Il Tar Valle d’Aosta ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’interno-Questura Aosta in cui si chiedeva l’annullamento, previa concessione della tutela cautelare, del decreto n. 69/2019 PAS della Questura di Aosta del 23.09.2019 di revoca della licenza rilasciata ai sensi dell’art. 88 TULPS il 19.01.2017 e di ogni altro atto e/o provvedimento presupposto, successivo e/o comunque connesso e in particolare della nota prot. 70/2019/P.A.S.I., del 05.09.2019, di comunicazione di avvio del procedimento amministrativo.

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Si legge: “1. In data 23.05.2017 alla ricorrente è stata rilasciata una licenza per l’esercizio del gioco lecito attraverso il funzionamento dei sistemi di gioco VLT, da svolgersi nei locali situati nel Comune di Quart (AO).

2. In forza della licenza, la ricorrente ha quindi proseguito l’attività di gestione della sala giochi VLT con insegna (…), avviata dalla società (…) (che, a sua volta, aveva ottenuto la relativa licenza il 20.11.2013) cui la prima era succeduta a seguito di atto di fusione per incorporazione del 15.12.2016.

3. In data 09.09.2019, la Questura di Aosta ha comunicato alla ricorrente l’avvio del procedimento di revoca della licenza, contestando il mancato rispetto delle distanze stabilite dalla l.r. Valle d’Aosta n. 14 del 2015, in quanto la sala giochi si sarebbe trovata a meno di 500 m dall’Università della Valle d’Aosta.

4. La ricorrente ha partecipato al procedimento, presentando una propria memoria.

5. Il 12.10.2019 la Questura ha emesso il decreto n. 69/2019/PAS, con cui ha revocato la licenza rilasciata per l’esercizio della sala giochi.

6. Con ricorso notificato e depositato il 14.10.2019, la società ha impugnato il decreto, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecutività, anche con decreto monocratico.

L’impugnativa si fonda su tre motivi di ricorso.

Con i primi due, vengono denunciati vizi “propri” del provvedimento, contestando, rispettivamente, la competenza della Questura a verificare il rispetto delle distanze minime stabilite per le sale giochi da leggi regionali e la qualificazione dell’Università della Valle d’Aosta quale luogo “sensibile” ai fini della collocazione delle sale giochi.

Con il terzo motivo, la società denuncia l’illegittimità del provvedimento della Questura in via derivata, in quanto esso costituisce applicazione dell’art. 1, co. 1 e 2, della l.r. Valle d’Aosta n. 10 del 2018, nonché dell’art. 2, co. 1, e dell’art. 3, co. 1, della l.r. Valle d’Aosta n. 2 del 2019, dei quali viene eccepita l’incostituzionalità per contrasto con l’art. 3, con l’art. 117, co. 2, lett. h) ed m), e co. 3, nonché con l’art. 41 Cost..

7. Con decreto presidenziale n. 15 del 2019, la domanda di emissione di un provvedimento cautelare monocratico è stata respinta.

8. In seguito, l’Avvocatura dello Stato si è costituita in giudizio per il Ministero dell’interno-Questura di Aosta, chiedendo il rigetto del ricorso.

9. Con ordinanza n. 19 del 2019, in accoglimento della domanda cautelare, questo TAR ha sospeso l’esecutività del provvedimento impugnato e fissato, per la trattazione del merito, l’udienza pubblica del 04.02.2020.

10. Con sentenza non definitiva n. 5 del 2020, questo TAR ha respinto i primi due motivi di ricorso e, al fine di valutare la rilevanza delle questioni di costituzionalità sollevate con il terzo motivo, ha disposto una verificazione volta a misurare la distanza tra la sala giochi della ricorrente e l’Università della Valle d’Aosta secondo il percorso pedonale più breve.

11. La relazione del verificatore ha appurato che la lunghezza del percorso pedonale più breve per raggiungere l’Università degli Studi della Valle d’Aosta dalla sala giochi (…) è di 952 metri.

12. All’udienza del 14.07.2020, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

13. A seguito della sentenza non definitiva n. 5 del 2020, che ha respinto i primi due motivi di ricorso, viene in decisione il terzo motivo, con cui la ricorrente ha eccepito l’incostituzionalità dell’art. 1, co. 1 e 2, della l.r. Valle d’Aosta n. 10 del 2018, nonché dell’art. 2, co. 1, e dell’art. 3, co. 1, della l.r. Valle d’Aosta n. 2 del 2019, di cui il provvedimento impugnato costituisce attuazione.

14. Per valutare la sussistenza della “rilevanza” e della “non manifesta infondatezza” delle questioni sollevate – condizioni necessarie, ai sensi dell’art. 1 della l. cost. n. 1 del 1948 e dell’art. 23 della l. n. 87 del 1953, affinché ne venga disposta la remissione alla Corte costituzionale – occorre muovere dal relativo oggetto.

14.1. In particolare, l’art. 1, co. 2, della l.r. n. 10 del 2018 ha modificato l’art. 4, co. 1, della l.r. n. 14 del 2015 – che vieta l’apertura di sale da gioco e di spazi per il gioco in luoghi ubicati a meno di 500 metri da una serie di luoghi considerati “sensibili” – prevedendo che la distanza non sia più misurata «in base al percorso pedonale più breve», come in precedenza, bensì «in linea d’aria».

14.2. Inoltre, l’art. 1, co. 1, della l.r. n. 10 del 2018 ha anticipato al 01.06.2019 il termine per l’applicazione, tra l’altro, delle norme sulle distanze anche alle sale gioco già in esercizio, originariamente previsto in otto anni dall’entrata in vigore della l.r. n. 14 del 2015 (dunque, al 15.07.2023).

14.3. Sotto altro profilo, l’art. 2, co. 1, della l.r. Valle d’Aosta n. 2 del 2019 ha arricchito l’elenco dei luoghi “sensibili” indicati nel testo originario dell’art. 4, co. 1, della l.r. n. 14 del 2015 (istituti scolastici di ogni ordine e grado; strutture culturali, ricreative o sportive; strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale e strutture ricettive per categorie protette; ludoteche per minori), aggiungendone di ulteriori (istituti di credito e sportelli bancomat, esercizi di compravendita di oro e oggetti preziosi usati, luoghi di culto).

14.4. Infine, l’art. 3, co. 1, della l.r. Valle d’Aosta n. 2 del 2019 ha inserito, nel corpo della l.r. n. 14 del 2015, l’art. 4-bis, con cui si prevede la realizzazione di una “mappa dei luoghi sensibili”, che evidenzi le aree di interdizione dal gioco d’azzardo, nonché di elenchi degli stessi, da tenersi a cura dei Comuni.

15. L’esatta individuazione delle norme oggetto delle questioni prospettate dalla parte ricorrente consente di escludere la rilevanza di alcune di esse.

15.1. In particolare, è irrilevante quella relativa all’art. 2, co. 1, della l.r. n. 2 del 2019, perché il provvedimento impugnato si fonda sulla violazione della distanza minima rispetto all’Università della Valle d’Aosta, compresa tra gli «istituti scolastici di ogni ordine e grado» (come ritenuto da questo TAR nella sent. n. 5 del 2020) i quali rientravano tra i luoghi “sensibili” già secondo il testo originario dell’art. 4, co. 1, della l.r. n 14 del 2015; da altro punto di vista, nell’atto censurato non viene contestata la violazione delle distanze minime rispetto ad alcuno dei nuovi luoghi “sensibili” individuati dalla norma censurata.

15.2. Irrilevante è anche la questione inerente l’art. 3, co. 1, della l.r. n. 2 del 2019, perché la revoca della licenza rilasciata alla ricorrente non è fondata sul presupposto “formale” dell’inserimento dell’Università della Valle d’Aosta tra quelli riportati sulla mappa o negli elenchi di cui al nuovo art. 4-bis della l.r. n. 14 del 2015, bensì sulla sua natura “sostanziale” di luogo “sensibile”, ai sensi della normativa regionale; con la conseguenza che l’eventuale dichiarazione d’incostituzionalità dell’art. 3 della l.r. n. 2 del 2019 non comporterebbe, di per sé sola, l’illegittimità del provvedimento in via derivata.

15.3. In entrambi i casi, dunque, il giudizio può essere definito, mediante accoglimento o rigetto della domanda di annullamento del provvedimento impugnato, indipendentemente dalla risoluzione delle questioni di legittimità costituzionale, circostanza che ne comporta, appunto, l’irrilevanza.

16. È invece rilevante la questione relativa all’art. 1, co. 2, della l.r. n. 10 del 2018, che ha modificato il criterio di misurazione della distanza dai luoghi “sensibili” perché, come si è appurato nel corso della verificazione disposta da questo TAR, se i 500 metri fossero calcolati secondo il percorso pedonale più breve, come previsto nel testo originario dell’art. 4 della l.r. n. 14 del 2015, invece che in linea d’aria, come disposto dalla norma censurata, la distanza risulterebbe rispettata e la revoca impugnata sarebbe effettivamente illegittima.

La decisione sulla domanda di annullamento dipende quindi dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, co. 2, della l.r. n. 10 del 2018.

17. La questione, tuttavia, è manifestamente infondata.

17.1. Da un primo punto di vista, la ricorrente denuncia la presunta invasione della sfera di competenza legislativa attribuita in via esclusiva allo Stato dall’art. 117, co 2, Cost., in materia di ordine pubblico e sicurezza (lett. h) e di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (lett. m).

Inoltre, contesta la violazione dei principi fondamentali in materia di tutela della salute – che, ai sensi dell’art. 117, co. 3, Cost., rientra tra le materie di legislazione concorrente – posti dallo Stato con l’art. 7, co. 10, d.l. n. 158 del 2012 (conv. in l. n. 189 del 2012), ai sensi del quale l’Agenzia delle dogane e dei monopoli provvede a pianificare «forme di progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta del gioco» sulla base di criteri «anche relativi alle distanze da istituti di istruzione primaria e secondaria, da strutture sanitarie e ospedaliere, da luoghi di culto, da centri socio-ricreativi e sportivi, definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa sancita in sede di Conferenza unificata», nonché con l’art. 1, co. 936, della legge n. 208 del 2015 (legge di Stabilità 2016), secondo cui, mediante intese in Conferenza unificata recepite con decreto del Ministro dell’economia «sono definite le caratteristiche dei punti di vendita ove si raccoglie gioco pubblico, nonché i criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale, al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età».

17.2. La manifesta infondatezza del dubbio di costituzionalità emerge dall’analisi della più recente giurisprudenza del Giudice delle leggi in materia di riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni nella materia dei giochi pubblici.

In particolare, con la sentenza n. 27 del 2019, la Corte ha confermato il proprio consolidato orientamento secondo cui, mentre l’individuazione dei giochi leciti e la disciplina delle modalità d’installazione e di utilizzo degli apparecchi da gioco rientrano nella competenza legislativa dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza alla luce della finalità di prevenzione dei reati che esse perseguono, alle Regioni non è preclusa l’adozione di «misure tese a inibire l’esercizio di sale da gioco e di attrazione ubicate al di sotto di una distanza minima da luoghi considerati “sensibili”, al fine di prevenire il fenomeno della “ludopatia”»; tali normative, infatti, «prendono in considerazione principalmente le conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché dell’impatto sul territorio dell’afflusso a detti giochi da parte degli utenti», pertanto sono ascrivili alle materie della tutela della salute e del governo del territorio, attribuite alla legislazione concorrente.

Non può quindi essere messa in dubbio la competenza della Regione Valle d’Aosta a disporre interventi per prevenire la “ludopatia”, tra cui anche la fissazione di distanze minime tra le sale da gioco e alcuni luoghi “sensibili”, come, nella specie, l’Università (in questi termini, si v. anche TAR Aosta, sent. n. 20 del 2020).

Né sussiste la denunciata violazione dei principi fondamentali in materia di tutela della salute.

Nella già citata sentenza n. 27 del 2019, la Corte costituzionale ha precisato che, se il d.l. n. 158 del 2012 (conv. in l. n. 189 del 2012) prevede la progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta del gioco mediante “slot machines” che si trovano in prossimità di luoghi “sensibili” con decreto del Ministro dell’economia, anche nelle more della realizzazione di questa pianificazione, la competenza legislativa regionale ben può essere esercitata, nel rispetto dei principi fondamentali desumibili dalla legislazione statale e in quadro normativo e giurisprudenziale che «consente espressamente alle Regioni d’intervenire prevedendo distanze minime dai luoghi sensibili per l’esercizio delle attività legate ai giochi leciti, anche individuando luoghi diversi da quelli indicati dal d.l. n. 158 del 2012, come convertito».

Infine, la stessa intesa in Conferenza unificata del 07.09.2017 per la distribuzione sul territorio dei punti di gioco fa esplicitamente salva l’efficacia delle vigenti disposizioni delle Regioni «se prevedono una tutela maggiore» e riconosce a tali Enti la facoltà di prevedere «forme maggiori di tutela per la popolazione» a fini di contrasto della “ludopatia” (in questi termini, del resto, si v. ancora Corte cost., sent. n. 27 del 2019).

Pertanto, è palese l’insussistenza delle censure basate sulla presunta violazione dei limiti della competenza legislativa regionale.

17.3. La questione è manifestamente infondata anche in relazione agli artt. 3 e 41 Cost., parametri che la parte attrice evoca, da un secondo punto di vista, sostenendo che la misurazione della distanza dai luoghi sensibili in linea d’aria sarebbe intrinsecamente irragionevole e comporterebbe un sacrificio sproporzionato – perché pressoché totale – della libertà d’iniziativa economica privata nel bilanciamento con le esigenze di tutela della salute.

In primo luogo, occorre rammentare che, secondo la giurisprudenza costituzionale, può ravvisarsi una lesione del principio di ragionevolezza, desumibile dell’art. 3 Cost., quando si accerti l’esistenza di un’irrazionalità “interna” al precetto, intesa come «contraddittorietà intrinseca tra la complessiva finalità perseguita dal legislatore e la disposizione espressa dalla norma censurata», mediante un «apprezzamento di conformità tra la regola introdotta e la “causa” normativa che la deve assistere» (si v., tra le più recenti, Corte cost., sent. n. 6 del 2019 e precedenti ivi citati).

Nel caso di specie, l’adozione del criterio di misurazione della distanza in linea d’aria non pare di per sé incoerente o contraddittorio rispetto alla finalità perseguita dal legislatore, ovvero quella di prevenire la ludopatia “allontanando” i punti in cui si raccoglie il gioco pubblico dai luoghi “sensibili”, perché non è dato ipotizzare situazioni in cui il ricorso a questo criterio consentirebbe di collocare quei punti più vicino a questi luoghi di quanto avverrebbe mediante misurazione della distanza secondo il percorso pedonale più breve.

La discrezionalità riconosciuta al legislatore nella scelta di quale criterio di misurazione della distanza dai luoghi “sensibili” adottare, tra quelli astrattamente possibili, non sembra dunque essere stata esercitata in maniera irragionevole.

In secondo luogo, non sussiste la denunciata sproporzione tra la tutela della salute e la libertà d’impresa, perché è rimasto indimostrato l’assunto che l’adozione del criterio di misurazione della distanza in linea d’aria impedirebbe l’esercizio del gioco su tutto il territorio regionale (avendo la parte attrice depositato documenti che si riferiscono unicamente al territorio del Comune di Quart).

Pertanto, la questione relativa all’art. 1, co. 2, della l.r. n. 10 del 2018 è rilevante, ma manifestamente infondata.

18. Rilevante è altresì la questione relativa all’art. 1, co. 1, della l.r. n. 10 del 2018, il quale ha anticipato al 01.06.2019 il termine per l’applicazione, tra l’altro, delle norme sulle distanze anche alle sale gioco già in esercizio, originariamente previsto in otto anni dall’entrata in vigore della l.r. n. 14 del 2015 (dunque, al 15.07.2023).

Infatti, il giudizio ha a oggetto la revoca di una concessione esistente basata proprio sull’applicazione della nuova normativa sulle distanze, con la conseguenza che, se l’eccezione d’incostituzionalità venisse accolta, all’esercizio della ricorrente tornerebbe a essere applicabile la disciplina previgente e il provvedimento impugnato risulterebbe illegittimo.

19. La questione, tuttavia, è manifestamente infondata.

19.1. La ricorrente eccepisce la violazione degli artt. 3, 117, co. 3, e 41 Cost., in quanto l’anticipazione del termine per l’applicazione delle nuove distanze anche alle sale gioco esistenti comporterebbe l’imposizione di oneri particolarmente e irragionevolmente gravosi per le attività in essere, in contrasto con i principi derivanti dalla legge statale e dall’intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata.

19.2. Tuttavia, né dalla legge di Stabilità 2016, né dalla successiva intesa in Conferenza unificata del 07.09.2017 emerge un esplicito e generale esonero delle sale gioco già in attività dal rispetto delle normative in materia di distanze dai luoghi “sensibili”.

Quest’ultima, in particolare, si limita a obbligare Regioni ed Enti locali a tenere conto, nell’adozione di criteri per una equilibrata distribuzione dei punti di gioco sul territorio, «della ubicazione degli investimenti esistenti, relativi agli attuali punti di vendita con attività di gioco prevalente».

Sia la normativa statale, sia l’intesa riconoscono dunque al legislatore regionale una discrezionalità nella definizione dei tempi e dei modi per conciliare le esigenze di tutela della salute, sottese alla nuova disciplina sulle distanze, e la libertà d’impresa, cui è correlata la salvaguardia degli investimenti esistenti, senza comunque precludere l’estensione della prima ai secondi.

Nel caso di specie, tale discrezionalità non pare sia stata esercitata in maniera manifestamente irragionevole, perché il termine di sei mesi non risulta così breve da rendere assolutamente impossibile ai titolari di licenza una riorganizzazione della propria attività.

20. In conclusione, per l’irrilevanza di alcune e la manifesta infondatezza di altre, le eccezioni d’incostituzionalità sollevate dalla parte ricorrente devono essere tutte respinte, con la conseguenza che nemmeno sussiste l’illegittimità derivata del provvedimento impugnato denunciata con il terzo motivo di ricorso.

21. L’assoluta novità e la complessità delle questioni sollevate inducono a compensare tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Valle D’Aosta (Sezione Unica) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa tra le parti le spese di lite”.