Con la pubblicazione, la scorsa settimana, delle Linee Guida sulla promozione e la pubblicità al gioco legale da parte dell’autorità sulle comunicazione si sarebbe dovuta chiudere definitivamente la questione su quello che è consentito secondo la normativa italiana.

Sarebbe, va specificato, perché in realtà diversi aspetti restano ancora da chiarire a pochi mesi dalla scadenza dal termine ultimo dei contratti in essere (esentati dal divieto). Il che fa presagire l’apertura di contenziosi tra lo Stato e gli operatori di gioco. Quello che insomma per la politica (o più precisamente per certi politici) è ‘banalmente’ chiaro, potrebbe dare adito ad una serie di ‘fraintendimenti’.

L’AGCOM, chiamata ad esprimersi su una questione senza dubbio spinosa, ha in qualche modo mutuato, senza particolari eccessi, l’approccio in materia di pubblicità al tabacco. Anche se, va riconosciuto, l’impresa si prospettava tutt’altro che semplice. Un approccio tutto sommato meno intransigente di quanto qualcuno vorrebbe e che non mancherà di scatenare, a breve, le ire di certa politica già fortemente critica sull’operato di altre istituzioni ree di non assecondare un certo spirito ‘riformatore’ e intransigente.

Come il don Abbondio di manzoniana memoria l’AGCOM si è limitata a chiarire quello che la legge primaria esprime, senza dimenticare ciò che la magistratura negli anni ha ‘insegnato’ proprio sulla norme in materia di fumo. Ma forse questo non basterà. La realtà, come spesso succede, è molto più complessa di quanto si voglia credere. Come il caso dei servizi informativi di comparazione di quote o offerte commerciali dei diversi competitors che non sono da considerarsi come forme di pubblicità, purché effettuate nel rispetto dei principi di continenza, non ingannevolezza e trasparenza.

Il buon senso ci dice che si sta parlando della comunicazione su quote scommesse e perché non estenderlo anche alle comunicazioni dei casinò online o i siti che offrono poker? Ma non è tutto. Verranno chiesti chiarimenti anche, ad esempio, sulla possibilità di utilizzare i marchi, su cosa si intenda esattamente per ambiguità circa il prodotto offerto.

E ancora sull’uso di insegne e le ‘comunicazioni’ oggetto di divieto. Vogliamo poi parlare dell’uso del marchio sulle comunicazioni sociali? Che succede se contiene termini di esplicito riferimento al gioco d’azzardo come casinò, o bingo e altro gioco?

Insomma la partita non è chiusa, diciamo solo che ora, per lo meno, c’è, messa nero su bianco, una bozza su cui lavorare. m.c.