I finanzieri del Comando Provinciale di Foggia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Foggia, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un soggetto indagato del delitto di tentata estorsione, per aver richiesto – con reiterate condotte intimidatorie – ad un imprenditore operante nel settore degli apparecchi da gioco, il versamento del “pizzo”, pari a 10.000,00 euro, per poter installare i propri dispositivi nell’esercizio commerciale e una quota mensile di euro 500,00.

L’operazione “Poker d’assi” fonda su un quadro gravemente indiziario costruito al termine di una minuziosa attività di polizia giudiziaria, anche di natura tecnica, della Tenenza della Guardia di Finanza di Lucera, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, che ha permesso di far emergere l’esistenza di uno “spaccato criminale” imputabile all’arrestato, attivo sul territorio lucerino e alcuni Comuni dei monti dauni.

Le indagini hanno permesso di accertare che il soggetto, pluripregiudicato e reggente di un noto clan di un’organizzazione criminale lucerina, sebbene in regime di arresti domiciliari (con il permesso ad assentarsi dal domicilio dichiarato dalle 10:00 alle 12:00), di fatto controllava sul territorio, nell’interesse della “famiglia”, le attività di installazione degli apparecchi da intrattenimento all’interno di esercizi commerciali.

In particolare, l’indagato avrebbe usato la minaccia, sfruttando implicitamente la forza intimidatrice derivante dal calibro criminale (gravato da precedenti di polizia per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, omicidio doloso, porto abusivo di armi, lesioni personali, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, ricettazione), al fine di indurre un imprenditore estraneo al contesto cittadino a sottostare a regole vessatorie per poter installare e mantenere in città gli apparecchi da gioco gestiti dalla sua società.

La richiesta estorsiva posta in essere dall’arrestato ha fatto sì che l’imprenditore desistesse dal continuare a svolgere la propria attività anche sul territorio dauno, decidendo di ritirare gli apparecchi da gioco dall’esercizio commerciale in cui erano stati in un primo momento collocati.

Il risultato conseguito, in perfetta sinergia con l’Autorità Giudiziaria, conferma il presidio permanente del Corpo a tutela della legalità e a contrasto di ogni forma di inquinamento dell’economia legale, a salvaguardia dei cittadini e degli operatori economici onesti.