Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento di cancellazione dall’elenco dell’impresa individuale Bar (…) dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 03/09/2020, notificato in data 03/09/2020, perché emanato in violazione di legge, con riferimento in particolare all’art. 1, comma 533- bis, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, all’art. 6 della l. n. 241/1990 e all’art. 21 nonies della l. n. 241/1990 , e con eccesso di potere e/o manifesta ingiustizia, per travisamento dei fatti, come emerge dai fatti e dalle argomentazioni sopra esposte nonché di ogni altro atto presupposto, connesso, conseguente e/o comunque lesivo per il ricorrente.

Si legge: “1. L’impresa individuale Bar (…) è un operatore economico che svolge la propria attività nell’ambito del gioco pubblico mediante apparecchi appartenenti alla tipologia di cui all’art. 110, comma 6, del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (T.U.L.P.S.).

Con istanza redatta sul Mod. RIES/C6 presentata in data 10 gennaio 2020 con la modalità telematica, il titolare dell’impresa ha provveduto al rinnovo per l’anno 2020 dell’iscrizione nell’elenco degli operatori economici che svolgono attività in questo settore – istituito ai sensi dell’art. 1, comma 533, lett. c), legge 23 dicembre 2005, n. 266, come sostituito dall’art. 1, comma 82, della legge n. 220 del 2010.

Con il provvedimento indicato in epigrafe l’ADM, dopo aver constatato il mancato riscontro all’istanza di chiarimenti in merito al mancato versamento del tributo pari ad Euro 150,00 e comunque il mancato versamento del tributo alla data del provvedimento, ha disposto la cancellazione dell’iscrizione dell’odierno ricorrente dall’elenco degli operatori economici a causa delle irregolarità verificatesi in occasione del procedimento di rinnovo annuale dell’iscrizione.

Più in particolare, l’amministrazione ha rilevato che, a seguito di controlli effettuati presso l’anagrafe tributaria ai sensi dell’art. 71 del d.p.r. n. 445 del 2000, è emerso che l’Impresa individuale Bar (…) non ha provveduto al versamento della somma di Euro 150,00, da effettuarsi tramite modello F24 accise, codice tributo 5216, che costituisce “requisito indispensabile per l’iscrizione, così come previsto dall’art. 4 del decreto direttoriale n. 2011/31857/giochi/ADI del 9 settembre 2011”.

Il ricorso proposto è affidato ad un unico articolato motivo con il quale si censura, sotto vari profili, sia il provvedimento di cancellazione che il decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, posto a fondamento della disposta misura amministrativa.

2. All’udienza del 13 gennaio 2021, il Collegio, dopo aver dato atto a verbale della possibile definizione della controversia mediante sentenza in forma semplifica ai sensi dell’art. 60 c.p.a., ha trattenuto la causa in decisione.

3. Il ricorso non è fondato.

La questione centrale della controversia riguarda la sussistenza, o meno, dei presupposti previsti dall’art. 4 del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, successivamente modificato con deliberazione dell’AAMS del 22 dicembre 2014, n. 104077, ai fini del rinnovo dell’iscrizione nell’elenco degli operatori economici che svolgono attività in questo settore – istituito ai sensi dell’art. 1, comma 533, lett. c), legge 23 dicembre 2005, n. 266, come sostituito dall’art. 1, comma 82, della legge n. 220 del 2010.

La Sezione ha in più occasioni (cfr., sentenze 2 luglio 2020, n. 7593 e n. 7596, nonché sentenza 8 luglio 2020, n. 7849) esaminato il quadro normativo di riferimento della controversia – come peraltro è edotto lo stesso ricorrente che ha richiamato alcuni precedenti – le cui motivazione vengono in parte qua richiamate ai sensi dell’art. 88, comma 2, lett. d), c.p.a..

Con queste decisioni il Collegio ha accertato, in particolare, la legittimità del comma 8 dell’art. 4 del richiamato decreto direttoriale del 2011 nella parte in cui prevede che “I soggetti che intendono mantenere l’iscrizione per ciascuno degli anni successivi, devono inoltrare attraverso modalità telematica, all’Ufficio dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli – area monopoli – competente per territorio, in relazione alla residenza o alla sede legale della persona fisica o dell’impresa richiedente, l’istanza di rinnovo contenente autocertificazione in merito alla sussistenza dei requisiti di cui agli articoli 4 e 5, nonché del versamento dovuto per il rinnovo dell’iscrizione stessa”.

4. Nel merito la questione in esame non è assimilabile ai precedenti della Sezione richiamati dal ricorrente con i quali è stato accolto, attesa la peculiarità della fattispecie, il ricorso contro il provvedimento di cancellazione di un operatore che aveva chiesto il rinnovo dell’iscrizione. A differenza dei precedenti esaminati, nel caso di specie l’istante alla data di presentazione del Mod. RIES/C6, presentato il 10 gennaio 2020, non aveva in realtà (neppure) disposto il versamento del tributo dovuto ai sensi dell’art. 4 del decreto direttoriale del 2011 ed inoltre il pagamento del tributo si è poi di fatto realizzato dopo aver ricevuto il provvedimento di cancellazione dall’elenco.

Difatti, nel Mod. RIES/C6 trasmesso all’amministrazione procedente, e versato in giudizio, l’istante ha lasciato in bianco la parte relativa al “numero codice di riferimento operazione” relativa al versamento del tributo, compilando invece la restante parte (data del versamento, c.f., codice tributo, anno di riferimento, importo).

È dunque evidente come l’istante abbia compilato la domanda nella consapevolezza di non aver in realtà effettuato il versamento del tributo. Di conseguenza, una volta ricevuto il provvedimento di cancellazione, non può rifiutare di accettare le conseguenze che derivano da una condotta ad egli direttamente imputabile (secondo il principio generale imputet sibi). Per questa stessa ragione non è neppure possibile accedere al sindacato di proporzionalità e adeguatezza del divieto di iscrizione per cinque anni prevista dal comma 1, lett. d), dell’art. 5 del decreto direttoriale del 2011, in presenza di “provvedimenti di cancellazione dall’elenco per perdita dei requisiti che ostino al mantenimento dell’iscrizione”.

5. Peraltro a nulla vale osservare, per evitare la sanzione della cancellazione, di non aver provveduto ad effettuare il pagamento nei termini previsti (20 gennaio 2020) a causa di un “disguido logistico con il proprio commercialista”.

Al di là della genericità della circostanza adotta per giustificare il mancato pagamento nei termini, non può non osservarsi che il pagamento del tributo poteva essere effettuato anche in modalità telematica e comunque il mancato versamento poteva essere sanato in un arco di tempo, abbastanza ampio, tra la scadenza del termine per provvedere ed il successivo provvedimento di cancellazione. E difatti l’istante ha provveduto ad effettuare il versamento della quota di rinnovo dell’iscrizione soltanto in data 8 ottobre 2020 ossia dopo aver ricevuto il provvedimento impugnato, il che esclude di per sé di poter attribuire rilevanza all’invocato ravvedimento operoso.

Del pari prive di rilievo sono le giustificazioni addotte per non aver potuto riscontrare la richiesta di chiarimenti sul mancato pagamento del tributo inoltrata dall’amministrazione.

Non è in alcun modo dimostrata la circostanza per cui la comunicazione istruttoria – trasmessa nel periodo di emergenza epidemiologica causata da Covid–19 – non sarebbe stata ricevuta e letta per un “errore nel sistema”.

6. In conclusione, il ricorso va respinto.

La peculiarità della controversia giustifica la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sede di Roma, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate”.