Il Tribunale Amministrativo Regionale della Valle D’Aosta (Sezione Unica) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Aosta in cui si chiedeva l’annullamento della deliberazione del Consiglio comunale di Aosta n. 109 del 27 novembre 2019, recante approvazione del “Regolamento comunale su sale giochi e spazi per il gioco”, pubblicata in data 28 novembre 2019; del precitato Regolamento o, in via gradatamente subordinata, quanto meno delle previsioni di cui agli artt. 4, 5 e 10 comunque di ogni altro atto relativo, presupposto e/o conseguente, rispetto alla predetta deliberazione ed al citato Regolamento.

Si legge: “Con ricorso notificato in data 28 gennaio 2020 e depositato il 4 febbraio successivo, la parte ricorrente ha impugnato la deliberazione del Consiglio comunale di Aosta n. 109 del 27 novembre 2019, recante approvazione del “Regolamento comunale su sale giochi e spazi per il gioco”, pubblicata in data 28 novembre 2019.

La società ricorrente gestisce, sulla base del provvedimento/licenza 06/06/11, Cat. 13B/2011/PAS, rilasciato dalla Questura di Aosta al proprio legale rappresentante, la sala gioco (…) all’interno della quale sono dislocati sia apparecchi disciplinati dall’art. 110, comma 6, lett. a, del T.U.L.P.S. (i cd. “Amusement With Prize”, acronimo “AWP”), sia apparecchi disciplinati dall’art. 110, comma 6, lett. b, del T.U.L.P.S. (i cd. “Video Lottery Terminal”, acronimo “VLT”). Attraverso la deliberazione impugnata, il Comune di Aosta, in attuazione dell’art. 4, comma 3, della legge regionale n. 14 del 2015, ha ridisciplinato, unitamente ad altri aspetti, anche le fasce orarie di apertura giornaliera al pubblico ed il funzionamento delle sale da gioco, per le quali è stata prevista un’apertura avente una durata complessiva di otto ore (dalle ore 10,00 alle ore 12,00, dalle ore 14,00 alle ore 16,00, dalle ore 18,00 alle ore 20,00 e dalle ore 22,00 alle ore 24,00). La ricorrente ritiene tale deliberazione illegittima e lesiva della propria posizione giuridica e dei propri interessi.

In conseguenza di ciò, la società ha chiesto l’annullamento del Regolamento, eccependo, in primo luogo, l’illegittimità per difetto di pregiudiziale attività istruttoria rispetto alla emanazione dello stesso e il suo difetto di motivazione, unitamente all’eccesso di potere e alla violazione di legge, in particolare dell’art. 31, comma 2, del decreto legge n. 201 del 2011 e ss.mm.ii.

Ulteriormente sono stati dedotti l’illegittimità per difetto di pregiudiziale attività istruttoria, il difetto di motivazione in relazione all’emanazione della disciplina, oggi contemplata dall’art. 5 del Regolamento adottato dal Comune di Aosta, degli orari di esercizio delle sale da gioco e degli spazi per il gioco muniti di apparecchi disciplinati dall’art. 110, comma 6, lett. a) e b), del T.U.L.P.S. e la contraddittorietà insita nella disciplina restrittiva adottata in materia di orari di esercizio dal Regolamento.

Sono stati altresì dedotti l’illegittimità per eccesso di potere/violazione di legge/difetto di motivazione della disciplina degli orari di esercizio delle sale da gioco e degli spazi per il gioco muniti di apparecchi disciplinati dall’art. 110, comma 6, lett. a) e b), del T.U.L.P.S., oggi contemplata dall’art. 5 del Regolamento emanato dal Comune di Aosta, e la violazione dei parametri concordati nell’ambito dell’Intesa raggiunta in seno alla Conferenza unificata Stato/Regioni/Enti locali n.103/U del 7 settembre 2017.

Inoltre, sono stati eccepiti l’illegittimità per eccesso di potere/violazione di legge della disciplina degli orari di esercizio delle sale da gioco e degli spazi per il gioco muniti di apparecchi disciplinati dall’art. 110, comma 6, lett. a) e b), del T.U.L.P.S., oggi contemplata dall’art. 5 del Regolamento emanato dal Comune di Aosta, la violazione dell’Intesa raggiunta in seno alla Conferenza unificata Stato/Regioni/Enti locali n.103/U del 7 settembre 2017, unitamente alla natura immotivata e contraddittoria della detta disciplina.

Infine, sono stati eccepiti la violazione del principio di ragionevolezza (art. 3 della Costituzione) e del principio della libertà di iniziativa economica (art. 41 della Costituzione) ad opera del combinato disposto degli artt. 1, 2, 4 e 10 della legge regionale n. 14 del 2015 e degli artt. 2, 3 e 4 della legge regionale n. 2 del 2019, l’effetto espulsivo delle attività esercenti, in ambito regionale e comunale, il gioco lecito a mezzo apparecchi ex art. 110, comma 6, lett. a) e b), del T.U.L.P.S. e l’illegittimità derivata dell’art. 4, commi 1, 2 e 6 del Regolamento del Comune di Aosta.

Si è costituito in giudizio il Comune di Aosta, che ha chiesto il rigetto del ricorso.

Con il decreto n. 6/2020 è stata respinta l’istanza cautelare monocratica ed è stata fissata la camera di consiglio per la trattazione collegiale dell’istanza cautelare; con l’ordinanza n. 19/2020 è stata respinta la domanda cautelare proposta dalla parte ricorrente.

In prossimità dell’udienza di trattazione del merito della controversia, la difesa del Comune di Aosta ha depositato una memoria con cui ha ribadito l’infondatezza della tesi esposte nel ricorso.

Alla pubblica udienza del 16 settembre 2020, udito il difensore della parte ricorrente, la causa è stata trattenuta in decisione.

1. Il ricorso è infondato.

2. Con le prime quattro doglianze, da trattare congiuntamente in quanto strettamente connesse, si assume l’illegittimità delle previsioni regolamentari impugnate – in particolare quelle relative alla riduzione dell’orario di apertura delle sale giochi – in assenza di una effettiva ponderazione e comparazione degli interessi pubblici con quelli delle parti private incise e non essendo stata posta in essere alcuna (adeguata) istruttoria a supporto delle adottate determinazione, che si porrebbero altresì in contrasto con l’Intesa raggiunta in seno alla Conferenza unificata Stato/Regioni/Enti locali n.103/U del 7 settembre 2017, attraverso la quale sarebbe stato individuato il limite del divieto di esercizio delle attività di gioco per un massimo di sei ore giornaliere.

2.1. Le doglianze sono complessivamente infondate.

In premessa va segnalata l’assoluta genericità delle censure – in particolare di quella contenuta nel primo motivo – relative al Regolamento complessivamente inteso, non essendo state specificate le parti dello stesso che avrebbero inciso in senso peggiorativo sulla posizione della società ricorrente, con la conseguente impossibilità di procedere al loro concreto scrutinio; concentrando, poi, l’esame sulla asserita illegittimità della disciplina dell’orario di apertura delle sale giochi stabilita dall’art. 5 del richiamato Regolamento – prevista in complessive otto ore, ossia dalle 10,00 alle 12,00, dalle 14,00 alle 16,00, dalle 18,00 alle 20,00 e dalle 22,00 alle 24,00 – va evidenziato che la stessa è stata mutuata in misura identica a quanto stabilito nella vigente versione dell’art. 4, comma 3, della legge regionale n. 14 del 2015 (“L’apertura al pubblico e il funzionamento delle sale da gioco e degli spazi per il gioco sono consentiti esclusivamente nelle seguenti fasce orarie giornaliere: dalle ore 10.00 alle ore 12.00, dalle ore 14.00 alle ore 16.00, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 e dalle ore 22.00 alle ore 24.00. I Comuni possono articolare in termini più restrittivi gli orari di apertura e di chiusura degli stessi”). Il tenore letterale della citata normativa non avrebbe consentito al Comune di ampliare il numero delle ore complessive di apertura delle sale giochi o implementarne le fasce orarie, essendo permessa soltanto – ma ciò non è avvenuto – una ulteriore riduzione dei predetti orari per mezzo dell’introduzione di una disciplina più restrittiva e quindi maggiormente penalizzante per le imprese che operano nel settore dei giochi e delle scommesse.

A fronte di un dato normativo cogente – almeno in senso restrittivo – che il Comune di Aosta non avrebbe potuto affatto modificare, e considerato che il Regolamento risulta essere stato emanato in perfetta coerenza con il chiaro ed inequivoco tenore della legge regionale, non può che scaturire l’infondatezza delle censure proposte avverso l’operato del predetto Ente.

2.2. Da quanto evidenziato in precedenza, discende il rigetto delle scrutinate censure.

3. Con la quinta doglianza si assume l’illegittimità costituzionale delle norme regionali, via via succedutesi nel tempo e recepite nel Regolamento comunale impugnato, che hanno previsto dei divieti per le attività di gioco lecito (artt. 2 e 4 della legge regionale n. 14 del 2015), individuato delle distanze da rispettarsi da luoghi sensibili (art. 4, comma 1, della legge regionale n. 14 del 2015 ed art. 1, comma 2, della legge regionale n. 10 del 2018), elencato i predetti luoghi sensibili (art. 4, comma 1, della legge regionale n. 14 del 2015 e art. 2, comma 1, della legge regionale n. 2 del 2019) e stabilito differenti criteri di calcolo delle distanze (art. 4, comma 1, della legge regionale n. 14 del 2015, art. 1, comma 2, della legge regionale n. 10 del 2018 e art. 2, comma 1, della legge regionale n. 2 del 2019); in tal modo si sarebbe determinato un concreto effetto espulsivo dal contesto territoriale regionale delle predette attività, palesemente eccedente la ragionevolezza, la proporzionalità e il rispetto dei principi costituzionali in materia di libertà di impresa, con l’ulteriore effetto di disparità rispetto alla Casa da gioco gestita da una società regionale, situata nel Comune di Saint Vincent e non soggetta ad alcuna restrizione.

3.1. La doglianza è infondata.

In via preliminare, va esclusa la rilevanza delle dedotte questioni di costituzionalità in ordine agli aspetti legati alla disciplina recata dal legislatore regionale, e ripresa poi dal Comune di Aosta nel Regolamento impugnato, in ordine alle distanze della sale giochi dai luoghi sensibili, in relazione al criterio utilizzato per il calcolo delle predette distanze e con riguardo all’elencazione dei luoghi sensibili, atteso che la parte ricorrente non ha dimostrato di subire alcuna lesione dalle disposizioni riguardanti tali aspetti, stante la loro irrilevanza in ordine al perdurante svolgimento della propria attività.

Ugualmente non appare conferente il riferimento alla asserita disparità di trattamento rispetto alla Casa da gioco regionale situata nel Comune di Saint Vincent, trattandosi di struttura collocata in altro Comune e comunque soggetta ad una disciplina speciale (cfr. legge regionale 30 novembre 2001, n. 36), da cui discende l’impossibilità di operare alcun confronto rispetto al parametro discendente dall’art. 3 della Costituzione, che subordina l’applicabilità del principio di uguaglianza a situazioni sostanzialmente identiche, risultando all’evidenza in contrasto con il predetto principio l’applicazione della medesima disciplina a casistiche oggettivamente differenziate, come risulta palese nella fattispecie oggetto di scrutinio.

3.2. L’unica questione che assume rilevanza nel presente contenzioso risulta essere quella legata alla individuazione delle fasce orarie di apertura della sale giochi che, laddove fondata, consentirebbe alla ricorrente di poter ottenere un diretto beneficio nello svolgimento della propria attività attraverso un significativo incremento dell’orario di apertura.

Tuttavia la questione non presenta il requisito della “non manifesta infondatezza” (cfr. art. 23 della legge n. 87 del 1953).

La Corte costituzionale, in più occasioni (da ultimo, sentenza 27 febbraio 2019, n. 27), ha sottolineato come la disciplina dei giochi leciti debba essere ricondotta alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di “ordine pubblico e sicurezza”, quanto alle modalità di installazione e di utilizzo degli apparecchi da gioco leciti e per l’individuazione dei giochi leciti, venendo in rilievo profili che evocano finalità di prevenzione dei reati e di mantenimento dell’ordine pubblico (sentenze n. 72 del 2010 e n. 237 del 2006), mentre alle Regioni è consentito di intervenire con misure finalizzate a prevenire il fenomeno della “ludopatia” (sentenza n. 300 del 2011), laddove si considerino principalmente le conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché l’impatto sul territorio dell’afflusso a detti giochi da parte degli utenti: tali interventi sono stati ricondotti alle materie “tutela della salute” e “governo del territorio”, nelle quali spetta alle Regioni e alle Province autonome una potestà legislativa concorrente con quella statale.

Le chiare indicazioni provenienti dalla giurisprudenza costituzionale – già riprese in precedenti occasioni da questo Tribunale: T.A.R. Valle d’Aosta, 16 settembre 2020, n. 40 e 25 giugno 2020, n. 20 – assumono una valenza indiscussa anche in materia di limitazioni orarie all’apertura delle sale giochi, considerato che in tal modo si riducono i tempi di contatto degli utenti con l’attività di gioco e di conseguenza anche l’impatto negativo che ciò comporta in termini di salute e di effetti sul territorio interessato. Né tali limitazioni possono essere ritenute in linea di principio lesive della libertà di impresa e della concorrenza, in quanto l’art. 41 della Costituzione nel garantire la libera iniziativa privata sancisce espressamente che la stessa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, consentendo al legislatore – anche regionale – di intervenire per indirizzare l’attività economica al perseguimento di fini sociali. Oltretutto, nella specie, il legislatore regionale non ha vietato tout court lo svolgimento dell’attività di gioco, ma vi ha posto, discrezionalmente, dei limiti temporali che non possono ritenersi manifestamente irragionevoli o abnormi, rilevato che il periodo di apertura delle sale giochi ricomprende complessivamente un terzo della giornata (otto ore complessive sulle ventiquattro totali), che risulta un arco temporale né troppo ristretto, né del tutto irrisorio.

Infine, la richiamata Intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata il 7 settembre 2017 fa esplicitamente salva l’efficacia delle vigenti disposizioni delle Regioni “se prevedono una tutela maggiore” e riconosce a tali Enti la facoltà di introdurre “forme maggiori di tutela per la popolazione” al fine di contrastare la “ludopatia” [cfr. sul punto, allegato all’Intesa, punto 6 (all. 5 al ricorso), richiamato anche da T.A.R. Valle d’Aosta, 16 settembre 2020, n. 40].

3.3. Da quanto evidenziato in precedenza, discende il rigetto anche della scrutinata doglianza.

4. All’infondatezza delle suesposte censure, segue il rigetto del ricorso.

5. Le spese, in applicazione del criterio della soccombenza, sono poste a carico della parte ricorrente in favore del Comune di Aosta e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Valle d’Aosta (Sezione Unica), definitivamente pronunciando, respinge il ricorso indicato in epigrafe.

Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese di giudizio in favore del Comune di Aosta nella misura di € 2.000,00 (duemila/00), oltre spese e oneri generali”.