contratto con l’unico attuale concessionario del servizio di raccolta del gioco lecito.